INVESTIMENTI: VOGLIA DI SICUREZZA. CASA, CONTI CORRENTI, CONTI DEPOSITO, POLIZZE, OBBLIGAZIONI. INVESTIMENTI “NO RISK” ?

Per i soldi si soffre sempre di più. Secondo un sondaggio dell’American Psycological Association il denaro è per gli americani la prima fonte di stress. Il problema non è più per molte persone cercare l’investimento più redditizio ma quello più sicuro. Che li metta al riparo da brutte sorprese. Che conservi e non distrugga i risparmi di una vita. Obiettivo condiviso da molti risparmiatori italiani che in un contesto economico sempre più difficile e ostile, con la recessione economica che morde e il lavoro sempre più precario, cercano, almeno quando si tratta di investire il proprio gruzzolo, un porto sicuro.

Chi non vuole rischiare si tiene alla larga dalle azioni e opta per conti correnti, conti deposito, polizze, obbligazioni della sua banca di fiducia. O nel classico mattone. Ma anche questi strumenti possono riservare brutte sorprese. Anche se sembrano l’approdo più sicuro per i propri risparmi…

Dopo la sbornia della new economy del 2000 (con titoli ancora sotto del 70-80% rispetto ai prezzi di carico), la crisi finanziaria del 2007-2008, la crisi economica dell’Italia, il lavoro sempre meno sicuro, il sentiment più diffuso degli italiani verso gli investimenti finanziari e la propria ricchezza liquida è uno solo: ansia.

Gli ultimi dieci anni sui mercati finanziari non sono stati certo una passeggiata (Piazza Affari ha perso il 30% nell’ultimo decennio) e in tempi di rovesci economici e incertezze sociali la voglia di sicurezza degli italiani sul fronte degli investimenti è sempre più forte. Ma esistono porti veramente sicuri quando si investe? Chi cerca la sicurezza dove può trovarla? Secondo molti risparmiatori per non correre rischi è sufficiente tenersi alla larga dalle azioni.

E comprare i titoli di stato e i bond della propria banca. Un ragionamento che non regge più alla luce di quanto è emerso negli ultimi anni con la crisi del debito sovrano dei paesi del club Med (e delle loro banche). Chi non voleva rischiare nei decenni passati ha puntato sui titoli di stato e sulle obbligazioni soprattutto quelle emesse della sua banca. Oggi questo investimento apparentemente “a prova di bomba” ha rischiato di mietere molte vittime.

La crisi del debito sovrano
Il Btp decennale che scade a agosto 2015 è arrivato a perdere tra la fine di agosto del 2010 e il gennaio 2011 più di 12 punti percentuali. Decisamente troppo per un investimento considerato sicuro e soprattutto nel caso che si debba chiudere la posizione.

Cosa sarebbe successo a chi a dicembre 2011 avesse dovuto vendere i Btp che aveva in portafoglio per far fronte a spese improvvise? Una decurtazione del capitale di oltre il 10%. Stessa sorte hanno subito le obbligazioni emesse da banche come Unicredito e Intesa che a causa della sfiducia da parte degli…

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