IL "BTP ITALIA" LAVA PURE PIU’ BIANCO?

“Italia, Italia
Di terra bella e uguale non ce n’è
Italia, Italia
Questa canzone io la canto a te”.

Era il 1988 quando Mino Reitano celebrava l’Italia con questa canzone al Festival di Sanremo e questa potrebbe essere forse la colonna sonora “perfetta” per accompagnare il lancio in pompa magna del “nuovo” Btp Italia (in collocamento fino al 22 marzo) che in questi giorni viene ampiamente pubblicizzato dal Tesori italiano con in prima fila Maria Cannata, direttore generale del Tesoro per il debito pubblico insieme a Vittorio Grilli (nella foto sotto), sottosegretario all’Economia e da giornali, giornalisti finanziari e cantori…

Non vogliamo certo fare la voce stonata in questo coro di peana per questo titolo (perché non si tratta di un prodotto oggettivamente in questo momento mal prezzato o ‘cattivo’) ma ci stupisce un po’ vedere promosso un titolo obbligazionario come “nuovo” e quasi “rivoluzionario” quando in realtà di “nuovo” e “rivoluzionario” c’è ben poco se non la più vecchia e consumata delle strategie di marketing (questa volta adottata anche dal ministero del Tesoro) usata anche per i detersivi e dentrifici e che insegna che se vuoi vendere di più è consigliabile aggiungere la dicitura “new” o “nuova formulazione” a qualsiasi vecchio prodotto, dandoci preliminarmente qualche ritocchino..di vernice.

Le caratteristiche del titolo Btp Italia

Si tratta in pratica di prestare i soldi allo Stato con un obbligazione (scadenza 26 marzo 2016) quindi che garantisce dopo 4 anni il rimborso del capitale e durante la vita una cedola pari al 2,25% (pagata su base semestrale) più l’inflazione maturata nel periodo in base all’indice Foi elaborato dall’Istat (quindi in base all’inflazione italiana) che non tiene conto nel paniere della componente tabacchi.

Inoltre chi detiene il titolo fino alla scadenza ha un premio ulteriore dello 0,4% (0,1% quindi per ogni anno) di “fedeltà” (qui il Tesoro ha messo a disposizione le risposte alle domande più ricorrenti).
Il rendimento reale del titolo è quindi in caso di mantenimento fino alla scadenza del 2,35% lordo (e quindi dello 2,05% netto) ovvero questo sarà il guadagno reale poiché l’altra parte delle cedole pagate andrà a ricompensare l’erosione della moneta per effetto dell’inflazione.

Questo è il meccanismo del titolo e definire questo titolo qualcosa di rivoluzionario è forse eccessivo dato che di titoli legati all’inflazione emessi dal Tesoro italiano in questi anni ne sono stati emessi e tuttora quotati diversi (con la denominazione Btp-i) e l’unica differenza sostanziale è che sono agganciati all’inflazione europea e non italiana. Che peraltro in questi anni è stata perfino superiore a quella nostrana.

E non è nemmeno vero come dice il Tesoro (e molti giornalisti “pubblicitari” ripetono) che questo è il primo bond emesso dallo Stato Italiano e agganciato all’inflazione italiana poiché esiste da tempo un titolo che sapevamo emesso della “Republic of Italy” (salvo che non si tratti di alcuni bontemponi “leghisti” che hanno usato questa denominazione alcuni anni fa per piazzare questo titolo e nemmeno la super tesoriera Maria Cannata lo sa) e agganciato proprio all’inflazione italiana.

Buono sì ma non strepitoso

Sono diverse le imprecisioni che si leggono intorno a questo titolo e il solito attento professor Beppe Scienza su “Il fatto quotidiano” (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/pasticci-tesoro-italia/198715/ licca sul link se vuoi leggerti questa “caccia all’errore”) ne ha fatto un piccolo campionario ma al di là di questi aspetti a cui ci ha abituato purtroppo in questi anni l’informazione finanziaria a far da grancassa dei comunicati stampa altrui talvolta in modo perfino esagerato il titolo non è a nostro parere né da distruggere, né da descrivere come qualcosa di simil miracoloso.

