I FULMINI NEL CIELO D’IRLANDA SPAVENTANO I MERCATI

L’onda lunga della crisi finanziaria che ha colpito il pianeta nel 2008 rischia di destabilizzare ancora i mercati finanziari. Le Borse europee, che dall’inizio del 2009 avevano virato in positivo dopo due anni orribili, vedono affievolire quel clima di fiducia successivo al salvataggio varato da molti Stati nei confronti di numerosi istituti finanziari. E oggi, come qualche mese fa, si torna a parlare di debito pubblico e di aiuti che l’Unione Europea dovrebbe sancire nei confronti di alcuni Stati europei, Irlanda e Portogallo in primis.

Dal punto di vista tecnico abbiamo già descritto negli articoli passati quanta incertezza fosse presente sui mercati finanziari e ciò che sta accadendo in questi giorni non fa altro che dilatare i tempi necessari per dipanare questa intricata matassa.

Nel grafico seguente mostriamo ancora una volta quanto le quotazioni dell’Indice FTSE All Shares che rappresenta il mercato italiano siano all’interno di una figura comprendente un supporto ascendente e una resistenza discendente. In questi giorni si sono incrociate due linee di tendenza più deboli a un livello prossimo ai 22.100 punti e le quotazioni attuali, 20.800 in questo momento, rafforzano la sensazione di debolezza e di propensione alle vendite.

Rimangono ora le due linee di tendenza più importanti, quelle descritte nel grafico che mostra come le quotazioni stiano seguendo ora la linea di tendenza inferiore nella speranza che quest’ultima sia abbastanza forte da reggere all’onda di pessimismo che sta colpendo in questi giorni i mercati finanziari. In caso contrario l’indice tornerebbe velocemente fino ai 19.900 punti prima e i 18.500 punti successivamente annullando il trend ascendente in atto dallo scorso mese di maggio. Un ritorno agli acquisti, invece, permetterebbe prima di raggiungere la linea di tendenza superiore che attualmente passa attorno ai 22.800 e, con l’aiuto magari di una quantità di scambi superiore alla media, oltrepassarla con obiettivi 24mila prima e 25mila successivamente.

Le due linee, comunque, andranno ad incontrarsi alla fine del mese di febbraio del 2011 a un livello compreso tra i 22.100 e i 22.200 e prima di allora ci sarà il momento della svolta.

Intanto la maggior parte dei nostri portafogli rimangono investiti a un livello compreso tra il 60 e il 70%, tanto quelli basati sull’analisi fondamentale quanto quelli mossi da indicatori statistici. A quanti ci hanno chiesto negli scorsi mesi per quale motivo non aumentavamo l’esposizione sull’azionario abbiamo già risposto che preferivamo muoverci con cautela e oggi confermiamo più che mai che con questi mercati la prudenza non è mai troppa.

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