I RISPARMIATORI ITALIANI SE DEVONO INVESTIRE IN BORSA VEDONO NERO. MA RISCHIANO DI FARE LA FINE DEI TRE PORCELLINI

 

 Investire in Borsa quanto è difficile…

Ho letto recentemente una ricerca internazionale commissionata dalla casa d’investimento internazionale Schroders sull’orientamento degli investitori nel mondo in base alla loro nazionalità. Il risultato? Secondo il campione interpellato gli italiani sono fra i più pessimisti al mondo e in Europa vedono più nero di noi solo i portoghesi rispetto allo scorso anno.

L’indagine, condotta da Schroders all’interno del progetto Schroders Global Investment Trends Report 2013, ha coinvolto 14.800 investitori (circa 1000 in Italia) che hanno manifestato l’intenzione di voler investire in borsa almeno 10.000,00 euro nei prossimi dodici mesi.

Cosa ne viene fuori di noi italiani e che può essere molto interessante sapere anche per i tuoi prossimi investimenti? Una serie di dati quanto interessanti quanto contradditori che dimostrano lo stato di confusione anche mentale di molti risparmiatori, provati dai continui saliscendi dei mercati (che peraltro ci sono sempre stati) e da un futuro del sistema Paese che percepiscono sempre più incerto.

Gli italiani? Un popolo di “ignorantoni”. Finanziariamente parlando, lo dicono le ricerche.
Prostrati sempre più dalla crisi economica e dalla mancanza di prospettive, dalla perdita di sempre più certezze ma anche da una conoscenza molto all’acqua di rose del funzionamento dei mercati finanziari gli investitori italiani risultano tra i più pessimisti in Europa sulle prospettive dei mercati finanziari. Secondo una classifica pubblicata sull’IMD Competitiveness Yearbook sul grado di preparazione finanziaria gli italiani sono al 44mo posto (i danesi sono al primo posto). Ne sanno più noi di finanza i messicani e gli indonesiani.

“Non c’è un paese al mondo così benestante e al tempo stesso impreparato dal punto di vista finanziario come l’Italia” ha ricordato qualche tempo fa Marco Liera sulla pagine del Sole 24 Ore nel commentare questa ricerca.

Un’ignoranza in tema di investimenti finanziari che porta a commettere molti errori e a cadere vittima di trappole mentali ben conosciute dalla finanza comportamentale, che sono il “pane” per molte banche e promotori finanziari per rifilare al “parco buoi” prodotti costosi, inefficienti e spesso illiquidi facendo credere ai malcapitati di aver acquistato la loro futura sicurezza finanziaria.

Più il futuro è percepito come incerto più prodotti che fanno credere in un mondo con delle certezze vanno di moda. Il recente boom dei fondi a cedola ne è un esempio. Non assicurano certo un rendimento positivo, ma siccome staccano la cedola molti italiani che hanno sottoscritto questi prodotti (pubblicizzati spesso in modo ingannevole per ottenere un rendimento extra e integrare lo stipendio) pensano che con quei prodotti hanno trovato il modo di guadagnare in tutta sicurezza. Basterebbe leggere il prospetto informativo di questi prodotti per capire che le cose non stanno esattamente così…

Ottimisti e pessimisti  di tutto il mondo unitevi.

 

Gli europei che vedono più chiaro e più scuro il loro futuro finanziario



Il futuro? Per i prossimi dodici mesi secondo questa ricerca di Schroders solo il 28% degli intervistati Made in Italy si dichiara più fiducioso, rispetto all’anno scorso, nelle opportunità d’investimento per il 2013. Prevale (38%) chi invece si aspetta un andamento negativo. E la graduatoria europea degli ottimisti sulle prospettive dei mercati è guidata (inutile dirlo) da svedesi (50%), svizzeri e tedeschi (44%). E solo in Portogallo (22%) la percentuale degli ottimisti è inferiore a quella italiana. Dove le economie vanno male gli investitori sono pessimisti. Il che fa sorridere perché mica si è costretti a investire nel proprio paese ma tant’è. Ognuno ha il suo specchio deformante per proiettare fuori quello che gli succede dentro. Facile comprendere da questa classifica come l’andamento economico di un Paese e le sue prospettive di crescita influenzino i propri abitanti e le loro speranze di investitori (il cosiddetto home bias).