Di titoli legati all’inflazione oltre agli stessi Btp-i legati all’inflazione europea ce ne sono diversi (emessi da banche italiane come straniere e ancorati anche all’inflazione italiana) e negli scorsi mesi il mercato (come abbiamo consigliato a diversi clienti soprattutto nella consulenza personalizzata) ha dato la possibilità di acquistarne fino a pochi mesi fa con rendimenti doppi (e in alcuni casi quasi tripli!) rispetto a quelli emessi ora che le acque si sono fortunatamente calmate con il rientro dello spread Btp Bund in una zona di maggior “confort”.

Per onore del vero non è che avevamo consigliato (come SoldiExpert SCF soprattutto nella consulenza personalizzata) di acquistare massicciamente titoli di Stato italiani nel pieno della tormenta (non apparteniamo a coloro che si vantano di acquistare ai minimi e vendere ai massimi…), puntando sulla strategia “o la va o la spacca” (non è nel nostro dna e modello di strategia) ma fra i titoli più interessanti e sui quali si era creato qualche mese fa (come nel 2008) una finestra incredibile di opportunità (e che avevamo quindi consigliato) c’erano proprio questi bond legati all’inflazione di “vecchio conio”, preferendoli ai più classici titoli a tasso fisso e variabile.

Questi titoli legati all’inflazione (ora osannatissimi) emessi dal Tesoro (i Btp-I) come da diverse banche primarie (da Mediobanca. Banca Intesa, Merrill Lynch) che fino a qualche mese fa gli investitori istituzionali sembravano considerare come “peste” nel proprio portafoglio, cedendoli quasi a qualsiasi prezzo.

E se la storia va raccontata tutta andrebbe quindi anche raccontato che in caso di “tormenta” per ragioni non sempre comprensibili sono proprio questi i titoli soggetti alla maggiore volatilità (si veda anche sotto il grafico di cosa è accaduto in termini di volatilità al “parente” più prossimo di questo Btp legato all’inflazione, come il Btp-i con scadenza 15 settembre 2017) nel comparto obbligazionario.

Un investitore intelligente e consapevole invece che farsi sempre attrarre dal “nuovo” nel mercato obbligazionario dovrebbe sempre prima di tutto dare un’occhiata (o chiederlo al suo consulente finanziario se è veramente tale e non un venditore) invece all’”usato” e scegliere quello che è più adatto al suo profilo, non al venditore… Ovvero domandarsi nel caso dell’obbligazionario quanto rende un titolo con simili caratteristiche emesso dallo stesso emittente o comparabili? Nella maggior parte dei casi scoprirebbe (soprattutto quando si tratta di emissioni di titoli obbligazionari offerti dalle banche) che il prodotto “ultimo” non è affatto migliore di quelli già emessi. Al contrario…Ma l’emittente non ha alcun interesse a spingere in acquisto i titoli già emessi poiché ha bisogno di “soldi freschi” e non ci guadagna pressoché nulla nel consigliare alla propria clientela un proprio titolo quotato sul mercato secondario anche se offre al risparmiatore un rendimento nettamente superiore a quello di più recente collocamento.

Detto questo (ed è un consiglio di cui occorrerebbe ricordarsi sempre prima di acquistare un titolo) il titolo Btp Italia 26 marzo 2016 si può quindi confrontare soprattutto con il Btp-i 2016 (ancorato all’inflazione europea) e risulta simile in termini di rendimento netto (quello rende attualmente il 2,06% netto e ha scadenza il 15 settembre 2016 con codice Isin IT0004682107) ma nulla di stratosferico salvo non prevedere che l’inflazione italiana rispetto a quella europea galopperà come un cavallo in confronto a un mulo. E va ricordato che comunque che se si vuole acquistare un bond legato all’inflazione italiana sul mercato ci sono anche emissioni già quotate e spesso con rendimenti più interessanti con scadenze ed emittenti in termini di rating confrontabili.

