CERCHI GUADAGNI SICURI E GARANTITI? VENGHINO SIGNORI VENGHINO. QUANDO IL NEMICO DELL’INVESTITORE E’ LA PROPRIA AVIDITA’

Questo articolo è il settimo di una serie di articoli dedicati alla finanza vista da un angolazione particolare: quella dell’Arte.

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Nel 1525 nasce a Breda nei Paesi Bassi Peter Brueghel, il pittore dell’idiozia umana. Della cecità e dell’insipienza dell’uomo sempre troppo occupato a fare altro quando qualcosa di importante accade intorno a lui.

Come nel quadro “La caduta di Icaro” conservato a Bruxelles al Musées Royaux des Beaux-Arts in cui due contadini intenti nel loro lavoro non si accorgono di Icaro caduto dal cielo e finito in acqua.

“La caduta di Icaro” Peter Brueghel 1558 (?)

Icaro giace nel quadro a destra e in modo piuttosto comico il pittore ritrae di lui solo le gambe che si muovono scompostamente per non annegare. E mentre un uomo che voleva volare cade dal cielo e finisce fragorosamente in acqua, i comprimari del quadro non si accorgono di nulla. L’uomo con l’aratro dipinto in primo piano continua ad arare i campi, il contadino a far pascolare le pecore e il pescatore che è proprio di fronte alla caduta rimane chino e lancia l’amo.

La salita al Calvario

Un’umanità sorda e stolta quella descritta da Brueghel come nell’opera “La salita al Calvario” che si può ammirare a Vienna al Kunsthistorisches Museum.

“La salita al Calvario”, Peter Brueghel, 1564

Nemmeno di fronte a un evento così drammatico il popolo si ferma. Ognuno continua nelle sue occupazioni quotidiane. Gesù al centro del quadro cade sulla croce nell’indifferenza generale. I presenti non comprendono il significato, il dramma che a pochi passi da loro si sta compiendo. La loro ottusità e insensibilità li rende ciechi.

Giochi di bambini

Nei quadri di Brueghel anche i bambini sono dipinti come dei piccoli mostri. In “Giochi di bambini”, conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna, sono rappresentati con il volto di adulti, come burattini manovrati dall’alto che non provano alcun piacere nel dedicarsi a quei giochi in cui sono immersi. I loro gesti sono meccanici e le loro azioni sono caratterizzate da un automatismo senza anima.

Quando la lente di Brueghel ingrandisce l’uomo, ne fa un mostro; e se lo porta in primo piano è soltanto per rendere evidente questa goffaggine di creatura” scrive Giovanni Arpino nel libro “Brueghel” edito da Rizzoli. Neppure di fronte alla morte l’uomo si redime. Forse non esiste altro pittore che si accanisca tanto sull’uomo come Brughel, sulle sue mancanze, sui suoi difetti, sui suoi limiti, sui suoi peccati.

Il Misantropo

Come nel quadro “Il Misantropo” conservato a Napoli al Museo e Gallerie di Capodimonte, in cui un uomo benestante, con il volto e il corpo coperti da un mantello, è vittima (inconsapevole) di un furto.

Il misantropo, Peter Brueghel, 1568

Un povero furfante senza nemmeno le scarpe per camminare e vestito di stracci gli sfila il portamonete. L’uomo non si accorge di nulla. E’ completamente immerso in quello che sta facendo. Pensare? No. Camminare.
Interessante la scritta posta sul quadro “Poiché il mondo è così infido/mi vesto a lutto”.

Il Madoff dei Parioli

Il mondo effettivamente un po’ infido è. E mettersi a lutto non serve a molto. Soprattutto quando si parla di soldi e di investimenti. Dove il travaso della ricchezza da persone perbene e benestanti a malfattori senza scrupoli è frequente. Anche per colpa di una certa leggerezza, ingenuità e scarsa attenzione di coloro che sono vittime di truffe finanziarie. A loro discolpa non possiamo non notare che i truffatori non sono vestiti di stracci ma spesso sono persone ben introdotte nella società. Come l’americano Bernie Madoff, protagonista di una delle frodi finanziarie più grandi di tutti i tempi, condannato qualche anno fa a 150 anni di carcere. L’ex bagnino diventato broker ha bruciato 50 miliardi di dollari. Ai suoi clienti dava rendimenti medi del 10% all’anno. Tutti gli anni.

Indipendentemente dalle condizioni del mercato. Come? Si è capito poi: utilizzando i soldi dei nuovi clienti per pagare gli interessi a coloro che erano già dentro l’affare. Per anni Bernie aveva spiegato ai suoi investitori (comprese banche di tutto il mondo) che il suo segreto era comprare titoli e vendere opzioni come solo lui sapeva fare. E tutti hanno voluto crederci comprese le autorità di Controllo visto che Madoff appariva un benefattore ed era stato anche presidente del Nasdaq, il listino dei titoli tecnologici statunitensi.

