GUADAGNARE CON LA LIQUIDITA’ FINO AL 5% NETTO A UN ANNO: ECCO 10 IDEE PER RIUSCIRCI RISCHIANDO IL GIUSTO O QUASI

Guadagnare dal 2% al 5% netto, investendo con un orizzonte temporale limitato, a caccia di rendimenti il più possibile sicuri e certi.
E’ una mission impossibile? Per investire la liquidità esistono moltissimi strumenti: conti di deposito, pronti contro termine, conti correnti ad alta remunerazione, fondi ed Etf Monetari, certificati ma anche obbligazioni con scadenza ravvicinata.

Come orientarsi? Quali i pro e contro di ciascuna scelta e quali i migliori rendimenti ottenibili?
Abbiamo provato a valutare tutte le alternative e vi presentiamo in questo articolo il resoconto.
Con una importante novità. Alla tradizionale analisi dei migliori conti deposito e degli strumenti comparabili proponiamo anche questo mese una lista di alcune obbligazioni con scadenze dai 7 mesi (ottobre 2011) ai 30 mesi (agosto 2013) con rendimenti netti oscillanti fra il 2,1% al 5,3% nell’ipotesi più ottimistica.

Alcuni emittenti? Banca Italease (ovvero Banco Popolare), Beni Stabili, Dexia, Morgan Stanley, Capitalia.

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Insomma non certamente titoli comparabili come sicurezza a un bund tedesco (che a un anno rende però netto lo 0,75%) ma nemmeno ai titoli di Stato greci, portoghesi o irlandesi (che rendono sempre sulla scadenza a un anno rispettivamente l’11%, il 3,3% o il 3,9% ) che vengono giudicati dal mercato (a leggere le quotazioni dei “credit default swap”) come emittenti nettamente più rischiosi.

Va da sé che ciascuno se acquista uno di questi titoli deve essere in grado di valutarne non solo il rendimento ma anche il rischio emittente, attuando magari una certa diversificazione dato che l’esperienza e la storia passata ha insegnato che anche in fatto di default mai dire mai… Ma partiamo con ordine, analizzando prima il mercato dei conti deposito…

La situazione del mercato dei conti deposito

Se fino a pochi mesi fa non c’era gara tra conti di deposito e obbligazioni a breve termine sull’investimento a 12 mesi, la risalita dei tassi Euribor (ai massimi da giugno 2009) ha sparigliato le carte. Oggi la gara tra le due alternative di investimento della liquidità è tutta da giocare e la partita non la vincono sempre e necessariamente i conti di deposito. Almeno se si è clienti di vecchia data. Perché per i nuovi qualche offerta valida c’è ancora per spuntare rendimenti superiori al 2% netto. Per gli altri, i già clienti o coloro che non vogliono aprire un conto deposito o un nuovo conto corrente, le alternative non mancano nel campo delle obbligazioni a breve termine. Certo si tratta di due impieghi della liquidità diversi. Con pro e contro da valutare e soppesare con attenzione per scegliere a seconda delle proprie esigenze e dei propri obiettivi di investimento l’opzione migliore.

 

Conti di deposito, offerte (quasi) irresistibili ma solo per i nuovi clienti

Fino a fine mese è sempre possibile aderire all’offerta di Iwbank che con Iwpower Special offre ai nuovi clienti o ai vecchi clienti che apportano nuova liquidità conferita su IWBank dopo il 1/02/2011 (calcolata come somma algebrica di entrate e uscite) un rendimento netto del 2% ai tassi attuali destinato a salire se come è si attende il mercato da qui a fine anno il tasso Euribor fissato dalle BCE aumenti di mezzo punto percentuale. Il rendimento di Iwpower special è infatti dato dalla somma tra il tasso base di Iwpower Deposito (pari al tasso variabile BCE oggi all’1%) e un extra bonus dell’1,75% lordo riservato a chi deposita almeno 250 mila euro e non effettua prelievi fino al 31/03/2012. Un’offerta non proprio alla portata di tutte le tasche e poi non così irresistibile visto che ai tassi attuali si tratta di spuntare il 2% netto. Con il vantaggio però di poter guadagnare qualcosa in più (tenendo conto che il fisco su questi parcheggi di liquidità ha la mano pesante prendendosi un terzo dei profitti) se il tasso Euribor dovesse risalire visto che una parte della remunerazione di Iwpower Special non è fissa ma variabile.

