GRAZIE ALLA BCE SIAMO AL “TANA LIBERA TUTTI”? SIAMO GIA’ SALVI O SOLO SE I TEDESCHI LO VORRANNO?

La rovina finanziaria dell’Italia è definitivamente scongiurata? Sì “se tutto andrà secondo i piani” ha assicurato Mario Monti in un’intervista questo fine settimana al settimanale tedesco Der Spiegel. La tesi del nostro premier è chiara: l’Italia ha già fatto i “compiti a casa” quindi anche se dovesse richiedere l’intervento del fondo salva stati non dovrebbero essergli richieste condizioni aggiuntive. E una volta avuto il via libera del fondo salva stati ci penserebbe la potenza di fuoco della Bce a tenere sotto controllo lo spread. Ma che basti quanto l’Italia ha già fatto per ottenere il via libera del fondo salva stati è oggetto di discussione.

E nel board che deve deliberare gli aiuti le decisioni devono essere prese con maggioranza quasi bulgare: all’unanimità per il fondo Esm e con il voto favorevole dell’85% degli azionisti del fondo nel caso del costituendo Efsf. Peccato che da sola la Germania in entrambi i fondi detenga più del 20% dei voti. E possa costituire di fatto un blocco a qualsiasi aiuto. O a richiedere condizioni così pesanti ai Paesi che ne richiedono l’intervento da mettere per anni un bel cappio al collo ai rispettivi governi.

L’intervento della Bce sarà subordinato e successivo a quello del fondo salva stati. E la domanda è: ai falchi tedeschi basteranno i compiti a casa della “povera Italia”? Le dichiarazioni del leader della Csu non fanno ben sperare “Non siamo pronti a cancellare la nostra democrazia per finanziare i debiti italiani». Come dice Giavazzi sulle colonne del Corsera “Dobbiamo farcela da soli. Non chiedere l’aiuto del Fondo europeo per la stabilità finanziaria (Efsf e poi Esm), non sottoporci alla vigilanza dell’Eurogruppo e rinunciare allo scudo che ci offre la Bce” L’alternativa? Il commissariamento. Ovvero la perdita di sovranità nazionale secondo alcune interpretazioni delle famose “condizionalità” di cui ha parlato Draghi.

I mercati cercano di trovare una risposta…

 

E così Piazza Affari nella seduta di venerdì 3 agosto ha recuperato interamente la perdita accumulata nella seduta di giovedì che aveva invece visto affondare gli indici europei dopo il discorso di Mario Draghi al termine della riunione della Banca Centrale Europea. Discorso che aveva visto frustrate le attese di chi si immaginava un soccorso immediato, senza condizioni e illimitato per sostenere l’Eurozona da parte della Bce e soprattutto i paesi in questo momento in maggiore difficoltà come spread e quindi soprattutto Spagna e poi in subordine Italia. E che era sembrato ai più una marcia indietro ( e con troppi “se” e “ma”) rispetto a quanto Draghi aveva affermato pochi giorni prima, facendo risalire i mercati: “faremo di tutto per salvare l’Unione Europea”.

 

Venerdì la lettura che è stata data al discorso di Draghi è stata meno punitiva: l’idea di un intervento importante a sostegno dell’euro e della liquidità sui mercati c’è ma occorre solo aspettare qualche settimana quando si riunirà di nuovo la Bce (il 3 settembre) e si confida che quella sarà la volta buona. A leggere le parole di Draghi i commentatori che vedono “rosa” hanno evidenziato (nelle ricostruzioni su quello che è accaduto durante la riunione) come di fatto la Germania abbia bevuto “l’amaro” calice (la Germania si è astenuta nella votazione) di autorizzare l’acquisto di titoli sovrani “a breve” in quantità illimitate con la Bce disposta a mettere in campo quasi tutto “l’arsenale” di interventi pur di riportare la fiducia nei mercati e ristabilire le normali condizioni monetarie fra i vari Paesi dell’area Euro.

 

Chi ha ragione fra chi vede “rosa” e chi continua a vedere “grigio”?

 

Lo diranno certo i mercati ma la partita è aperta perché come si sa il Diavolo si nasconde nei dettagli.  E la vera parola che circola ora fra gli addetti ai lavori, politici ed economisti è “condizionalità”.

E lo stesso premier Mario Monti secondo le ricostruzioni di questi giorni ha chiari i nodi da sciogliere: “C’è un problema di tempi: non è chiaro quando scatteranno concretamente gli strumenti messi in campo dalla Bce”. C’è un problema di qualità degli interventi: “L’annuncio di acquisti sui titoli a breve ha innescato un irripidimento immediato della curva dei rendimenti, disallineando quelli sul medio e lungo termine. Anche questo aspetto andrà chiarito…”.

E come ha scritto Massimo Giannini su Repubblica ben centrando il punto: “quello che andrà chiarito, soprattutto, è cosa voglia dire la Bce di Draghi quando annuncia che i Paesi che chiederanno l’intervento del fondo salva-spread saranno chiamati a sottoscrivere nuove “condizionalità”.