O come l’italiano Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli, condannato a nove anni di reclusione per una truffa da 300 milioni di euro perpetrata ai danni di vip e professionisti della capitale. Come li adescava? Il “mago della finanza” prometteva rendimenti da capogiro. Con questa promessa ha ingannato 1680 clienti: professionisti, gente di spettacolo, nobili e anche malavitosi.

Tra le vittime anche l’attrice Sabina Guzzanti che interrogata dai giudici del Tribunale di Roma ha fatto il mea culpa «La cosa più difficile da digerire? Mi sono ritrovata a fare la figura dell’imbecille. Gli avevo messo in mano i risparmi di 25 anni di lavoro» E non solo i suoi. Perche anche sua nonna, il papà (giornalista e politico eletto senatore nelle file del Pdl nella sedicesima legislatura), la sorella Caterina e i cugini, insomma buona parte della famiglia Guzzanti, aveva affidato i propri risparmi a Roberto Torreggiani, braccio destro di Lande, su consiglio della mamma della Guzzanti, che aveva invitato tutti i parenti ad affidarsi al suo broker di fiducia, che remunerava in modo così “sapiente” i suoi risparmi.

La parabola dei ciechi

Una situazione ai limiti del grottesco come nell’opera “La parabola dei ciechi” di Brueghel in cui un gruppo di ipovedenti procede in fila poggiando la mano sul compagno che lo precede. Finchè il primo cieco alla guida del gruppo cade trascinando con sé tutti gli altri.

La parabola dei ciechi, Peter Brueghel, 1568

Compreso l’ex della Guzzanti, l’artista Davide Riondino, che aveva affidato a Lande 450 mila euro tra il 1999 e il 2006, divenuti, secondo il broker, un milione e 350mila euro nel 2009. Ovviamente l’attore questi soldi così incrementati di valore dal sedicente “mago della finanza” non li ha mai più rivisti. Come il milione e 200 mila euro investito dalla Confraternita dei Santi.

O quelli di una nobildonna romana, donna Ruspoli, a cui è andata meno peggio: Lande gli ha bruciato “solo” 270 mila euro. Noblesse oblige. Ai giudici Riondino ha raccontato che Lande gli ”fu presentato come grande esperto finanziario… Sembrava molto rassicurante… Parlava di astrologia finanziaria, dicendo che c’era un nesso tra la crisi economica e gli astri. Mi parlava di guadagni annui fino al 17% ”. Roba da far invidia a Paperon de Paperoni!

La Madoff di Bari

E’ la solita storia: guadagni mirabolanti, fuori mercato, e sicuri. Come quegli interessi (tra il 5 e l’8%) promessi secondo l’avvocato Michele Mitrotti dalla professoressa Caterina Coco, ordinario di diritto tributario alla facoltà di Giurisprudenza di Bari a due coniugi baresi. Sulla vicenda sta indagando la magistratura.

Si parla di una truffa da 20 milioni di euro in cui la docente si faceva consegnare dei soldi promettendo “ghiotti” interessi grazie all’acquisto di titoli bancari del gruppo Iccrea. Peccato che l’istituto non abbia mai emesso queste tipo di obbligazioni. Ed è quasi comico scoprire che questa professoressa avesse dato alle stampe da pochi mesi un manuale su una materia su cui se le accuse sono vere potrebbe dichiararsi veramente esperta: “Dichiarazione fraudolenta e falsa documentazione contabile. Il sistema sanzionatorio” (Cedam Editore).

Moltiplicare il denaro con pochi rischi e poco sforzo

Da che mondo è mondo la caratteristica che accomuna molte delle truffe o promesse “eccessive” finanziarie che si sono succedute in questi secoli è una sola: vendere ai risparmiatori il sogno di aver trovato il modo sicuro e facile per far fruttare i quattrini. Ovvero alti guadagni senza correre nessun rischio. In qualsiasi modo vada il mercato. E su questa informazione altamente scorretta si fanno turlupinare milioni di risparmiatori. Compresi quelli che non cadono vittima di truffatori. Ma talvolta di sé stessi, della loro avidità e faciloneria, sfuggendo magari da chi cerca di proporre loro un approccio consapevole agli investimenti per tuffarsi nella braccia di chi gli racconta: “nessun problema”. Come chi compra obbligazioni con alte cedole pensando che un titolo vale l’altro.

