Investire nello spazio. La corsa accelera con 1700 miliardi di giro d’affari nel 2040

Il settore oggi ne vale 350 ed è pronto a una crescita esponenziale anche grazie a magnati come Musk, Bezos e Branson. In Italia il fondo Primo space.

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Investire nello spazio si può se il vostro obiettivo è diventare emuli di Elon Musk con la sua SpaceX sta portando in orbita satelliti per il suo servizio internet Starlink, collabora con la Nasa e conta entro il 2025 di atterrare su Marte.

Sono sempre più numerose le aziende che hanno una quota del fatturato importante legata alla conquista dello spazio e negli Stati Uniti è stato lanciato un ETF (da inizio anno +14) che investe sulle principali società della “space economy”.

Ticker UFO (gli americani sono americani) il “Procura Space ETF” è negoziabile in molte piattaforme di trading online ma in Italia non è armonizzato fiscalmente e quindi eventuali plusvalenze vanno dichiarate nella dichiarazione dei redditi e sono soggette alla tassazione progressiva in base alla propria aliquota. L’investimento sarà pure ultraterrestre ma il Fisco italiano vuole la sua parte.

Sebbene non esista una definizione legale di “spazio”, una definizione comunemente accettata è che il confine dello spazio inizia sopra la cosiddetta linea di Kármán che si trova a 100 chilometri (62 miglia) sopra la superficie terrestre. Questo è approssimativamente il punto in cui non c’è abbastanza aria per fornire il sollevamento a un veicolo alato.

E questo fondo passivo investe soprattutto in società nel mondo che ricevono almeno il 50% dei propri ricavi o profitti da uno o più segmenti dell’industria spaziale.

Investire nella “space economy” è possibile anche farlo naturalmente posizionandosi sulle società quotate con un piede nel settore.

Società sempre numerose a partire Virgin Galactic dell’altro imprenditore visionario, Richard Branson, che progetta da tempo voli spaziali di linea (250.000 euro se si interessati al volo ma bisogna mettersi in fila) e proprio nelle scorse settimane ha dovuto rinviare nuovamente di due mesi il prossimo volo di collaudo del veicolo suborbitale SpaceShipTwo.

Il turismo spaziale (e di questo periodo che siamo confinati in zona arancioni e rosse fa quasi sorridere) è uno degli sbocchi possibili e fra chi si gioca questa partita c’è anche Blue Origin, la compagnia missilistica di Jeff Bezos.

Il settore spaziale è già molto presente nelle nostre vite e basti pensare alle telecomunicazioni, al GPS (e ad altri sistemi di posizionamento che prevedono tramite razzi la messa in orbita di satelliti), al monitoraggio del nostro pianeta (per il meteo, l’agricoltura, l’inquinamento e tanti altri campi).

Un settore con altissime barriere all’entrata determinate dai costi stellari e dell’altrettanta siderale competenza tecnica; la sempre più stretta dipendenza nella vita quotidiana delle persone dalle infrastrutture satellitari (per quanto il più delle volte inconsapevole) per temi emergenti come 5G, blockchain, e cloud e, infine, la difesa spaziale come “area di spesa irrinunciabile per le superpotenze mondiali”.

Il settore è in forte espansione e secondo Morgan Stanley Research, la space economy vale già 350 miliardi di dollari e ha un potenziale di crescita esponenziale da qui al 2040: tra 1.100 e 1.700 miliardi di dollari.

E anche in Italia il comparto spaziale è in forte espansione ed è recente il primo fondo di venture capital italiano (Primo Space ) specializzato nel settore spaziale che si focalizzerà su startup e pmi dell’industria spaziale italiana, lavorando in collaborazione con il mondo accademico e della ricerca.

A Piazza Affari da tempo è quotata Avio, leader nel settore della propulsione spaziale e Officina Stellare (quotata sull’Aim), piccola società vicentina rispetto ai colossi del settore che progetta e produce telescopi ad alto contenuto tecnologico.

L’italiana Avio è una delle poche aziende al mondo nel settore del lancio di vettori ad essere quotata in borsa e opera nel settore dei lanciatori e della propulsione applicata a sistemi di lancio, missili e satelliti. E la società è conosciuta principalmente per i lanciatori spaziali con i nomi Vega e Ariane.

Ma il settore spaziale non offre solo grandi opportunità ma anche rischi veramente spaziali è bene sempre ricordare. Il lancio di un razzo non è mai un’operazione di routine e gli azionisti di Avio lo hanno sperimentato in occasione di 2 lanci falliti con il titolo affondato in Borsa e ritornato alle quotazioni di molti mesi indietro. O Virgin Galactic che dai 60 dollari di metà febbraio di quest’anno è scesa sotto i 30 dopo il rinvio dei test della navetta suborbitale Unity.

Un ritardo che, di fatto, posticiperà l’inizio dei voli suborbitali commerciali e che, quindi, avrà un impatto anche sul volo suborbitale in programma con l’Aeronautica militare italiana, inizialmente previsto per il 2021

La partita spaziale anche europea resta comunque molto ricca con un budget di quasi 15 miliardi di euro nel prossimo triennio in vista di missioni cruciali verso la Luna e Marte.

Ed è di buon auspicio l’incontro qualche giorno fa fra Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo Economico italiano e quello francese dell’Economia e Finanze Bruno Le Maire che hanno rilanciato una “stretta collaborazione” nel settore dell’aerospazio.

Buone notizie per l’italiana Avio per le commesse future in uno scenario dove non è da escludere la creazione di un polo europeo se si vorrà veramente competere a livello globale.

 

(un estratto di questo articolo è stato pubblicato su La Verità del 25 marzo 2021

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