I prezzi di Borsa dicono tutto, il nostro cervello no. (capitolo 3 ebook GUADAGNARE IN BORSA E’ QUESTIONE DI FORZA)

Leggi qui la presentazione dell’ebook “Guadagnare in Borsa è una questione di forza (se sai come usarla)!” se te la sei persa: ti consigliamo di leggerla!

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CAPITOLO tre

I prezzi di Borsa dicono tutto, il nostro cervello no.

 

 

“Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai ciò che hai sempre ottenuto”
Antony Robbins

finanza-comportamentale

Ho sentito per la prima volta parlare di strategie basate sulla forza relativa nel lontano 1988, qualche mese dopo aver iniziato a interessarmi all’analisi tecnica complice un amico che mi aveva regalato una versione taroccata del programma Metastock (la prima versione di questo software uscì negli Stati Uniti nel 1985 quando iniziai proprio a muovere i primi passi in questo settore).

Avevo cominciato a lavorare nel settore dalla Borsa da qualche anno occupandomi allora di analisi fondamentale e di bilanci ma la curiosità mi aveva spinto a capirne di più di quell’approccio che, si leggeva allora, aveva reso ricchissimi molti traders americani che ne avevano seguito le regole.

Non era proprio così ma l’approccio basato sull’analisi tecnica mi piacque molto e lo trovai da subito un modo interessante per coprire uno dei più grandi difetti di un approccio solo basato sull’analisi fondamentale: il timing. Ovvero come individuare il momento statisticamente più propizio per entrare e uscire dai mercati senza prendersi sui denti tutta la fase avversa ovvero di discesa dei mercati. O uscire statisticamente troppo presto o troppo tardi.

Un concetto quella dello “statisticamente” su cui è bene intendersi. La statistica ci dice in base ai numeri passati quali sono le strategie che hanno prodotto i migliori risultati fra guadagni e perdite. Quindi la statistica non offre soluzioni che consentiranno di avere sempre ragione e guadagnare ma il cui saldo fra guadagni e perdite offre nel tempo in base all’analisi dell’andamento passato i migliori risultati.

Se un’analisi su 100 operazioni mi dice che chiudere è una posizione dopo un guadagno stabilito a priori per esempio del 20% è una sciocchezza perchè questo nel tempo genera un mancato guadagno ben superiore devo tenere conto di questo dato perchè il “buon senso” (il cosiddetto “vendi, guadagna e pentiti”) non è assolutamente detto che generi i migliori risultati.

Analogamente avere come strategia quella di acquistare un titolo perchè ha perso molto, esempio il 30% dai massimi, sull’idea che questo aumenta le probabilità di risalita può rivelarsi una trappola mortale in base alla statistica seppure molti risparmiatori in questi anni si sono fatti finanziariamente del “male” profondo (anche mediando al ribasso titoli che già detenevano e incrementandone l’esposizione) nonostante questo concetto sembra “sensato” e un affare comprare a meno un titolo che fino a poco tempo fa valeva ben di più.

Nella nostra esperienza se si opera con metodo avere il supporto della statistica è quindi molto importante e può evitare nel tempo di commettere diversi errori che possono causare perdite o risultati nettamente inferiori a quelli potenziali ed è importante per questo avvalersene anche se i risultati che ne scaturiscono possono essere controintuitivi. Argomenti su cui torneremo a parlare nei capitoli successivi con esempi concreti.

Il difficile percorso dell’analisi tecnica in Italia

Inutile dire che in Italia l’accoglienza nei confronti dell’analisi tecnica (che raggruppa un pubblico molto eterogeneo e anche ciarlatani naturalmente visto che dentro questa disciplina si trova di tutto compresi coloro che vogliono fare i fenomeni e prevedere l’andamento dei prezzi futuri come se fossero degli oracoli) non fu eccellente e diversi giornali economici e finanziari importanti scrissero che nel nostro Paese non avrebbe mai attecchito perché la Borsa italiana era un’altra cosa e contavano più le dritte e un modo più tradizionale di operare in base ai bilanci e alle relazioni personali. Fra questi ricordo il settimanale del gruppo RCS, “Il Mondo” secondo cui l’analisi tecnica in Italia non avrebbe avuto futuro[ vedi Nota 1].

Inutile dire che oggi non trovate giornale economico o finanziario italiano che non dia grande spazio ai grafici di Borsa con analisti tecnici che lavorano presso gli uffici studi di tutte le banche mentre alcuni giornali che spiegavano come l’analisi tecnica non avesse futuro non sono nemmeno più edicola perché hanno chiuso i battenti come purtroppo è stato proprio il caso del settimanale “Il Mondo” edito dal gruppo Rizzoli Corriere della Sera.