O coloro che comprano dei fondi perché in passato hanno reso tanto. Il passato che gli vogliono far vedere coloro che glieli vendono. Il passato che loro vogliono vedere e che pensano si ripeterà immutabile e imperituro quando compreranno quel prodotto che ha reso tanto. Oppure quelli che considerano che un investimento vale l’altro. Che mettere 50 o 100 mila euro su un titolo di un solo emittente (ed è magari quasi tutto il loro patrimonio) equivalga a investire su un portafoglio di fondi o Etf gestito in modo attivo. Pensano che il rischio che corrono sia uguale, che un investimento in cui compri un titolo e lo tieni per cinque o dieci anni (e sopra c’è scritto che darà un rendimento del 3 o 4%) sia uguale a un portafoglio che si adatta alle condizioni del mercato. Non considerano se hanno fatto un investimento liquido, né che il loro titolo possa perdere molto più valore, né che hanno puntato quasi tutte le loro “fiches” sul rosso. E magari esce il nero. Loro si fermano al rendimento facciale. Che è come giudicare un libro basandosi sulla copertina.

Come constata tristemente Simone Mariotti nel libro “L’investitore libero” (Maggioli Editore) ricostruendo le maggiori truffe finanziarie del secolo “La speranza di poter moltiplicare il proprio denaro con pochi rischi e poco sforzo è proprio dura a morire e ancora oggi varianti più intriganti ed “evolute” degli schemi Ponzi, i sistemi di vendita multilevel, sono più vivi che mai.

Il paese di Cuccagna

Alcuni investitori pensano forse di trovarsi a Luillekkerland, il paese di Cuccagna ritratto, con molta ironia e leggerezza da Brughel, e conservato nella Alte Pinakothek di Monaco. Nel quadro delle delizie gastronomiche si offrono agli uomini golosi: un pollo arrosto si accomoda su un piatto, un uovo alla coque passeggia con le zampe mentre un maiale, tagliato a fette, è già pronto per essere consumato. Per la gioia del contadino, del chierico e del soldato che giacciono sdraiati sotto l’albero stravolti dopo l’abbuffata di cibo così delizioso, abbondante e accessibile. Già cucinato e pronto per essere ingurgitato senza sforzo né fatica.

Il paese di Cuccagna, Peter Brueghel, 1567

Una vera Cuccagna. Che attira nuovi avidi consumatori pronti a partecipare al lauto banchetto. Come l’uomo raffigurato nel lato destro del quadro, che si sta aprendo un varco nella montagna, visto che una leggenda fiamminga nel paese di Cuccagna si entra scavando una galleria in una montagna di polenta. Ma ce né per tutti. Anche per un soldato ritratto nella parte sinistra del quadro che se ne sta con la bocca aperta aspettando che un piccione gli cada in bocca.

I protagonisti del quadro che si riposano sdraiati a terra dopo l’abbuffata sono un contadino, un chierico e un soldato, e rappresentano i tre stati della società dell’epoca: popolo, clero e nobiltà. Perché la gola è trasversale. Nella vita e in Borsa. Come abbiamo visto nel caso del Madoff dei Parioli che ha attirato nella sua rete uomini di chiesa, nobildonne, attori, giornalisti, politici e anche uomini della malavita.

Tutti attratti dai “ghiotti” interessi promessi. E prigionieri della loro ingenuità come le scimmie ritratte da Brueghel con un’espressione così triste da sembrare umane, che vendono la propria libertà in cambio del loro cibo preferito. Lo stesso fanno le vittime predestinate dei truffatori, che puntando ai guadagni “da leccarsi i baffi” (ovvero sulla carta alti sicuri e costanti), sono pronti a buttarsi nelle braccia dell’imbonitore di turno scambiandolo per l’”uomo della provvidenza”. E pagheranno questa infatuazione con uno stato permanente di prigionia. Perché i risparmi una volta bruciati non tornano più.

Due scimmie, Peter Brueghel, 1562

Sui soldi e sugli investimenti bisognerebbe essere un po’ meno sprovveduti del popolo “bue” descritto da Brueghel. Per non essere sempre dei perdenti e riscattare il nostro stato di “creduloni” che vendono la loro libertà (finanziaria) per un pezzo di pane. E scegliere nella gestione del nostro denaro di affidarci a qualcuno che parla alla nostra testa e non alla nostra pancia. Che non vende sogni e non crede ai miracoli. Che offre strategie per investire in Borsa nella buona e nella cattiva sorte. Con metodo e rigore. Fatica e sudore.

Esiste una via per l’elevazione e passa sempre per la testa. Si chiama conoscenza. E così, dopo aver sgombrato la testa dai falsi miti e dalle false credenze, parleremo nel prossimo articolo di come investire seriamente e saggiamente il proprio denaro.

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