I FONDI H20 E QUEI GIOCHI DI PRESTIGIO SUI TITOLI IN PORTAFOGLIO. IL FINANCIAL TIMES SVELA LA FINANZA CREATIVA E MOLTI CLIENTI ITALIANI RESTANO COL CERINO IN MANO

Quando sei un piccolo investitore impotente e senti odore di bruciato vota con piedi ovvero vendi i titoli e sposta i capitali dove trovi una situazione meno opaca”. E’ una delle massime che abbiamo cercato sempre di seguire come società di consulenza finanziaria indipendente e questa regola ci ha salvato spesso da brutte situazioni insieme a quella suprema della diversificazione.

Se il mercato ti dà contro sulle tue scelte di investimento andando in direzione ostinata e contraria o se c’è puzza di scandali finanziari, meglio vendere. Ne abbiamo spesso parlato scrivendo decine di articoli a riguardo, sul fatto che a volte è meglio vendere con una perdita recuperabile rispetto a ostinarsi a tenere un titolo o un fondo a tutti i costi. E anche quando i titoli non li avevamo consigliati noi ma un nuovo cliente ci apportava le sue posizioni abbiamo sempre seguito questa regola: un buon consulente è anche quello che ti consiglia di tagliare i rami secchi. E ti dice magari anche cose antipatiche invece che compiacerti per sedurti e tenerti stretto.

Sul “casino” dei fondi H20 l’estate dello scorso anno, ci sono state le prime avvisaglie, grazie a un articolo del Financial Times, di problemi sui titoli in portafoglio di molti fondi H20 e potenziali conflitti d’interesse. Come avevamo spiegato in questo articolo.

 

IL CASO DEI FONDI H2O E DELL’ACQUA PAZZA

 

Ben prima dello scandalo (che risale a luglio 2019) un nostro nuovo cliente con un portafoglio superiore al milione di euro aveva una posizione di circa 250 mila euro su questi fondi. Eravamo a maggio inoltrato del 2019 e inizialmente facemmo ridurre sensibilmente le posizioni nonostante il suo ex promotore dicesse che era una “follia”.

Poi il 21 giugno 2019 ricevette da noi il segnale di vendere tutto il restante: l’articolo uscito sul Financial Times gettava ombre pesanti sugli investimenti di questa società. Da allora il fondo H20 Multistrategies R ha perso il 50% del proprio valore mentre il fondo H20 Allegro R ha perso il 22,39%. Come si può vedere nei grafici sottostanti.

 

fonte: Morningstar

 

fonte: Morningstar

 

Un anno prima, quando lo scandalo H20 non era ancora apparso e questa società sembrava imbattibile avevamo avvisato i deboli di cuore con un’analisi sul nostro blog MoneyReport.it che l’H20 Multistrategies, il fondo bandiera di questa società di gestione, poteva riservare sorprese non solo positive e c’era da stare molto attenti “se il suo rendimento è stato straordinario l’ altra faccia della medaglia è una volatilità molto elevata (-28%) che lo sconsiglia ai deboli di cuore se non si è disponibili a sopportare ampie fluttuazioni“.

Dal San Valentino dello scorso anno H20 Multibonds, uno dei fondi bandiera della società, di cui sottoscrizioni e riscatti sono bloccati insieme ad altri fondi della scuderia in attesa di scorporare la parte illiquida, ha avuto una volatilità di oltre il 50% e da inizio anno perde il 32% circa. Roba da infarto più che da innamorati.

Oggi il Financial Times rivela nuovi particolari (qui ce n’è una sintesi nell’edizione di Citywire Italia) inediti sui fondi H20 rispondendo anche a una domanda che ci facevamo in SoldiExpert SCF: come è possibile che il peso degli illiquidi rivelato recentemente dalla società fosse così alto rispetto ai limiti regolamentari? Come mai la società di revisione dei fondi e le Authority non si sono rese conto che i titoli illiquidi pesavano più del 10% sul portafoglio di alcuni dei fondi della società H20? Che credibilità ha un gestore che concede al più importante quotidiano economico italiano un’intervista con le giuste domande del giornalista Morya Longo a luglio 2019 in cui Bruno Crastes rispondeva che sono altri ad avere problemi di liquidità e il 98% del portafoglio era liquidissimo?

Il Financial Times rivela oggi che attraverso una operazione piuttosto creativa e abile (“artful”) quelli di H20 sono riusciti a farlo.

I titoli illiquidi legati al discusso finanziere tedesco Larry Windhorst sono usciti apparentemente dalla porta lo scorso anno ma poi sono rientrati dalla finestra perché contenuti dentro “pronti contro termine” (“buy sell back”) in pancia a numerosi fondi H20 tramite scatole societarie che secondo il quotidiano finanziario inglese sono di entità semisconosciute al settore o riconducibili o con legami troppo vicini al discusso finanziere Windhorst. In questo modo secondo il Financial Times i titoli illiquidi sono usciti dai fondi e rientrati sotto altra forma in modo da rispettare i limiti imposti dalle autorità. E secondo un analista finanziario di Mediobanca, Matthew Clark che segue il settore potrebbero esserci nuove rivelazioni: “Temo che la gravità delle carenze che si stanno rivelando sugli H2O siano ancora sottostimate“.

Peccato per quei clienti italiani con i fondi H20 ancora in portafoglio che per incrollabile fiducia verso questa società e i suoi gestori sono rimasti con il cerino in mano. Pochi sicuramente non sono visto che questi fondi erano distribuiti e consigliati dalle maggiori banche italiane specializzate nella gestione del risparmio tra cui Azimut, Banca Generali , Bper, Bnl Bnp Paribas, Fineco, IWBank, Mediolanum e Widiba per citare solo qualche nome visto che questi fondi in Italia erano distribuiti da 30 intermediari.

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