In pratica per vedere l’arrivo della “cavalleria” occorre capire bene nel caso dell’Italia, per esempio, se basta alzare la mano dando per  buono il “Memorandum d’impegni” già firmato a fine giugno come vorrebbero Monti e Grilli oppure potrebbero essere richiesti nuovi impegni per ottenere l’intervento del Fondo. Aprendo qui tutta una discussione (dai risvolti anche politici interni) sulle eventuali richieste aggiuntive all’Italia da parte dei suoi “salvatori”, dovendo magari mettere in campo altre manovre o ulteriori “cessioni di sovranità” teme il giornalista di Repubblica.

“Per lo meno, nulla di più di quanto è già stato fatto con il Patto di stabilità e di crescita, e di quanto si farà con il fiscal compact. Ma la domanda cruciale è, appunto: questa tesi è corretta?” si domanda giustamente Giannino” La Bce non chiede altro, se non quello che è stato già deciso dal Consiglio Europeo? O invece le “condizionalità” sanciscono un’ulteriore sottomissione delle politiche dei governi ai diktat delle tecnostrutture comunitarie?”.

 

Ti salvo se…

 

 

azionisti principali Banca Centrale Europea

 

E qui sta il punto. La Bce è disposta a tirare fuori l’arsenale per difendere l’Italia ma solo se l’Italia chiede (e ottiene) l’intervento del fondo salva stati. L’ok a questo intervento lo danno gli azionisti del fondo ovvero i governi dei singoli paesi e i voti non hanno tutti lo stesso peso. Chi contribuisce di più ha un voto che pesa di più. Affinchè il fondo salva stati intervenga c’è bisogno di una maggioranza (e che maggioranza): nel caso di quello già operativo l’Esm basta l’unanimità.

Nel caso di quello che dovrebbe partire a settembre l’Efsf basta il voto favorevole dell’85% degli azionisti. Si sa che fino a che non si pronuncerà ma Corte Costituzionale tedesca a settembre il fondo non verrà alla luce. E quand’anche fosse operativo i tedeschi forti di una quota pari a circa il 20% hanno di fatto poteri di blocco.

Chi ha cantato vittoria sul fatto che solo la Germania si è opposta a che il fondo salva stati abbia licenza bancaria e una potenza di fuoco, o che la Germania è rimasta sola all’interno del board della Bce visto che anche Finlandia Austria e Olanda si sono ricreduti e hanno votato a favore, deve purtroppo capire che quello che ha detto il Presidente della Bundesbank che loro contano più di altri è purtroppo vero. Che in questa partita europea i governi dei rispettivi paesi (e quindi gli elettori) contano più degli organismi comunitari (come la Bce) visto che senza il loro consenso non si possono muovere. E che gli elettori tedeschi non sembrano molto favorevoli a salvare le cicale italiane.

“Aiutatevi da soli senza dare la colpa a noi”
è il pensiero di molti di loro ribadito nei giornali popolari tedeschi ma anche in quelli più elitari. E anche in Italia si allarga il fronte dei “realisti” di chi pensa come l’economista Francesco Giavazzi che occorra uno scatto d’orgoglio e non ricorrere all’aiuto dello straniero.

“Ce la facciamo da soli” è il titolo. Anzi nell’articolo Giavazzi scrive: “Dobbiamo farcela da soli. Non chiedere l’aiuto del Fondo europeo per la stabilità finanziaria (Efsf e poi Esm), non sottoporci alla vigilanza dell’Eurogruppo e rinunciare allo scudo che ci offre la Bce” L’alternativa? Secondo un altro editorialista del Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia in caso di sostegno andremmo incontro a  “Un vero e proprio commissariamento del governo italiano attuale e di quelli successivi. Che dunque sarebbero obbligati per anni ad attenersi a una serie di direttive dettate dall’esterno. Insomma, una radicale perdita di sovranità da parte della Repubblica.”

 

Ecco spiegate le famose “condizionalità” che la riunione di giovedì guidata da  Draghi ha fatto emergere al termine del “conciliabolo” dove tutti (dai falchi alle colombe, dai paesi forti a quelli deboli) hanno giocato la loro partita e trovato questo compromesso che al momento sembra soddisfare tutti e nessuno..

Perché fino a quando non si capirà bene quali sono e a chi si applicano queste “condizionalità” in caso di richiesta di intervento e non si va alla conta tutti sembrano essere usciri dalla riunione di giovedì della Bce come i “vincitori”…

E qualcosa quindi ancora non quadra almeno fino alla prossima riunione del 3 settembre (sempre che sia quella definitiva per chiarire tutto). Anche perché la crisi dell’Italia e dell’Europa del sud non è solo questione di politica monetaria ma riguarda la crescita e la solvibilità di alcuni Paesi nel medio-lungo termine come hanno ricordato quest’oggi i gestori del gruppo Carmignac Gestion dove hanno evidenziato come le decisioni prese al vertice europeo del 28-29 giugno “hanno ridato speranza agli operatori di mercato…per quanto la loro attuazione concreta non ci sembra per nulla scontata” ma riguardo “il punto cruciale della crisi europea, ossia l’incapacità del Vecchio Continente di crescere, non è stato né trattato, né affrontato”. Un tema per un investitore di medio-lungo periodo non proprio secondario…

 

 

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