IL VIDEO DELLA BANCARIA DI INTESA È UNA COSA SERIA E FORSE NON C’È NIENTE DA RIDERE

Ho letto da persone che anche stimo, che sbertucciare il famoso video su Youtube della bancaria di Castiglione delle Stiviere non si fa, è da “cretini” e si commetterebbe pure cyberbullismo. Questo video non andrebbe commentato perché non era originariamente destinato alla fruizione pubblica ma a uso amatoriale interno di una banca con oltre 12 milioni di clienti. Gulp.

Per Massimo Gramellini nel suo corsivo di questa mattina sul Corriere della Sera  “l’avvento dei social ha trasformato l’umanità intera in una platea di divi potenziali, senza neanche il ritorno economico che dovrebbe compensare la cessione della propria vita al giudizio feroce dei frustrati”.
Insomma giù le mani da Katia e anzi “Siamo tutti Katia” si spiega nel titolo.

Secondo queste tesi, la direttrice di banca è una di quelle persone entusiaste del proprio lavoro e va apprezzata; si tratta al limite di una semi goliardata e comunque si trattava, per quanto sgangherato e sopra le righe, di un video auto-promozionale destinato al circuito interno della banca per fare “team building” e “spezzare la seriosità delle riunioni di formazione e di definizione degli obiettivi”.

Nulla che noi “non bancari” o persone “politically correct” possiamo giudicare e magari anche un po’ sfottere o criticare o farci un’idea sul mondo bancario.

E se c’è qualche colpevole di questo “sputtanamento mediatico” bisogna risalire alla sede centrale di Intesa Sanpaolo visto che qualche top manager della banca ha proposto il contest per fare “empowerment aziendale” (insomma “spirito di corpo”) e poi ha nascosto la mano, lasciando in balia dei social i poveri bancari che avevano aderito “spintaneamente” a questa iniziativa. Tutto giusto e soprattutto non è certo ammissibile usare toni violenti o insulti nei confronti dei protagonisti consapevoli o inconsapevoli di questi video aziendali . Ma proviamo a mettere qualche puntino sulle i…

Personalmente quanto ho visto questo video e altri (fra le “chicche” pure quello ispirato a Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani) che hanno iniziato a circolare fra i 600 che sono stati caricati nella intranet aziendale della banca n.1 del Paese ho avuto la conferma invece di un ulteriore segnale della deriva bancaria.

Perchè il  video della direttrice di Castiglione delle Stiviere ci fornisce uno straordinario spaccato di cosa è oggi il mondo bancario

Un segnale molto importante che va analizzato: per questo sì che dobbiamo ringraziare Katia per il messaggio che ci ha lanciato in modo mirabolante.

Un messaggio disperato di chi lavora in banca che in modo subliminale, virale e con tono apparentemente scanzonato, ha fatto comprendere, a chi vuole capire, che la professione del bancario di una volta è morta e sarà sostituita  sempre di più da quella del venditore-intrattenitore. Il  quale però rischia di essere numerose volte in parziale o totale conflitto d’interessi con la propria clientela.

Nell’ebook che ho scritto con Roberta Rossi (“I 4 Pilastri per investire Oggi…” scaricabile gratuitamente qui per chi fosse interessato), abbiamo inserito proprio nel I° Pilastro il concetto che in Italia il conflitto d’interessi non è un problema che riguarda solo Silvio Berlusconi e parla proprio di quello che stanno diventando da tempo le banche.

Ci siamo forse già dimenticati le azioni di banche non quotate e le obbligazioni subordinate che le banche hanno piazzato in questi anni ai risparmiatori per decine e decine di miliardi di euro? Risparmiatori finiti con il cerino in mano.

Ci siamo dimenticati che c’è ancora un’indagine in corso su molte banche (compresa quella di Katia) che in questi anni, per fare profitti e commissioni, proponevano “diamanti d’investimento” alla loro clientela a prezzi sensibilmente superiori a quelli di mercato, facendo da tramite a società che hanno utilizzato metodi discutibili per piazzare la loro mercanzia scintillante?

Ci siamo dimenticati che ci sono persone che si sono tolte la vita per la vergogna di aver perso i risparmi di una vita  che dovevano servire per loro e per i loro figli?  E che hanno investito quote massicce del proprio patrimonio su prodotti illiquidi o rischiosi su consigli dello sportellista bancario su pressione della direzione commerciale?

Ci sono in Italia migliaia di persone che hanno dovuto iniziare a stringere la cinghia per i cattivi consigli bancari in conflitto d’interessi e alcune, come raccontiamo nell’ebook, hanno avuto una vita rovinata non solo finanziariamente ma anche psicologicamente entrando in totale depressione.

Anche senza guardare questi casi che possono sembrare estremi per chi pensa di essere più furbo e al riparo da questi rischi, c’è comunque la “normalità” di un sistema bancario e di gestione del risparmio (come quello italiano) che viene considerato, nella classifica Global Fund Experience Report di MorningStar, fra i peggiori a livello mondiale quanto a trasparenza, costi, distribuzione e tassazione, dove tutte le ricerche e gli studi condotti dimostrano che il mercato è dominato dall’offerta e non dalla domanda.

