Il mercato azionario è sopravvalutato? Le ragioni del sì e del no

Matteo Ramenghi, CIO di UBS, espone i fattori che influenzerebbero il mercato azionario in questo particolare contesto economico

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Il CIO (capo investimenti) di UBS, Matteo Ramenghi risponde alla domanda che molti si stanno facendo in questo particolare contesto economico: il mercato azionario è sopravvalutato?

Ramenghi prova a rispondere analizzando i fattori di forza e di debolezza attuali che possono influenzare in modo positivo o negativo il mercato azionario.

LE RAGIONI DEI RIBASSISTI

Buio sulla ripresa anche dopo il primo trimestre

Secondo il CIO di UBS, anche quest’anno la crescita del PIL rimarrà ostaggio del coronavirus. Se le nuove restrizioni dovessero protrarsi oltre il primo trimestre di quest’anno, le stime sul PIL e sugli utili societari sarebbero destinate a essere tagliate.

Gli algoritmi che governano pericolosamente i mercati

Secondo l’economista di UBS, molti investitori (compresi gli algoritmi che ormai rappresentano quote considerevoli degli scambi) sono posizionati in modo aggressivo sul mercato azionario e ciò implica che, anche se da un punto di vista fondamentale può essere la scelta corretta, il mercato potrebbe reagire in modo sproporzionato a eventi negativi alimentando picchi di volatilità.

LE RAGIONI DEI RIALZISTI

Aspettative di ripresa dopo il lockdown

Nonostante il diffondersi delle diverse varianti del virus COVID-19 si spera che, con una parte sostanziale della popolazione vaccinata e con l’arrivo della bella stagione, la pandemia possa essere contenuta entro l’estate.

In questo modo si avranno degli effetti positivi anche sul lato del mercato azionario e soprattutto sui settori rimasti più indietro, come titoli ciclici quali gli industriali, i materiali di base e le banche europee. Insomma, i settori che presentano valutazioni più contenute e che hanno un maggiore potenziale di recupero se il mercato è destinato a salire.

La vittoria dei democratici

Secondo l’economista di UBS, a medio termine la virata di Fondo monetario internazionale (FMI), banche centrali e governi verso politiche monetarie e fiscali più espansive sarà un fattore determinante.

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