IL NUOVO DIVORZIO ALL’ITALIANA? PER LE DONNE CHE NON LAVORANO ANCORA UN SALTO NEL BUIO

Si ricambia. Con la nuova pronuncia delle Sezioni Unite di luglio 2018, che determinerà da ora in avanti le regole per la concessione e quantificazione dell’assegno divorzile, i nuovi parametri per calcolare l’entità del mantenimento e quindi dell’assegno di divorzio sono oggi la durata del matrimonio, le potenzialità reddituali future del coniuge che richiede l’assegno e l’età del richiedente. Il tenore di vita goduto durante il matrimonio non conta più.

Una decisione che rispetto alla sentenza Grilli dell’anno scorso, torna a rafforzare la posizione dell’ex coniuge che, pur non producendo reddito da lavoro, si vedrà riconosciuto un ruolo nella formazione del patrimonio familiare e anche della ricchezza. Certo dimostrare in Tribunale quanto il coniuge che richiede l’assegno di mantenimento abbia contribuito alla formazione del patrimonio comune e personale dell’altro non sarà facile.

Essendo venuto meno il tenore di vita, è probabile che gli assegni top del passato restino un ricordo. Questa nuova sentenza della Cassazione conferma infatti la linea giuridica già tracciata con la rivoluzionaria sentenza Grilli-Lowenstein di maggio dell’anno scorso: il tenore di vita goduto durante il matrimonio non è più un criterio così significativo come avveniva nel più lontano passato. Questo nuovo pronunciamento delle Sezioni Unite dell’11 luglio 2018 conferma su questo fronte la sentenza Grilli.

Il nuovo corso del divorzio all’italiana, per le donne che hanno deciso di non lavorare, potrebbe configurarsi come una penalizzazione di non poco conto sul piano economico.

Naturalmente riguardo la presenza di eventuali figli per l’assegno di mantenimento i criteri di questa sentenza non hanno effetto, perché questi fino al raggiungimento dell’autosufficienza economica hanno diritto di mantenere (se le risorse dei genitori lo permettono e con qualche privazione economica se la nuova situazione familiare lo impone) il tenore di vita  consentito dalle condizioni economiche dei genitori e, in particolare, quel tenore di vita di cui avrebbero goduto se i genitori non si fossero separati.

Il tenore di vita non vale più

“Meglio della sentenza Grilli, che poteva condannare molte casalinghe alla povertà in caso di divorzio, ma anche con questo nuovo pronunciamento della Cassazione, il Tribunale potrebbe riservare comunque brutte sorprese alle donne che fanno un passo indietro nella carriera per dedicarsi alla famiglia”. Così, Marzia Sperandeo, Presidente dell’Associazione Matrimonialisti Italiani per la Liguria, commenta l’atteso pronunciamento delle Sezioni Unite dell’11 luglio 2018 sui nuovi criteri di determinazione dell’assegno divorzile a favore del coniuge più debole. Quello tipicamente che non ha un reddito, avendo optato per stare a casa e occuparsi della famiglia, anziché lavorare.

Anche per gli uomini l’intervento delle Sezione Unite civili della Corte di Cassazione apre diversi punti d’incertezza.

Difficile capire in caso di divorzio quanto potrà impattare l’assegno di mantenimento e c’è da aspettarsi in caso di separazioni difficili e sofferte tempi…

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