Una società quotata o un comparto possono essere anche interessanti ma ben difficilmente per sempre: inoltre i mercati finanziari, soprattutto negli ultimi lustri, hanno insegnato che non basta a una società quotata o un’economia avere dei numeri “buoni” o fondamentali “sani” affinchè questo possa significare grandi chance di guadagno. In questi anni, se si guarda onestamente (e numeri alla mano) a quello che è accaduto, abbiamo visto mercati e titoli affossarsi ben prima che i “fondamentali” ne spiegassero le ragioni. Contano, invece (e sempre di più), i flussi finanziari e dove si dirigono, ovvero i trend. E’ elementare peraltro osservare che i mercati si muovono per tendenze rialziste o ribassiste. Cercare di catturare una parte di queste tendenze è qualcosa di molto interessante  per un investitore ed è il lavoro che abbiamo sviluppato sul campo in questi anni come SoldiExpert SCF utilizzando non solo più l’analisi fondamentale per selezionare titoli e temi d’investimento ma affiancandola in modo determinante all’analisi quantitativa per decidere il timing d’ingresso e di uscita, la composizione del portafoglio e il cosiddetto “money management” ovvero che pesi percentuali dare ai vari titoli in ciascun portafoglio. “Tanta roba“ come si dice.

 

I prezzi dicono, se non tutto, moltissimo. Più delle parole dei guru che possono fregare ben di più.

 

L’analisi tecnica è la disciplina che studia il movimento del mercato tramite lo studio sistematico del suo andamento passato attraverso i grafici e dei prezzi, per cercare di comprenderne dal punto di vista statistico (non quindi in modo assoluto) le possibili tendenze future. Tale disciplina si basa sul presupposto che il prezzo del mercato sconti tutto e alcuni definiscono gli analisti tecnici anche “graficisti” per l’ossessione nel guardare i grafici come gli antichi oracoli guardavano alle viscere delle vittime sacrificali oppure attraverso lo stormire delle fronde di un albero sacro, oppure attraverso la bocca di un essere umano, come nel caso di Delfi, in Grecia.

L’idea che i prezzi scontino tutto e che siano molto significativi, invece, ci trova piuttosto concordi perché nel prezzo di un’azione o di un’obbligazione o di un qualsiasi asset è facile condividere che si trovano sintetizzate  quasi tutte le informazioni che il mercato possiede.

Le idee di Charles Dow, il primo editore del “Wall Street Journal”, sono alla base delle moderne tecniche di analisi. Esse si basano, infatti, su tre presupposti:

  1. Il prezzo è una riflessione di tutte le forze del mercato. In un qualsiasi momento, tutte le informazioni e le forze sono riflesse sui prezzi delle valute.
  2. I prezzi si muovono in tendenze (o trend) che possono essere identificate e trasformate in profitti.
  3. I movimenti dei prezzi sono storicamente ripetitivi.

 

Il prezzo di mercato rispecchia la somma di tutti i partecipanti, compresi i broker, gli investitori, i gestori di portafoglio e dei fondi, gli analisti fondamentali e tecnici, gli strategist e pure gli insider ovvero coloro che da dentro l’azienda magari possiedono informazioni riservate.

dow-teoria

L’approccio che abbiamo ritenuto, nel caso delle nostre strategie, più efficiente è quello basato sull’analisi algoritmica. Passare il giorno a guardare i grafici e cercare di interpretarli (per quanto oramai ci siano software in grado di automatizzare buona parte di questo lavoro) non ci sembrava produttivo poiché diverse ricerche dimostrano che questa metodologia è sempre meno vincente e fa ricchi soprattutto i broker poiché tende a generare una moltitudine di operazioni.

Peraltro, come ho scritto in un libro di qualche anno fa (“Bella la Borsa, peccato quando scende”), l’analisi grafica pura è fonte di tantissimi falsi segnali e interpretazioni così opinabili del tipo “se il titolo sale… sale e se scende… scende” che diventa spesso spazzatura e che serve a molti nel settore solo a far “cinema”.
L’analisi basata sugli algoritmi, invece, rappresenta un punto interessante di svolta che la nostra società (e molti operatori in questo settore in tutto il mondo) ha compiuto all’inizio degli anni 2000. L’analisi algoritmica è un ramo dell’analisi tecnica che prevede l’uso di metodi appunto algoritmici, ovvero formule matematiche per la previsione dei prezzi futuri o meglio degli andamenti (trend).

Un algoritmo altro non è che un insieme di regole create per attuare un compito o esaminare le condizioni di un mercato attraverso un certo numero di passi. Anche la ricetta di una torta a suo modo è un algoritmo perché si stabiliscono degli ingredienti e una procedura per arrivare a un risultato definito. Se volete fare una torta margherita dovete seguire delle regole precise riguardo gli ingredienti, le quantità, la temperatura del forno e  i tempi di cottura. Potrete anche metterci “il tocco dello chef” ma se volete sfornare una torta margherita che si possa definire tale non vi mettete ogni volta a tentare esperimenti, no?

