IN QUESTO MONDO DI SQUALI. IL CASO EUROPÉENNE DE GESTION PRIVÉE

Da più di 7 anni collabora con l’associazione dei consumatori Aduc rispondendo ai quesiti dei risparmiatori come consulente per gli investimenti finanziari. Iscritto all’albo dei promotori finanziari dal gennaio 2001, ma senza mandato di alcuna società Giuseppe D’Orta ha scelto di svolgere l’attività di consulente finanziario indipendente. E il suo osservatorio è un punto privilegiato per capire le preoccupazioni dei risparmiatori italiani. Ma anche le fregature e talvolta truffe in cui cadono.
Ultima caso eclatante quello della Européenne de Gestion Privée (Egp), società di intermediazione mobiliare con passaporto francese che operava in Italia (a Roma soprattutto) e di cui Giuseppe D’Orta ha seguito più di tutti il caso, raccogliendo intorno al sito dell’Aduc centinaia e centinaia di segnalazioni.

Qualcuno per parlare di questo caso ha parlato di Madoff all’italiana dato che i soldi raccolti sembrano essere scomparsi in un meccanismo simile alla catena di Sant’Antonio organizzata dal finanziere americano che piazzava hedge fund dalle performance costanti e crescenti. Salvo scoprire poi che era tutto un bluff.

Qui invece c’era un gruppo di promotori e procacciatori che negli anni avevano raccolto circa 300 milioni di euro attraverso società domiciliate in ogni parte del mondo e prodotti finanziari sempre più sofisticati, facendo leva sui soliti rendimenti allettanti.

A cadere nella trappola quasi un migliaio di risparmiatori fra cui anche giornalisti, personaggi del mondo dello spettacolo e anche qualche parlamentare. La famiglia Guzzanti sembra esserci quasi al completo, per esempio.

Per molti anni tutto è andato bene poi qualcosa deve essere andato storto perché  dall’inizio del 2008 ottenere la …E  il sospetto è che, almeno nell’ultima fase, i riscatti venissero pagati con i soldi dei nuovi sottoscrittori, ovvero con lo stesso trucchetto utilizzato da Bernie Madoff. Così sul finire dello scorso anno dopo la segnalazione della Consob, le autorità francesi mettono in liquidazione la casa madre francese della Egp. E in Italia partono le inchieste della procura di Roma.

Quello che sta emergendo è degno di un giallo finanziario con la società francese EGP (Européenne de Gestion Privée) a sua volta controllata da una società lussemburghese, la Dharma Holding, che sarebbe riconducibile al gestore di fondi Gianfranco Lande. Questi avrebbe operato in questi anni tra Roma e Ginevra per gestire fondi hedge basati alle Bahamas, collocando anche prodotti finanziari strutturati alla clientela dai promotori. Un bel giro con i soldi che una volta partiti da Roma non si capisce più dove finivano.

Come ha ricostruito Giuseppe D’Orta la EGP era presente da diversi anni in Italia ma con pochi clienti. Il “botto” era arrivato con l’ultimo scudo fiscale. Centinaia di risparmiatori disposti a riportare in Italia i capitali detenuti all’estero si sarebbero affidati a questa società. In realtà quello sembrerebbe emergere è che la quasi totalità dei soldi scudati erano in realtà gestioni collocate in modo abusivo da una società sussidiaria dello stesso gruppo Dharma, la European Investments Management (Eim) che convogliava i soldi raccolti soprattutto su due hedge funds domiciliati alle Bahamas. E così quando è arrivato il tempo dello “scudo” non potendo Eim istruire le pratiche per far rientrare i capitali dall’estero ha ceduto il passo a Egp che si è occupata di “regolarizzare” i soldi raccolti abusivamente.

L’attività di Egp è continuata (come il collocamento di prodotti strutturati “selvaggi”) ma col tempo i nodi sono arrivati al pettine. E quando qualche cliente ha iniziato a chiedere la liquidazione della propria posizione oppure di poter trasferire su un altro intermediario i titoli detenuti sono arrivati i primi problemi come spiega Giuseppe D’Orta in questa intervista.

 

Come è venuta fuori questa storia?
“Abbiamo iniziato a occuparci della vicenda a partire dallo scorso settembre quando abbiamo ricevuto sul sito di Aduc una segnalazione da parte di un risparmiatori che denunciava alcuni problemi nel tornare in possesso dei suoi soldi. Poi è stata una valanga”.

Che cosa sta emergendo?

“Si stima un buco di circa 300 milioni di euro e i clienti complessivi sono oltre mille. Persone che avevano affidato i loro risparmi alla Europeenne de Gestion Privee di Roma, succursale di una società di intemediazione mobiliare francese che nello scorso mese di dicembre è stata posta in liquidazione coatta.  Una vicenda complessa poiché a sua volta la società francese era controllata da una holding lussemburgerse, Dharma, che collocava proprie obbligazioni, certitificati e fondi (domiciliati ai Caraibi) utilizzando i soldi degli stessi clienti.
Per questo la procura di Roma indaga per esercizio abusivo dell’attività finanziaria ma anche per svariati altri reati tra cui appropriazione indebita e insolvenza fraudolenta e riciclaggio”.

Come venivano raccolti i soldi?