Per i nuovi clienti sono sempre interessanti le offerte di Webank e di Banca Santander con cui da qui a 12 mesi si può portare a casa un rendimento netto del 2,19%. Webank offre infatti a chi invia la richiesta di apertura di un nuovo conto corrente entro l’8 aprile 2011 e attiva la linea vincolata a 12 mesi entro il 29 aprile 2011 un tasso lordo del 3% (che dedotte le tasse significa il 2,19% netto). Mentre Banco Santander offre a chi apre Santander Time Deposit un tasso di interesse betto del 2,19% sul deposito a 12 mesi.

Svincolare le somme è sempre possibile e senza incorrere in penali se non quella di rinunciare al rendimento a 12 mesi e accontentarsi di quello del deposito base (lo 0,73% netto.) Certo se nel caso di un conto deposito (Iwpower o Santander Tiime Deposit) i pochi giorni i soldi sono di nuovo disponibili sul conto corrente nel caso di Webank che per sfruttare l’elevato rendimento del conto di deposito vincolato “costringe” ad aprire un vero e proprio conto corrente i tempi si allungano di qualche settimana.

Se le linee vincolate offerte da Webank, Iwbank e Banca Santander consentono una via di uscita anche prima dei fatidici 12 mesi, nessuna exit strategy è consentita da Rendimax vincolato di Banca Ifis: per chi sceglie le linee vincolate (che assicurano un tasso netto del 2% sulla scadenza dei 12 mesi) rientrare in possesso della somma depositata prima della scadenza del vincolo è assolutamente impossibile.

Riassumendo le offerte più interessanti dei conti di deposito sono offerte solo ai nuovi clienti (o ai vecchi che però apportano nuova liquidità). I tassi di rendimento arrivano fino al 2,19% netto ma è un tasso riservato a chi rispetta il vincolo dei 12 mesi ovvero non preleva nemmeno un euro della somma vincolata. In caso di risalita dei tassi solo Iwpower Special consente di sfruttare questa opportunità, mentre le offerte di Banca Santander, Banca Ifis, Webank offrono un tasso fisso per tutta la durata del vincolo. Come punti di forza vediamo nei conti di deposito un rendimento comunque interessante rispetto a impieghi alternativi della liquidità come lasciare i soldi sul conto corrente, fare un pronti contro termine o comprare Bot.

E soprattutto un rendimento sicuramente positivo rispetto all’investimento in obbligazioni (anche emesse dallo Stato) che sono comunque soggette alla valutazione del mercato. I rischi, nel caso del conto di deposito vincolato sono veramente contenuti. Il rischio principale è quello di controparte, vale a dire l’eventualità che la banca non sia in grado di rimborsare al correntista, in tutto o in parte, gli interessi maturati. Evento in Italia al momento abbastanza improbabile. In ogni caso le somme vincolate sono garantite dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (massimo garantito 103.291 euro per depositante) e rimandiamo su questi aspetti (e anche sulle altre offerte come quelle di Conto Arancio e simili) a quanto abbiamo scritto nei report precedenti.

I rendimenti per chi non vuole fare la valigie

Chi non vuole cambiare banca si deve accontentare. Se ha già un conto di deposito (con Iwbank, ,Che Banca, Ing Direct, Iwbank) si deve accontentare: i rendimenti attuali viaggiano intorno allo 0,73% netto ma essendo ancorati al tasso BCE dovrebbero da qui a fine anno salire anche se non in modo eclatante. Il mercato si attende un rialzo del tasso BCE da qui a fine anno di almeno mezzo punto ma di questo guadagno un terzo se lo prenderà comunque il fisco per cui ci si può aspettare una remunerazione netta dell’1%.

I clienti che se la passano meglio sono quelli che hanno scelto Rendimax di Banca Ifis che offre sulle linee non vincolate un rendimento nello dell’1,53% che è comunque il doppio di quanto offrono mediamente le altre banche. Certo sui conti di deposito liberi, eccezion fatta per Rendimax, il rendimento è quello che è rispetto ad impieghi alternativi della liquidità, ma il capitale cresce (anche se di poco) di giorno in giorno e i soldi sono sempre disponibili. Naturalmente il rendimento reale è negativo, visto che il tasso di inflazione rilevato a gennaio di quest’anno era del 2,11%. E per l’Italia il Fondo Monetario Internazionale stima un tasso di inflazione dell’1,7%.