Analogamente nell’”algorithmic trading” o “algo investing” le regole sono usate per decidere le tempistiche, i prezzi e la quantità negli ordini di azioni, utilizzando modelli matematici e statistici più o meno avanzati per prendere decisioni sui mercati finanziari come acquistare o vendere un titolo, un fondo o comporre un portafoglio.

Le regole sono studiate ex ante (ovvero prima) sia per decidere il momento di acquisto che quello di vendita e nulla viene lasciato al caso e ci sono diversi vantaggi rispetto a un approccio discrezionale e in particolare la possibilità di poter verificare alla macchina del tempo la bontà di una strategia, che risultati avrebbe realizzato, con che percentuale di operazioni in guadagno e con che perdita massima rispetto all’andamento del mercato.

E tanti altri vantaggi che vedremo più avanti e che dovrebbero far capire a molti investitori che un simile approccio può rappresentare un autentico salto in avanti rispetto a un approccio “compra e tieni” oppure in base a un approccio basato sul “fiuto” ovvero discrezionale dove si investe sui mercati sperando nella propria capacità di azzeccare più mosse possibili oppure fidarsi del proprio promotore o della propria banca che faccia questo lavoro con un qualche risultato anche per voi e non solo per le entrate.

Naturalmente non tutte le strategie basate sugli algoritmi sono vincenti o invincibili per quanto dovrebbe risultare evidente a ciascun investitore che non esiste per definizione alcuna strategia capace di generare solo operazioni in profitto, come ricorda la frase di Milton Friedman che abbiamo voluto fosse l’incipit di questa serie di articoli riguardo al fatto che non esistono “pasti gratis”.

L’importante è individuare strategie robuste ovvero capaci di generare risultati nel tempo con una certa persistenza e che siano naturalmente replicabili da chi le utilizza ovvero compatibili con il proprio profilo di rischio.

Una strategia anche vincente in grado di generare rendimenti molto elevati ma che nelle fasi avverse fa sopportare perdite nell’ordine del 50-70% delle operazioni suggerite si comprenderà facilmente che non è molto agile da seguire quando si opera con i soldi veri e propri.

Come funziona un approccio basato sugli algoritmi?

Tramite l’utilizzo di un’analisi di tipo algoritmica sui mercati, per ciascun titolo di fatto è come se avessimo costruito un indicatore del tipo descritto graficamente sotto che offre i due segnali di acquisto/vendita in corrispondenza dell’attraversamento di una linea retta (in questo caso sarebbe la linea di segnale). Più specificamente nel caso di attraversamento dal basso verso l’alto il segnale è di “buy”, nel caso opposto di attraversamento dall’alto verso il basso il segnale è di “sell”.

 

Chi opera seguendo un approccio come quello algoritmico non dovrebbe atteggiarsi a guru ma in base allo studio dei mercati si è dato invece delle regole per entrare e uscire (ovvero acquistare e vendere) e l’esperienza e i risultati gli dicono che cercare di anticipare i segnali (si vedano i grafici in basso) può costare statisticamente caro in termini di risultati realizzati nel tempo.

GRAFICO A

oscillatore1

Analisi computerizzata non significa naturalmente che sia il computer a decidere le azioni, le obbligazioni o i fondi da acquistare o vendere! Il software (ovvero le istruzioni) sono date da noi, stabilendo in base all’osservazione decennale dei mercati e agli studi compiuti le regole affinchè un titolo possa entrare o uscire dal portafoglio e in che quantità (il cosiddetto “money management”). L’utilizzo dei computer e dei software di cui ci avvaliamo consente di accelerare i calcoli e le analisi (teniamo sotto controllo migliaia di investimenti e li compariamo). Punto.

GRAFICO B. 

oscillatore2

 

Legenda: i grafici A e B indicano come funziona un oscillatore. La perforazione della linea orizzontale dello zero dal basso verso l’alto nel grafico A genera un segnale di acquisto mentre viceversa la perforazione dal basso verso l’alto della linea orizzontale della linea dello zero genera un segnale di vendita.
Nel grafico B come sia possibile magari avere comunque un segnale di acquisto che si riveli falso poichè dopo essere scattato bastano pochi giorni o settimane per vederlo invalidato con l’arretramento del titolo.
Anticipare un segnale in uscita o in entrata significa uscire dalla strategia e potersi ritrovare senza più punti di riferimento nel caso il mercato poi vada nella direzione opposta a quella sperata. Chi opera con metodo cerca di non cadere in questo tranello perchè l’esperienza gli dice che per 3 volte che gli va bene a seguire il cosiddetto “istinto” le altre 7 volte pagherà con pegno questa libertà in termini di opportunità di guadagno complessive perse a non seguire fedelmente la strategia.