I timori degli italiani a confronto secondo la ricerca Schroder

 

Fuori dall’Europa a livello globale i più positivi risultano essere gli investitori giapponesi (81%), seguiti dagli abitanti dell’Indonesia, della Thailandia, degli Emirati Arabi Uniti, dagli statunitensi, dagli abitanti di Taiwan e poi dagli svedesi.

In alcune aree geografiche appare chiara la tendenza a preferire il proprio Paese l’80% degli Statunitensi vede negli USA le migliori opportunità per i prossimi 12 mesi. In Asia, è il 55% a credere di più nei propri mercati. Europei e Mediorientali, invece, scommettono meno (40%) sul potenziale dei propri Paesi. In Europa, i più inclini a investire localmente sono gli Svizzeri (61%), seguiti dai Tedeschi (59%).

Il sentiment degli investitori italiani è grigio, anzi nero. Ed è magari un buon segno nel medio-lungo periodo…

E’ da numerosi anni che decine di ricerche di questo tipo indichino come gli italiani fra i pessimisti cosmici del globo pur se a ben vedere la correlazione con i mercati finanziari può essere anche inversa.

Nel novembre 2005 avevo commentato delle ricerche simili realizzate dal Pipa, il Program on International Policy Attitudes (www.pipa.org), della University of Maryland, un’istituzione che effettua ricerche sull’opinione pubblica internazionale.
Cosa era venuto fuori già allora? Che gli italiani fra i paesi ‘industrializzati’ erano già fra la popolazione più pessimista al mondo .

I popoli più ottimisti? Cinesi, indiani, sud-africani, indonesiani. E una prima lettura potrebbe tradurre questa tendenza in: chi ha meno è più fiducioso e vede rosa; chi ha maggior benessere teme di perderlo e vede nero. …

Peraltro la lettura degli indicatori di sentiment consiglia spesso di farne una lettura contrarian: più aumentano gli ottimisti nel breve più aumenta la probabilità di un ribasso sui mercati e viceversa.

Nel caso nostrano più i risparmiatori italiani sono negativi sulle sorti dei mercati finanziari più questi possono salire come è accaduto per esempio successivamente al giugno 2012 quando il termometro della sfiducia verso il Belpaese era massimo e poi nei mesi successivi i corsi dei titoli di stato e delle azioni italiane sono volati.

E vi è da registrare dal punto di vista della cronaca finanziaria che anche nel novembre 2005 quando il più cupo pessimismo aveva messo radici nella maggioranza degli investitori italiani (nelle settimane precedenti un ribasso di circa il 10% si era abbattuto a Piazza Affari), poi nei 15 mesi successivi l’indice Mibtel salì di oltre il 35%.

E da questo punto di vista si potrebbe anche leggere in questo modo l’elevatissima confidenza degli investitori giapponesi (ben l’81%) verso il prossimo futuro: dopo la ricerca nelle settimane successive l’indice Nikkei è arretrato violentemente del 20% circa in poche settimane.

Anche perchè con questo sentiment la maggior parte degli italiani (e ne parleremo prossimamente) investe sempre più nel breve: conti correnti, conti depositi, titoli di Stato italiani soprattutto. Scelte che sono molto meno prudenti di quello che appare anche se chi le compie pensa investendo così di comprare sicurezza….

Dalle opinioni degli intervistati italiani sulle aree con le migliori prospettive per l’anno emerge poi  la seguente graduatoria: il 41% ritiene l’Asia Pacifico, inclusa la Cina, la regione con le maggiori potenzialità di crescita, seguita da Italia (31%), America Latina (24%), Asia Centrale inclusa India e Corea del Sud (24%).

I risparmiatori italiani e portoghesi vedono più nero, quelli giapponesi più rosa

 

Proprio i mercati che nelle ultime settimane dopo la ricerca sono fra quelli scesi di più si potrebbe osservare perfidamente…

Cercare poi di capire se c’è una logica nelle preferenze espresse dagli investitori italiani in base a questo tipo di risposte non è facile.