Con i conti di deposito liberi quindi si guadagna in termini nominali ma in termini di potere d’acquisto si perde e di brutto. L’1% all’anno. Che su patrimoni di grandi dimensioni non sono proprio bazzecole.

Non va meglio a chi non volendo cambiare banca ripiega su un pronti contro termine. I rendimenti medi a 3 mesi dei pct offerti da IntesaSanpaolo si aggirano sullo 0,8%. Con lo svantaggio di non poter rientrare in possesso del capitale prestato prima della scadenza del termine. Se poi si vuole come sottostante titoli di stato e non obbligazioni del gruppo i rendimenti sono ancora più bassi. Le offerte on line sono migliori e in qualche caso anche meno vincolanti come quella di Che Banca che offre pronti contro termine a 8 mesi del 2% netto. Ovvero il doppio di quanto offerto mediamente dalle banche tradizionali con la possibilità di interrompere il pct prima della scadenza rinunciando completamente agli interessi.

In generale i pronti contro termine venduti online rendono più dei conti di deposito liberi. E potrebbero sembrare apparentemente più convenienti. In realtà tutto ha un prezzo. Anche in questo settore riassunto nella massima “In finanza non esistono pasti gratis.” I pronti contro termine sono più rigidi dei conti di deposito liberi perché nella stragrande maggioranza dei casi non consentono l’estinzione anticipata. E inoltre a differenza dei conti correnti i pronti contro termine non godono della garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Bot, l’ultima spiaggia

Rispetto a tenere i soldi sul conto corrente (soprattutto se è di quelli tradizionali che remunerano la liquidità con tassi vicini pericolosamente allo zero) i titoli di stato rappresentano una alternativa a disposizione di qualsiasi correntista. Certo se la banca non è tra le più competitive le commissioni incidono e pesantemente sul rendimento già di per sé non elevato. I BOT a un anno hanno un rendimento lordo dell’1,18%. Dedotte commissioni e tasse bisogna accontentarsi di meno dell’1% netto. Meglio a questo punto i conti di deposito. Decisamente più flessibili e nel caso di Rendimax assai più remunerativi.

Etf e fondi monetari, i gestori si “pappano” quasi la meta’ del rendimento.. quando va bene. meglio starne fuori se si puo’…

E investire la liquidità con fondi o Etf monetari? I rendimenti degli ultimi anni hanno fatto passare la voglia a moltissimi risparmiatori come testimoniano soprattutto sul mercato del risparmio gestito. La ragione di questa “fuga” è semplice: a rendimenti bassissimi (con tassi che da poco sono risaliti sopra l’1%) c’è da detrarre poi il conto salato dei costi di gestione che nel caso dei fondi comuni sono stati mediamente dello 0,53 % (con punte anche vicine anche all’1% nei casi di Azimut Garanzia, Allianz Liquidità, Eurizon Liquidità, Fideuram Moneta) mentre nel caso degli Etf monetari sono invece mediamente dello 0,15 %.
Risultato nel 2010 il rendimento medio dei fondi liquidità è stato zero (+0,04% per l’esattezza) e nel 2011 secondo l’andamento dei primi mesi per quanto sicuramente migliore è difficile immaginarsi un rendimento a fine anno medio superiore al 1% netto.

Riguardo gli Etf monetari nonostante un costo di gestione decisamente più accettabile il rendimento medio del 2010 è stato comunque ancora più deludente (-0,3%) a causa del fatto che la maggior parte di essi è agganciata al tasso Eonia il cui andamento è tradizionalmente più basso rispetto a quello dell’Euribor.

Obbligazioni a breve termine, chi non risica (almeno un po’…) non rosica

Ma c’è un’ulteriore possibilità a disposizione di tutti per far fruttare la liquidità in eccesso. Acquistare dei titoli obbligazionari “corporate” con scadenza breve che magari sono “snobbati” dal mercato perché il meccanismo di calcolo della cedola non è proprio semplicissimo (e quindi per questo motivo non entrano nel radar di molti investitori) oppure perché si tratta di titoli strutturati e il cui calcolo della cedola è quindi qualcosa di meno automatico di un classico titolo a tasso fisso o variabile.