 

 

Cosa c’è dentro la “scatola nera”?

Ma cosa c’è dentro un “indicatore” che utilizziamo nei nostri portafogli di azioni o fondi o Etf azionari o obbligazionari e che in questi anni ci ha consentito di generare risultati nettamente migliori nel mercato in base a un semplice confronto con i benchmark?

In realtà non c’è un indicatore unico basato solo sui prezzi e sui volumi ma tanti indicatori e oscillatori di analisi tecnica che abbiamo studiato e testato in questi anni affinchè ci facessero non certo uscire vincenti da tutte le operazioni (obiettivo presuntuoso e impossibile) ma che in un lasso ragionevole di tempo (e parliamo di anni e non mesi come vedremo nei prossimi capitoli e un orizzonte temporale comunque statisticamente nettamente inferiore a quello dell’investimento passivo) consentissero ai nostri Clienti di ottenere risultati migliori dell’andamento del mercato, tenendo sotto controllo la volatilità cattiva ovvero cercando di tagliare le fasi di forte discesa dei mercati dalle perdite rovinose del 30-50% (fasi sempre più frequenti e oramai tipiche dei mercati azionari nelle fasi “orso”).

Il grafico B spiega molto bene cosa si rischia statisticamente se si anticipa troppo un segnale. Si rischia prima di tutto di non operare più in base a una strategia ma in base alla propria discrezionalità ovvero alla propria testa o a quella del sentiment del mercato (cosa da cui si fugge magari perché proprio quella si era rivelata una trappola emotiva e per i propri risparmi…), non avendo poi più uno schema completo sul da farsi come mossa successiva se questa si rivelerà sbagliata. Un esempio? Eravate investiti sull’azionario Italia ma nel 2011 vi siete convinti che la fine dell’Euro fosse vicina così come il default dell’Italia; anche su consiglio di diversi guru dell’Apocalisse avete venduto tutto e avete comprato bond in franchi svizzeri e oro. Risultato dopo 3 anni: il vostro capitale in bond è rimasto invariato, l’investimento in oro ha perso il 16% mentre Piazza Affari, nonostante il ribasso delle ultime settimane, è salita del 40%.

Risultati alla mano se si opera avendo sotto una mappa che indica quando entrare e quando uscire (e poi quando rientrare e riuscire) in base alle strategie che utilizziamo è secondo noi molto preferibile rispetto a un approccio “buy & hold” (compra e tieni, ovvero l’approccio del cassettista) o discrezionale soprattutto se c’è evidenza empirica che è un metodo che funziona, conoscendone naturalmente i pro e i contro (e ci sono anche quelli naturalmente).

Come avrete capito personalmente mi piace molto leggere e scrivere ma quando si parla di investimenti quello che guardo più di tutto sono i numeri e mi piacerebbe che ciascun piccolo o grande risparmiatore giudicasse in base a questi, non sulla base di supposizioni spesso errate.

Sui profeti di sventura e guru che hanno distrutto i risparmi dei poveri sciocchi che si sono fidati delle loro previsioni ho parlato ampiamente nell’opera citata “Bella la Borsa, peccato quando scende” esaminando diversi casi di guru “fondamentali” o “tecnici” le cui previsioni “azzeccatissime” a un certo punto hanno cominciato a farsi “fottere” e chi continuava a pendere dalle loro labbra si è visto il patrimonio scomparire in termini assoluti o relativi.

Ci vuole una grande onestà a fare questo mestiere prima di tutto con se stessi. E la capacità di esaminare i numeri e saperne trarre degli insegnamenti utili valutando tutte le incognite e i valori noti. Qualcosa di non facile lo ammetto perché il nostro cervello di investitori (e avremo modo di parlarne in un capitolo dedicato) è costruito piuttosto male e tendiamo a cadere vittime di diverse distorsioni mentali come bene ha spiegato Roberta Rossi[2] in questo articolo sulle trappole mentali tipiche in cui cadono più facilmente i risparmiatori. E non è accademia purtroppo come vi renderete conto leggendo questo articolo.

 


[1] A inizio 2014 il settimanale “Il Mondo” ha sospeso le pubblicazioni e naturalmente me ne dispiace molto per diversi giornalisti che conoscevo anche personalmente.

 


[2] Roberta Rossi, consulente finanziario indipendente, è co-fondatrice di SoldiExpert SCF nonché responsabile della divisione Consulenza Personalizzata.

Leggi qui la presentazione dell’ebook “Guadagnare in Borsa è una questione di forza (se sai come usarla)!” se te la sei persa: ti consigliamo di leggerla!


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Fine terzo capitolo

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(continua)

 

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