La linea di tendenza espressa dalla maggior parte degli investitori italiani è quasi un ossimoro, l’unione di 2 termini contradditori come la “lucida follia”, il “tacito tumulto”, le “convergenze parallele” e l’”insensato senso”.

Gli italiani? Voglio tutto e il contrario di tutto per i loro investimenti: rendimento senza rischio…

I risparmiatori italiani ricercano basso rischio/rendimento ma guardano con interesse verso le opportunità ritenute interessati offerte dalla crescita economica asiatica e, in generale, delle economie emergenti. Vorrebbero rischiare e puntare sugli “emergenti” perché considerano quest’area quella dalle prospettive di guadagno migliori (e pazienza se nell’ultimo mese hanno poi perso il 15% in media) ma dall’altra non vogliono rischiare più di tanto e tengono i soldi sul conto o lo indirizzano verso scelte sempre più conservative.

In cuor suo l’investitore medio italiano (e lo dicono anche altre ricerche) vorrebbe guadagnare ma senza perdere, avere una crescita del capitale ma senza scossoni, insomma la botte piena e la moglie ubriaca.

Italiani? Ahi ahi ahi dicono altre ricerche quando si parla di previdenza futura…
E in proposito è proprio di questi giorni anche la pubblicazione di un’altra ricerca molto interessante condotta da un’altra società del risparmio gestito, Natixis Global Asset Management (NGAM) che a livello internazionale ha coinvolto oltre 500 investitori istituzionali che gestiscono complessivamente un ammontare di 11.500 miliardi di dollari di asset, di cui 40 nel nostro paese.

Cosa ne viene fuori? Che il futuro finanziario degli italiani è sempre più a rischio. L’85% degli investitori istituzionali ritiene che gli italiani non abbiano sufficienti risorse per affrontare il proprio futuro e per garantirsi un buon tenore di vita durante l’età pensionabile.

Causa la crisi finanziaria degli ultimi anni, lo smantellamento graduale del welfare nazionale e la tenuta delle tradizionali metodologie di investimento, i portafogli degli italiani non sembrano, infatti, costruiti per far fronte adeguatamente alle necessità future.

La maggior parte dei patrimoni degli investitori italiani non è infatti investita in modo molto lungimirante ed efficiente. Quasi i 2/3 dei risparmi nel mattone, poi il resto soprattutto in depositi bancari, postali e titoli di stato in gran parte italiani. Si investe in ciò che viene ritenuto “sicuro” e “familiare” e questo non è necessariamente un bene perché le cattive sorprese possono arrivare anche da ciò che sembra “sicuro” e “familiare” quando lo è troppo.

La ricchezza degli italiani poi investita in attività finanziarie è bassa e spesso mal gestita, fidandosi troppo dei consigli dell’oste non sempre disinteressati.

Investitori in loop finanziario

E’ quasi un corto circuito: gli investitori italiani sono sempre più pessimisti e investono sempre più guardando al breve senza preoccuparsi del loro futuro finanziario a medio-lungo. Fanno scelte sempre più prudenti perché non vogliono rischiare e sopportare gli alti e soprattutto bassi del mercato e si accontentano di rendimenti bassi (facendo spesso “non scelte” o seguendo l’intuito) che nel tempo saranno probabilmente in grado di difendere a malapena il potere d’acquisto o di resistere veramente alle fasi avverse.

Un po’ come la storia dei 3 porcellini. C’è quello che costruisce la sua casa con la paglia per fare in fretta; quello che la costruisce con la legna e il più giudizioso che opta per i mattoni e compie la scelta più impegnativa (e deve sopportare sicuramente più stress) ma alla fine salva se stesso e pure gli altri fratelli.

Il problema negli investimenti finanziari è che ben difficilmente qualcuno correrà però a salvarci dal “lupo cattivo”: ognuno deve pensarci in modo autonomo. E per tempo.

E se si investe con giudizio e strategia (il tipo di supporto che forniamo attraverso SoldiExpert SCF con consigli mirati e continuativi ad affrontare in modo razionale gli alti e bassi dei mercati) delle sorti politiche, economiche e finanziarie del proprio Paese non dipenderà tutto l’ottimismo o il pessimismo sul proprio patrimonio e futuro finanziario.

 

 

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