Investimenti ESG, ecco perchè esiste un rischio trappola per i risparmiatori troppo creduloni

Investire ESG è davvero il rimedio universale a tutti i mali? I nostri consulenti finanziari avvertono: "non è tutto oro quello che luccica e tutto green e sostenibile come viene raccontato". E c'è pure un rischio bolla su alcuni titoli!

MoneyReport, il blog di SoldiExpert SCF

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“L’integrazione dei criteri #ESG nel processo di investimento è fondamentale per contribuire a generare rendimenti stabili e sostenibili nel tempo e mettere in primo piano l’impatto sulle persone e sul pianeta nelle scelte finanziarie”.

 

Frasi perentorie di questo tipo da qualche tempo sono diventate il mantra dell’industria finanziaria nei confronti dei risparmiatori e il nuovo sogno venduto (spesso a caro prezzo) di “guadagnare bene” questa volta “facendo pure del bene” all’ambiente.

ESG è l’acronimo di temi come quello E (ambientale) S (sociale) e G (di governance) e investire ESG significa che i soldi dei risparmiatori per chi privilegia questo approccio saranno investiti sulle aziende più virtuose e socialmente responsabili. Almeno su uno dei tre fonti, ambientale, sociale o di governance.

L’anno scorso è stato l’anno in cui gli investimenti ESG sono davvero decollati. Nel 2020, $ 152 miliardi di nuovi fondi sono stati versati in prodotti con etichetta ESG e il totale delle attività globali in questi prodotti ha raggiunto più di $ 1,6 trilioni.

“Descritto così tutto sembra meraviglioso – osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie d’investimento di SoldiExpert SCF, società di consulenza finanziaria indipendente fra le prime e più importanti in Italia – ma il diavolo si nasconde spesso nei dettagli e i risparmiatori devono stare attenti a chi gliela racconta in modo troppo facile, promettendo l’Eldorado finanziario. E per questa ragione nella nostra policy ESG, un documento reso obbligatorio dal 10 marzo a tutti gli intermediari e consulenti finanziari esprimiamo le nostre perplessità. Essere ESG significa per noi prima di tutto mettere in primo piano gli interessi dei risparmiatori e non raccontare  loro favole e parlare solo dei pro dell’investimento green sottacendo i contro”.

Dal 10 marzo 2021 è partita ufficialmente l’applicazione del regolamento di primo livello sull’informativa di sostenibilità dei servizi finanziari (Sustainable Finance Disclosure Regulation, abbreviato Sfdr) che ha l’obiettivo di rendere finalmente più sensibili ai criteri di sostenibilità anche i prodotti finanziari.

Intento lodevolissimo ma non è tutto oro quello che luccica e per questa ragione i consulenti finanziari indipendenti di SoldiExpert SCF hanno espresso nella propria policy i dubbi, le contraddizioni fortissime e le motivazioni per cui attualmente la società di consulenza non intende prendere in considerazione i fattori di sostenibilità in un quadro ancora incompleto e spesso totalmente incoerente. E tutto ciò si presta paradossalmente a maggiori rischi per i risparmiatori che si affidassero troppo alla “mistica” ESG.

“Peraltro molti titoli o temi venduti come ESG oltre a essere eticamente discutibili se si volesse veramente usare al 100% questa lente hanno valutazioni talvolta slegate dai fondamentali e in piena bolla speculativa – spiega Roberta Rossi, responsabile della consulenza personalizzata e consulente finanziario indipendente –
Come specificato più dettagliatamente nel documento dedicato alle Politiche ESG reso disponibile sul sito SoldiExpert.com, allo stato attuale la nostra società ritiene che svolgere il proprio mestiere di consulenti finanziari indipendenti nell’interesse primario dei propri clienti curandone, nel migliore modo possibile, gli interessi, non significhi adeguarsi totalmente alla politica ESG, come viene proposto dall’industria del settore e come sembra suggerire l’attuale normativa che ha comunque il merito di dissuadere gli asset manager che non sono pienamente ESG dall’enfatizzare la sostenibilità tra le loro credenziali e cercare di porre un freno al fenomeno del “greenwashing”.