Tradotto in parole povere, ciò significa che al risparmiatore italiano, in banca o attraverso il promotore finanziario, puoi rifilare quello che vuoi e stiamo parlando di milioni di persone, in un Paese che, secondo le classifiche sull’educazione finanziaria dei suoi abitanti, è dietro persino al Togo o allo Zambia e, in Europa, se la gioca solo con i greci quanto a ignoranza “ciclopica”.

Il mal di budget, un male che da anni come virus si sta diffondendo nel settore bancario

Da diversi anni, sull’inserto Plus de “Il Sole 24 Ore”, Nicola Borzi, uno dei 10 giornalisti economici-finanziari da leggere in Italia, racconta del fenomeno del “mal di budget”. Di cosa si tratta? Semplice: delle pressioni commerciali che molti istituti bancari adottano per convincere i propri dipendenti o i propri promotori a spingere i prodotti più lucrativi al fine di massimizzare il profitto aziendale di breve periodo.

Non piazzi abbastanza prodotti nella lista di quelli consigliati dalla banca come fondi d’investimento con maxi commissioni, obbligazioni strutturate e certificati d’investimento in emissione, azioni non quotate? Ne pagherai le conseguenze: dal mobbing, al trasferimento a qualche centinaio di chilometri, fino alla lista di esuberi nei casi di insubordinazione più grave…

E tutto questo mentre si dedicano convegni, conferenze e iniziative  al “capitale umano”, anche da parte delle stesse banche.

Lo spaccato che ci offrono questi video di bancari e banchieri (e che comprendiamo avrebbero dovuto essere destinati al circuito interno) disposti a esibirsi senza freni pur di omaggiare il mega direttore naturale, ing., visconte, responsabile della Divisione dei Territori della Mega Banca è strepitoso.

Un documento video probabilmente simile, per importanza, alla stele di Rosetta, se invece che guardare il dito proviamo a guardare la luna.

Nell’era dei rendimenti zero e dei bilanci “sofferenti per le sofferenze” per le banche e le reti parabancarie è sempre più importante contare su consulenti finanziari e dipendenti bancari motivatissimi e “social oriented”, capaci di farsi “amici” i propri clienti: più si è “amici” e più è facile abbattere qualsiasi barriera.

E, come ci insegnano le cronache finanziarie e gli ultimi studi della Consob, anche rifilare qualsiasi cosa.

A pensare male, tutto questo spirito di gruppo e tutta questa carica motivazionale che si vuole dare al personale bancario potrebbe accenderci qualche ulteriore campanello d’allarme: quello di un personale addetto allo sportello competente (ma non troppo perchè altrimenti potrebbe diventare un problema) e sempre più spinto a obbedire, quasi ciecamente, agli ordini supremi e al Bene della Causa ma dove l’interesse della Banca e quello del cliente possono divergere in modo sempre più forte.

Esagero?

Si vadano a rileggere alcune delle testimonianze di bancari già pubblicate alcuni anni fa su Plus (vedi qui ) e si comprenderà che quanto è accaduto in Italia, in tema di “risparmio tradito”, non è un frutto del destino cinico e baro. In molti sportelli bancari e società di gestione del risparmio da tempo si sta avvelenando il pozzo e il rapporto di fiducia con la clientela sembra basato più sulla spoliazione che sulla creazione di valore.

“Ti devo vendere un prodotto magari anche inadatto ma lucroso e redditizio per la banca. E’ la dura legge del mercato. Morte tua, vita mia. Volete le banche profittevoli e volete evitare una nuova pesantissima crisi bancaria ? Abbiamo bisogno di commissioni a go go. L’avidità è bella…”. Questo il pensiero del bankster.

Chi è allo sportello rappresenta l’esercito mandato sul fronte, la carne da cannone ma naturalmente non tutti coloro che lavorano in banca o fanno i promotori finanziari sono uguali.

Ci sono grandissime professionalità, come persone che non piegano la schiena a tutto quello che viene proposto di piazzare alla clientela; ci sono banchieri lungimiranti e bancari che fanno questo mestiere con grande passione e dignità ma anche padri e madri di famiglia che per indole o necessità si piegano alle richieste “spintanee” delle mega direzioni generali.

Il video “motivazionale” di Katia è quindi una grande opportunità per milioni di risparmiatori di vedere il “re nudo”, come nella celebre fiaba di Andersen.

Cerchiamo di diventare più disincantati quando la banca ci propone qualcosa: non fidiamoci ciecamente quando ci invitano a mettere la firma sulla linea tratteggiata. Chiediamo piuttosto un secondo parere o rivolgiamoci a chi opera senza conflitti d’interessi, come i consulenti finanziari indipendenti puri che non sono pagati con retrocessioni ma solo dal cliente e con il quale gli interessi sono molto più allineati (il mio consiglio è in conflitto d’interessi, visto che questo è il nostro mestiere, tuttavia parlo per quello che da anni vedo concretamente piazzare alla clientela da molte banche e reti di vendita).

Ci metto la faccia, ci metto la testa, ci metto il mio cuore” canta Katia. Come risparmiatori ricordiamoci sempre che noi ci possiamo … mettere e rimettere i soldi se dall’altra parte c’è chi, per mancanza di senso critico, poca esperienza o pressione commerciale, ci fa sottoscrivere un prodotto o un servizio bancario caro e inappropriato.

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