O si tratta in alcuni casi magari anche di titoli i cui emittenti non sono considerati il 5 stelle dell’affidabilità ma secondo il nostro giudizio il rischio non è nemmeno “mostruoso”, tenuto conto anche della scadenza ravvicinata e della saggia regola di non concentrare mai naturalmente tutti i propri averi in un solo emittente ma invece diversificare, diversificare, diversificare.. Sia come emittenti che come meccanismi di indicizzazione magari se si attente una modifica della curva dei tassi.

Ecco quindi alcuni titoli che abbiamo selezionato dal nostro database (i clienti dei portafogli modello obbligazionari) e quelli soprattutto della consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF ricevono consigli e indicazioni su un numero maggiore di emittenti, scadenze e tipi di titoli e queste indicazioni non vanno valutate isolatamente quindi come un portafoglio delle nostre migliori indicazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Solo qualche parola sulle caratteristiche di alcuni di questi titoli.

Il bond Beni Stabili (isin IT0004115918)  è una convertibile in scadenza che certo non verrà convertita dato il prezzo di esercizio decisamente fuori mercato e si può considerare un titolo a tasso fisso. Ai prezzi attuali rende circa il 2,1% netto.

L’obbligazione Dexia Crediop (IT0004137631) con scadenza 29/11/2011 è uno zero coupon ovvero non paga interessi ma restituisce il nominale alla scadenza e nel rendimento su questi titoli va tenuto conto (come facciamo) dell’eventuale disaggio ovvero la differenza fra prezzo di emissione e di rimborso che può incidere sul rendimento.

Il bond di Banco Italease (di fatto Banco Popolare) con scadenza 30/01/2012 (IT0004159361) collegato all’indice Dynamic Index 35 si può considerare come uno zero coupon che alla scadenza rimborserà 100 (e in questo caso rende il 3,32% netto circa) ma potrebbe anche pagare un ulteriore premio sul nominale poiché il regolamento prevede che il prezzo di rimborso è collegato “all’andamento di un indice sottostante, costituito da fondi comuni di investimento azionari, obbligazionari e monetari e, eventualmente, da un Protection Bond e rimborsa in ogni caso il 100% del valore nominale”.

L’ultimo valore diffuso di questo Dynamic Index 35 è di 101,85 e quindi se questo valore restasse su questi valori alla fine del periodo (ma è solo un’ipotesi dato che può fluttuare sia all’ingiù che all’insù) si riceverà un rendimento aggiuntivo che andrebbe considerato come un eventuale extra che in ipotesi cautelativa è bene non dare assolutamente per scontato.

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Il bond di Capitalia (ovvero Unicredit) con scadenza 26/01/2012 (IT0004163462) è un titolo indicizzato al tasso fisso IRS a 10 anni con un partecipazione al 65% di questo tasso. Ma soprattutto è presente un tasso minimo garantito (floor) del 2,9% che fa da pavimento a questo tipo di titolo dato che il rendimento variabile sarebbe altrimenti agli attuali tassi inferiore.

Il bond di Banco Italease (di fatto Banco Popolare) con scadenza 8/2/2012 è un titolo (XS0211659999) a tasso variabile agganciato al tasso Euribor a 3 mesi più uno spread dello 0,3%. In caso di aumento dei tassi interessi questo titolo quindi nelle cedole trimestrali successive potrebbe adeguarsi, dando un rendimento maggiore. Ragionamento opposto naturalmente nel caso che i tassi dovessero scendere.

L’obbligazione di Capitalia (quindi Unicredit) è un titolo (IT0004060577)  molto simile come struttura all’altro bond segnalato sempre dello stesso emittente ma la partecipazione al tasso fisso Irs a 10 anni (attualmente questo valore è del 3,54%) è inferiore ovvero è del 55%. Ma nel caso di questo titolo il tasso minimo riconosciuto è del 3,1% con un “floor” (pavimento) maggiore.

Infine l’ultimo titolo di questa tabellina è un titolo emesso dalla banca d’affari Morgan Stanley (IT0006640509)  con scadenza il 3/8/2013 con una struttura di indicizzazione sempre basata sul tasso fisso IRS però a 30 anni (attualmente è il 3,78% il valore di questo tasso) ma una partecipazione limitata al 55% di questo rendimento. Ma il tasso minimo riconosciuto (“floor”) è del 3,85% annuo.

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