I mercati rischiano la miseria della stagflazione?

La stagflazione è alle porte per i mercati? Ecco cos'è e cosa comporta questa minaccia data dalla combinazione di stagnazione economica e inflazione

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La settimana borsistica è partita in negativo come reazione alle notizie arrivate all’alba di lunedì sul rallentamento dell’economia cinese.

Il PIL della seconda economia mondiale è cresciuto del 4,9% su base annua nel terzo trimestre, il dato più debole dell’anno, rispetto al +7,9% nel periodo aprile-giugno. La crescita ha risentito in particolare della carenza energetica. ll governo cinese sta limitando le forniture, dall’acciaio al cemento: il risultato è una minore produzione e una maggiore inflazione e questo rallentamento nel terzo trimestre ha contribuito anche alla “tolleranza zero” di Pechino per le epidemie di Covid nella variante Delta durante quest’estate.

E questo è stato un chiaro vento contrario per l’attività economica, in particolare nel settore dei servizi, per l’inasprimento delle restrizioni alla mobilità e la reimposizione dei blocchi regionali nel bel mezzo della tipica stagione dei viaggi.

Il governo cinese prevedeva fino a poche settimane fa comunque che l’economia cinese sarebbe cresciuta del 6% per tutto il 2021, il Fondo monetario internazionale stimava l’8% e la Banca asiatica di sviluppo l’8,1%. Ma ora si teme un rallentamento dell’economia cinese sia a causa della mancanza di energia, sia per i timori sull’inflazione, alimentati dall’aumento dei prezzi delle materie prime mentre c’è ancora la grana immobiliare Evergrande da gestire.

 

 

Stagflazione: cosa è e cosa comporta?

 

Da qualche tempo sui giornali e siti di mezzo mondo compare la parola stagflazione come la nuova minaccia che incombe sulle nostre vite, un cocktail micidiale fatto da stagnazione economica più inflazione.

 

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In pratica significa ritrovarsi con l’economia in picchiata e i prezzi dei beni e servizi che si impennano. Qualcosa che assomiglia alle piaghe d’Egitto che, secondo la Bibbia, Dio inflisse al popolo che abitava le sponde del Nilo per non aver liberato gli ebrei dalla schiavitù. La colpa della stagflazione non va questa volta agli Egizi (hanno altri problemi oggi seppure a breve sarà possibile ritornarci in vacanza) ma alla Cina, alle Banche Centrali, ai russi e agli americani (come cantava Lucio Dalla).

Le previsioni per il 2022 dell’economia sono in realtà ancora molto buone e  come si vede da questo grafico della banca HSBC l’attuale situazione non è certo paragonabile a quella dei primi anni ’70  quando questo mostro della stagflazione si palesò come Godzilla in mezzo mondo per effetto della crisi petrolifera.

Il “misery index” rappresentato in questo grafico riassume il tasso di disoccupazione e il tasso di inflazione, ed è un indicatore semplice ma chiaro che si inventò l’economista statunitense Arthur Okun e come si può vedere i valori attuali sono molto più bassi rispetto agli anni ’70.

 

Stagflazione? Tranquilli, l'indice della miseria non è ancora fuori controllo

 

 

E peraltro un’analisi mostra come la stagflazione può colpire i Paesi in modo diverso poiché in Germania all’epoca le conseguenza furono molto minori che negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Che la stagflazione sia alle porte certo non si può escludere visto che il futuro non lo conosce nessuno e nemmeno gli economisti direbbe Paul Samuelson che nonostante fosse stato uno dei più grandi economisti della storia ricordava come “gli economisti hanno correttamente previsto nove tra le ultime cinque recessioni”.

E la stagflazione in questi decenni è stata prevista molte volte ma poi non si è mai palesata. I timori per la salita dell’inflazione certo esistono e certi beni essenziali sono saliti in modo incontrollato come elettricità e gas. I tassi di disoccupazione sono però attualmente in calo e grazie anche agli interventi massicci in mezzo mondo da parte di governi e banche centrali, un mare di soldi alimenta consumi e investimenti.

Le contraddizioni certo ci sono e quelli che rischiano di patirne maggiormente le conseguenze sono i più poveri e i Paesi Emergenti dove il carovita potrebbe avere contraccolpi politico-sociali rilevanti se la situazione non si rivelasse transitoria considerato che il 96% della popolazione nei paesi a basso reddito rimane non vaccinata secondo Gita Gopinath, il direttore della ricerca dell’FMI (Fondo Monetario Internazionale).

Se ti interessa il tema, questo contenuto è disponibile sul canale Youtube di SoldiExpert SCF anche in formato video dal titolo “Stagflazione: bestia che paura!“.