 

SoldiExpert Fund Rating SoldiExpert Fund Rating

 

Un neologismo inglese, che generalmente viene tradotto come ecologismo di facciata o ambientalismo di facciata che indica la strategia di comunicazione di certe imprese, organizzazioni o istituzioni politiche finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale o del rispetto verso la comunità, i propri clienti e i diritti.

“Come rilevato anche da altri gestori indipendenti o da chi si è battuto per la sostenibilità e una finanza più etica la SFDR resta comunque vaga, imprecisa, aperta a diverse interpretazioni e SoldiExpert SCF è dell’idea che la finanza veramente sostenibile dovrebbe puntare al di là della semplice integrazione dei fattori ESG, e mirare a fornire un impatto tangibile su obiettivi sostenibili chiari altrimenti diventa tutto solo show, politica o puro marketing ” osserva Salvatore Gaziano, strategist di SoldiExpert che su questo tema ha espresso tutti i suoi dubbi in un video seminario dedicato al tema ESG.

 

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Una delle difficoltà principali è poi stabilire chi rispetta davvero i criteri ESG e chi invece viene etichettato come tale ma non lo è. E anche chi lo stabilisce… Quante società di gestione si possono definire veramente rispettose delle politiche di genere, dei diritti umani, dei rapporti con la comunità civile se nella realtà poi fanno di tutto per essere opache nei confronti dei loro clienti (esempio nella trasparenza e applicazione di pratiche di vendita non “aggressive”)?

Sul fatto poi che le società incluse in questi panieri di fondi o ETF siano “etiche”, ESG o SRI e che meritino sempre questo “bollino” e simili “certificazioni” si va anche qui spesso nell’opinabile: la stessa SEC, l’autorità di controllo della Borsa americana, ha deciso di mettere sotto esame l’industria ESG, inviando ad alcuni gestori un questionario per approfondire la loro offerta di prodotti ESG.

È giusto dire, per correttezza, che l’extra performance dei titoli cosiddetti ESG è difficile da valutare. Un intervento pubblicato nei mesi scorsi sul Financial Times da Robert Armstrong sugli “errori degli investimenti ESG” ha messo in evidenza fra le altre cose come l’attribuzione delle prestazioni a motivazioni ESG sia discutibile.

E in merito alle performance in campo ESG, l’opinione molto interessante pubblicata sul Financial Times non si differenzia SoldiExpert e dalle conclusioni dell’Ocse. Nel report sull’ESG spiega che “i rendimenti hanno mostrato risultati contrastanti nell’ultimo decennio”, sollevando interrogativi sulla reale misura in cui l’ESG guida i risultati e un recente studio dell’istituto di ricerca Edhec ridimensiona la convinzione a che l’investimento “sostenibile” offra una sovraperformance.

Ha fatto scalpore nelle scorse settimane l’intervento in proposito di Tariq Fancy, ex responsabile degli investimenti sostenibili del gigante mondiale del risparmio Black Rock, società oggi in prima fila nel dichiararsi ESG – che “Wall Street sta facendo il greenwashing del sistema economico e, nel processo, creando una distrazione mortale. Purtroppo, è tutto ciò che è, un’idea piena di speranza.

In verità, gli investimenti sostenibili si riducono a poco più che campagne pubblicitarie, iniziative di PR e promesse false da parte della comunità degli investitori. In molti casi in tutto il settore, i fondi comuni di investimento esistenti sono cinicamente rinominati come “verdi” – senza alcun cambiamento percepibile al fondo stesso o alle sue strategie sottostanti – semplicemente per motivi di apparenza e scopi di marketing. In altri casi , i prodotti ESG contengono società irresponsabili come le major petrolifere e altri grandi inquinatori come la produzione “fast fashion” per aumentare la performance del fondo”.

Migliorare il mondo (e anche quello degli investimenti) è importante secondo SoldiExpert SCF ed è importante farlo al più presto ma agendo sulla sostanza e non sulla forma. Con i fatti e non i bollini, gli slogan di facile presa e il marketing puro.