I fondi di investimento rischiano di fare la fine del dodo?

Che i fondi comuni di investimento possano rischiare l'estinzione come il dodo, l'uccello estinto nella seconda metà del XVII secolo, potrebbe sembrare una enorme sciocchezza. Ma quando a lanciare la provocazione è il Financial Times, non si può liquidare la faccenda tanto facilmente.

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Che i fondi comuni di investimento possano rischiare l’estinzione come il dodo, l’uccello delle isole Mauritius che si è estinto nella seconda metà del XVII secolo, potrebbe sembrare una enorme sciocchezza. Ma quando a lanciare la provocazione è il Financial Times, non si può liquidare la faccenda tanto facilmente.

Il più importante quotidiano anglosassone dipinge una singolare tenzone, quella tra i fondi comuni di investimento e i giovani ETF, novelli Simbad che potrebbero prendere il posto del vecchio Re Leone, perché hanno molte frecce al loro arco.

“Come un pugile anziano che è ancora al top ma inizia a perdere un po’ del proprio ritmo e della propria potenza, il fondo comune di investimento viene lentamente ma inesorabilmente soppiantato da un’invenzione più recente e sfacciata: l’exchange traded fund” suona così l’epitaffio per i fondi comuni dell’articolista del Financial Times Robin Wigglesworth.
La corsa dei giovani ETF rispetto ai vecchi fondi comuni di investimento non conosce soste: un decennio di crescita sfrenata che ha portato 9 trilioni di dollari a essere investiti negli ETF a livello globale. Poco in confronto ai 40 trilioni di dollari investiti in fondi comuni. Ma ci sono segnali di una ulteriore spallata degli ETF ai fondi comuni di investimento. 
Da diversi investitori professionali convertiti sulla via di Damasco, che hanno trasformato in ETF alcuni dei loro fondi, sono molti i vantaggi di questi strumenti per i risparmiatori, dai minori costi per la clientela retail, alla loro universalità di negoziazione che li rende accessibili a tutti, indipendentemente dall’istituto di credito su cui hanno il conto. Una differenza enorme rispetto ai fondi che sono soggetti ai capricci e alle convenienze delle banche che decidono loro quali fondi e quali società di gestione rendere accessibili ai propri sportelli.

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