Se l’inflazione è maggiore dell’1% all’anno meglio questo che un Btp classico ma…

Si può poi comparare questo Btp Italia rispetto a un simile titolo a classico tasso fisso (come il “vecchio” Btp con scadenza 15 aprile 2016 e codice Isin IT0004712748) il cui rendimento netto è attualmente dello 2,9% netto . Considerando l’inflazione tendenziale prevista ci sembra il Btp Italia (rendimento netto 2,05% netto) in termini di rendimento atteso più interessante dato che gli ultimi dati sull’inflazione indicando un +3,3% rispetto a 12 mesi fa e le attuali previsioni future vedono un tasso d’inflazione intorno al 2%.

Semplificando se nei prossimi 4 anni l’inflazione media annua sarà superiore allo 0,9% chi ha puntato sul Btp Italia ottiene infatti tutto il guadagno supplementare senza alcun “tetto” di rendimento come nel caso del Btp a tasso fisso se la scelta fosse fra puntare semplicemente fra il Btp Italia aprile 2016 e un titolo sempre emesso dal Tesoro e di simile scadenza a tasso fisso.

Il titolo è quindi  mediamente interessante e può stare in un portafoglio diversificato ma ricordandosi sempre della “modica quantità” sia come emittente che come caratteristiche poiché i “ruzzoloni” del 2008 e del soprattutto dell’autunno 2011 dovrebbe aver insegnato che nulla è “arci-sicuro” e non soggetto anche ad ampie oscillazioni.

Nel grafico sotto può essere interessante vedere cosa è accaduto al Btp-i (quello sempre emesso dal Tesoro e ancora all’inflazione europeo) con scadenza 2017 questo autunno: da 100 a quasi 70….in pochi mesi e poi la risalita (grazie all’intervento della “cavalleria” guidata da Mario Monti) nei mesi successivi. Questo per ricordare se ne fosse bisogno che un investimento obbligazionario su un titolo di Stato e anche collegato all’inflazione non è scritto da nessuna parte che sia più l’investimento più tranquillo della terra come qualche risparmiatore ingenuamente potrebbe credere leggendo tutti i peana pubblicati in questi giorni.

La fiducia grazie al governo Monti è risalita ma il debito pubblico italiano è ancora rimasto altissimo e il cammino verso il “risanamento” è solo agli inizi: un investitore consapevole non mette tutte le uova nello stesso paniere, fa dei confronti, diversifica (anche come strategie) e non si accontenta di quello che vuole “vendergli il mercato”
come “prodotto del giorno”.

Un’ultima annotazione. Anche le banche italiane hanno un buon motivo per proporre questo titolo alla loro clientela. La loro commissione (riconosciuta direttamente dal Tesoro) come dealer è stata fissata nello 0,3%. Con il vantaggio per loro questa volta di avere probabilmente molto meno “sbattimento” allo sportello perché di fatto la maggior parte dei clienti acquisterà online il titolo col fai-da-te, immettendo l’isin del titolo (IT0004806888)  sulla propria piattaforma online (un’altra delle “novità” di questa emissione).

Ma la commissione riconosciuta dal Tesoro è rimasta simile a quella delle emissioni tradizionali. Per motivare i “venditori” (e infatti alcune banche stanno contattando la propria clientela per proporgli questo investimento descritto talvolta in modo perfino fantasioso mentre altre si domandano se non si tirano così la zappa sui piedi perchè si perdono l’opportunità di rifilare carta propria…) una buona commissione di retrocessione (oltre che una bella campagna pubblicitaria) è sempre la migliore strategia.

In attesa poi di naturalmente di collocare un altro prodotto descritto come migliore…

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