INTESA SANPAOLO AFFRONTA DI NUOVO I MARI IN TEMPESTA

Fino a qualche anno fa quando si parlava di comparto bancario si faceva riferimento a società  solide e su cui puntare indiscriminatamente per vedere i propri risparmi progredire in maniera costante. Oggi, dopo la crisi di liquidità  che ha colpito il mondo intero, si comincia fare dei distinguo e anche per aprire un semplice conto corrente si va a confrontare gli indicatori di solidità .

Ne abbiamo scritto in maniera approfondita nei precedenti MoneyReport anche in relazione a dove poter parcheggiare la liquidità  riveniente dai progressivi disinvestimenti sull’azionario. Di pubblicità  ne sentiamo tanta, dalla zucca al cerchio fatto sulla sabbia, ma almeno l’ultima crisi ci ha insegnato a non fidarci troppo e valutare bene le varie offerte e il periodo delle vacche grasse, almeno per il momento, per i grandi banchieri multimilionari sembra terminato.

E se ne sono accorti anche gli investitori, tanto speculatori quanto cassettisti, che hanno cominciato massicciamente a liquidare posizioni dal settore finanziario provocando delle vere e proprie cadute delle quotazioni. Sarà  stata anche la paura di qualche default importante (diverse banche hanno chiuso i battenti negli Usa e in Europa e moltissime sono state salvate dai propri Governi con iniezioni di liquidità ), ma la capitalizzazione delle società  facenti parte del settore è inevitabilmente crollata con l’Indice Estoxx Banks che ha perso, nel momento peggiore, addirittura l’85% del suo valore.

Non hanno fatto eccezione le maggiori banche italiane anche se da più parti si è provato a gettare acqua sul fuoco dicendo che i nostri istituti finanziari vivevano una situazione di relativa tranquillità  grazie soprattutto ai modesti investimenti effettuati all’estero.

Tra le banche italiane una tra le più esposte all’ultima crisi è stata sicuramente Intesa Sanpaolo, un istituto di grandi proporzioni che nel maggio 2007 è arrivato a capitalizzare in Borsa oltre 73 miliardi di euro risultando la seconda banca in Italia per dimensioni dietro solamente a Unicredit. Ancora una volta, l’ennesima, siamo stati messi di fronte a una evidenza conclamata: la strategia buy and hold (compra e tieni) non risulta quella vincente.

Chi avesse comprato mille euro di azioni Intesa Bci nel gennaio del 2000 avrebbe visto oscillare il proprio investimento in maniera vertiginosa. Sarebbe passato dall’euforia di vedere il proprio gruzzolo raggiungere un valore di 1.546 euro nel maggio 2007 (+54,62%) alla depressione di vederlo a un valore di 333 euro (-66,69%) con una oscillazione tra il massimo e il minimo di quasi l’80%. E chi avrebbe avuto la forza e il coraggio (ma forse anche la sconsideratezza) di mantenere in atto ancora il proprio investimento? Certo chi ci è riuscito non ha dormito sonni tranquilli e si sarà  fatto magari l’idea che un approccio diverso avrebbe protetto il suo investimento.

Già  da tempo i trading system utilizzati da SoldiExpert SCF (sia per i portafogli modello che per la consulenza personalizzata) per compilare i propri portafogli dinamici avrebbero consigliato di liquidare il titolo e mantenere il controvalore cash o indirizzarlo altrove. Come si può vedere nel grafico sopra, a partire dal gennaio 2000 seguire le indicazioni del nostro software avrebbe significato effettuare tre operazioni, due in guadagno e una in perdita.

La prima nel 2001 chiusa con una perdita del -11,48%, la seconda a cavallo tra il 2003 e il 2004 chiusa con un guadagno del +3,85% e la terza tra il 2004 e il 2007 chiusa con un guadagno del +72,7%. Un andamento dei guadagni molto positivo nonostante un titolo che vale oggi esattamente la metà  di quanto valeva a inizio 2000. Da quando il titolo è arrivato a 5,25 euro infatti le strategie quantitative hanno consigliato di uscire dal titolo e non rientrare più. Si sarà  pure perso magari il rimbalzo dell’ultimo anno ma il titolo ora vale 2 euro euro dopo essere precipitato a inizio 2009 sotto gli 1,5 euro.

Un livello di volatilità  più accettabile, crediamo. Oltre che migliori risultati rispetto a una strategia passiva. Investire in Borsa per vedere le quotazioni tornare indietro (e dimezzare il capitale) come un boomerang (o come un frisbee) dopo oltre 10 anni di rigoroso “buy & hold” (compra e tieni) non è una strategia che consigliamo nemmeno ai cani…  Per citare un’immagine (vedi sopra) di una campagna pubblicitaria lanciata proprio da Intesa Sanpaolo.

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