“Per un po’ di tempo i risparmiatori hanno goduto di interessi alti e di rimborsi veloci attraverso degli pseudo pronti contro termine e altri prodotti finanziari come gestioni in future ed hedge funds. La Egp prima dello scudo aveva pochissimi clienti ed era una società probabilmente pulita. Con lo scudo la massa è aumentata enormemente ma sono venuti fuori col tempo anche tutti i conflitti di chi da una parte raccoglieva del denaro, promettendo lauti rendimenti, e dall’altra dirottava questi soldi alla controllante e ad altri fondi speculativi non autorizzati al collocamento in Italia. Quello che emerge è che molti di questi soldi arrivavano poi a essere investiti in fondi o prodotti finanziari con trasparenza zero e domiciliati in paradisi fiscali. E il sospetto è che dentro questi fondi non ci sia più nulla dentro”.

Si possono ipotizzare delle responsabilità delle autorità di controllo? I vertici della EGP erano stati qualche tempo fa sanzionati in Francia ma questo non ha impedito che in Italia potessero operare indisturbati per lungo tempo?

“Riguardo all’eventuale reato di omessa vigilanza della Consob penso che il periodo in cui ha operato EGP sia forse troppo breve per ottenere un qualche risultato. Solo dopo lo scudo fiscale con l’ingresso in grande stile della EGP si può ipotizzare un controllo da parte della Consob. Va ricordato che i fondi chiusi e molti prodotti finanziari collocati in questi anni da alcune società di questo “network” erano totalmente abusivi e non soggetti quindi ai controlli da parte di Banca d’Italia o della Consob. Per moltissimi anni i soldi sono stati raccolti abusivamente come Eim. E’ ancora presto però per parlare di responsabilità ma per esempio sarebbe importante capire eventuali responsabilità del sistema bancario e di Banca d’Italia nell’Ufficio Cambi dato che tutto questo denaro che dall’Italia partiva per destinazioni sconosciute è strano che non cadesse nelle maglie dei controlli e accendesse qualche spia rossa”.

I risparmiatori coinvolti hanno qualche speranza di rivedere il denaro affidato o rischiano di aver visti bruciati tutti i loro risparmi affidati?

“In linea teorica trattandosi di una società francese dovrebbe intervenire il Fondo di Garanzia Francese che copre fino a 70.000 euro per i titoli e 70.000 euro per i contanti detenuti. Ma questa forma di indennità entra in azione solo nel caso che EGP non possa restituire ai legittimi proprietari gli strumenti finanziari da questi detenuti nonchè i loro depositi in contanti collegati a servizi di investimento prestati da EGP.
Ma va ricordato che il Fondo di Garanzia non copre l’eventuale svalutazione degli strumenti finanziari divenuti indisponibili e che la loro valorizzazione sarà stimata sulla base del loro valore monetario alla data di tale indisponibilità. In pratica se come appare i fondi o gli strumenti finanziari nei quali investivano i gestori di EGP sono diventati carta straccia e il loro valore è zero il Fondo non copre nulla.
Per rispondere a questa domanda occorre quindi capire prima di tutto che fine ha fatto il denaro, come è stato realmente investito e se le quote dei fondi erano vere o fittizie…e se i gestori di EGP non si erano inventati tutto riguardo il valore delle quote”.

Cambiando ma non troppo argomento come vedi la situazione della consulenza finanziaria indipendente italiana? Qui teoricamente non dovrebbero esistere conflitti d’interesse così macroscopici e soprattutto i soldi dei risparmiatori non si toccano ma si forniscono solo consigli. Eppure dal punto di vista della normativa siamo sempre vicini al punto di partenza ma non si parte mai… Che cosa ne pensi di come è stata finora inquadrata questa professione?

“Mi sembra che sia puntato soprattutto su un carico ingiustificato di burocrazia e il risultato sarà quello di limitare fortemente l’accesso alla professione. Quelli che lo fanno in modo puro e non come ampliamento di altre attività credo siano quattro gatti. Teoricamente è un mercato vasto e vergine ma nella realtà non è un mercato così ricco come pensa o sostiene qualcuno”.

Parlando invece di mode finanziarie qual è la sirena che ha attratto recentemente più risparmiatori? Qual è oggi il sogno oggi più diffuso di facile ricchezza, qual è lo strumento che permette questa volta di diventare tutti ricchi?

“L’ultima moda di questi anni è sicuramente l’investimento in valuta tramite il Forex. Si sono diffusi pure sistemi multilivello che promuovevano l’investimento valutario promettendo guadagni a due cifre, derivanti sia dal procacciare clienti che dalle gestioni valutarie. Ma diverse di queste iniziative sono già fallite, bruciando i soldi degli incauti risparmiatori. Il mondo del Forex e degli investimenti sulle valute è tutt’altro che trasparente come spesso chi lo pubblicizza vuol fare credere. Il rischio è molto alto perché vengono utilizzate leve altissime e alcuni broker ricorrono a contratti meno liquidi. In ogni caso dalla scorsa estate Banca d’Italia è intervenuta nel settore, stringendo diversi viti con la modifica degli articoli 106 e 107 del Testo Unico Bancario. Questo ha significato rendere la vita difficile o impossibili agli intermediari improvvisati e senza requisiti patrimoniali. E inoltre una circolare dell’Agenzia delle Entrate dello scorso mese di luglio ha prodotto modifiche importanti al regime del capital gain modificando un quadro che di fatto rendeva totalmente esentasse il trading sulle valute”.

Dalle domande che arrivano al sito dell’Aduc dove invece i risparmiatori italiani mostrano maggiori incertezze e preoccupazioni?

“Sicuramente il problema previdenziale resta spinoso. Si fa sempre più strada che le pensioni del futuro saranno sempre più misere ma non è assolutamente chiaro che livello di prestazioni aspettarsi. E in questo quadro si inseriscono le reti di vendita che spingono i loro prodotti spesso costosi e inefficienti. E costruirsi un futuro previdenziale adeguato è un problema purtroppo molto sottovalutato“.

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