DA INTESA SAN PAOLO A MONDADORI COSA BOLLE IN PENTOLA

Era l’aprile del 1985 quando la Coca Cola annunciò dopo 99 anni la messa in pensione della vecchia formula per fare posto alla New Coke. Nonostante studi di mercato precedenti e migliaia di test il management di Coca Cola fu costretto dopo qualche settimana a furor di popolo ad abbandonare il progetto e ritornare alla Coca Cola Classic. Qualcosa del genere è capitato a Piazza Affari dove il management di Intesa San Paolo nel giro di un mese ha dovuto far retromarcia sui propositi di acquisire Generali e il mercato ha ieri festeggiato la decisione con un rialzo di oltre il 5% delle azioni di Intesa San Paolo “Classic”.
L’immagine di Carlo Messina, ceo di Intesa, ne esce comunque un po’ ammaccata perché comunque al momento questa operazione è comunque costata quasi 4 miliardi di euro di capitalizzazione che la banca ha perso nell’ultimo mese con molti investitori che hanno preferito liquidare le azioni piuttosto che rischiare di rimanere impelagati in una combinazione bancario-assicurativa bellissima sulla carta ma di difficile realizzazione. Il nuovo piano industriale Intesa SanPaolo è previsto in autunno e si vedrà quale sarà la direzione che il management vorrà seguire. Oggi Intesa è fra le banche meglio gestite in Italia ma ha saputo godere anche in questi ultimi anni di una situazione di sbandamento di moltissimi suoi concorrenti e fare profitti nel settore bancario non è facile come in passato. E il fatto che dal cilindro il management di Intesa San Paolo abbia provato a tirare fuori il coniglio “Generali” dimostra che bisogna essere oggi molto più arditi che in passato.
Ma ieri a Piazza Affari un altro titolo che si è visto sugli scudi è stato Mondadori che nelle ultime settimane è stato riscoperto da numerosi investitori grazie ai buoni numeri di bilancio 2016 e alle prospettive positive del nuovo piano industriale. E stiamo parlando anche di un altro settore bancario che è stato massacrato dalla crisi. Basti pensare che Mondadori oggi vale 1,5 euro per azione contro gli 8 euro del 2007 e in questo decennio il fatturato della società si è ridotto quasi della metà.
La rivoluzione digitale ha fatto strage come il crollo della pubblicità e quasi tutti gli editori (non solo italiani) non erano preparati a questo tsunami ma nel caso di Mondadori la forte presenza nel settore libri, l’acquisizione di RCS libri e l’acquisizione di Banzai nel settore dell’editoria digitale disegnano un percorso interessante seppure la crisi dei periodici non è certo finita. E anche di questo ha parlato Salvatore Gaziano, responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert SCF, durante il consueto collegamento del martedì con Caffè Affari (Class CNBC).

 

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