L’investimento italiano col miglior rendimento degli ultimi 50 anni? Una merda. E non è una battuta

Immaginate che nel lontano agosto del 1961 una vostra zia si trovasse al mare dalle parti di Albissola Marina in provincia di Savona e al ritorno delle vacanze ai primi di settembre vi avesse raccontato di aver visitato una galleria d’arte di nome Pescetto.

E immaginate la sorpresa nell’apprendere che quella svitata di zia appassionata d’arte si fosse fatta convincere dall’artista che esponeva in quel periodo e dal gallerista padrone di casa ad acquistare una sua opera molto particolare.

Quell’artista si chiamava Piero Manzoni e le opere presentate ad Albissola e offerte al pubblico erano le celeberrime novanta scatole di latta con l’etichetta che recita “Merda d’artista. Contenuto netto gr.30, conservata al naturale, prodotta e inscatolata nel maggio 1961“.

Una delle opere più dissacranti dell’arte concettuale italiana di quel genio di Piero Manzoni (che morirà qualche anno dopo nel febbraio 1963 a soli 29 anni) e che passerà alla storia soprattutto per quest’opera e il suo significato provocatorio.

merdamanzoni

Il prezzo all’epoca delle scatolette non era, infatti, a buon mercato. Furono messe sul mercato per volere dell’artista a circa 21.000 lire (700 lire al grammo il prezzo dell’epoca) dell’epoca che era il valore equivalente di 30 grammi d’oro. Un grammo di cacca se “griffata” veniva così parificato a un grammo di oro.
All’epoca della creazione artistica Piero Manzoni attribuì a questi barattoli il prezzo corrispondente a 30 grammi di oro, alludendo al valore dell’artista che grazie ai meccanismi commerciali della società dei consumi poteva vendere al valore dell’oro una parte di se stesso.

Si associava così il simbolo stesso del massimo valore economico dalla notte dei tempi (l’oro) all’idea massima di disvalore, la merda.
L’artista esprimeva con geniale provocazione un concetto che poi attecchirà con successo clamoroso nei decenni successivi: i soldi come forma suprema di arte. L’artista che usa anche il proprio corpo per produrre e moltiplicare le sue opere e usa i media con sapienza per diffondere il suo messaggio e creare un mercato sempre più vasto.

“Fare denaro è un’arte. Lavorare è un’arte. Un buon affare è il massimo di tutte le arti.
Parole pronunciate qualche lustro dopo da Andy Warhol che diventerà l’artista supremo della pop art ed è tuttora il mattatore incontrastato del mercato dell’arte moderna.

Un interessante caso per studiare un po’ di matematica finanziaria …

Ma perché si torna a parlare in questi giorni della “Merda d’artista” ? La notizia è di quelle che non possono passare inosservate: una delle scatolette di “Merda d’artista” di Piero Manzoni (l’esemplare numero 69) è passata di mano nelle scorse settimane per 275 mila euro (contro le 21.000 lire dell’agosto del 1961) presso la casa milanese “Il Ponte’, dove si è tenuta una vendita di Arte Moderna e Contemporanea!

Anche dal punto di vista finanziario e non solo artistico questa aggiudicazione merita qualche calcolo e commento ripensando al 1961 e al valore di questa opera.

Stiamo parlando del periodo del boom economico dell’Italia e del suo apice: la media di crescita del Pil dal 1958 al 1963 è del +6,3% annuo. Nel 1961 il Pil italiano sale del 8,3% e l’indice di disoccupazione è al 3%. Siamo al top.

Per la prima volta gli addetti all’industria e ai servizi superano gli addetti all’agricoltura. Si assiste in modo massiccio allo spostamento dal sud al nord e dalle campagne alle città e sono gli anni dell’edilizia popolare e dell’avvio di numerose opere pubbliche.

 

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L’Italia del boom economico degli anni ’60

Acquistare un’opera d’arte (se così si può definire all’epoca) è comunque un gesto coraggioso e anche economico non irrilevante.
21.000 lire dell’agosto 1961 equivalgono ad aver investito 10,85 euro (21.000 diviso 1936,27).

All’epoca 21.000 lire non erano in verità una cifra bassissima ed equivalevano a metà salario di un operaio o un terzo dello stipendio di un impiegato. Un quotidiano in edicola costava 30 lire, un litro di benzina 120 lire e un chilo di zucchero 245 lire; per acquistare un televisore occorreva mettere da parte 2 stipendi. All’inizio degli anni ’60 acquistare un appartamento nel centro di Roma costava circa 221mila lire al metro quadro.

La famosa zia “svitata” che spende metà salario di un operaio per acquistare una scatoletta dove all’interno forse c’è della cacca di un artista allora sconosciuto venduta a peso d’oro l’avremmo sicuramente considerata una folle che aveva fatto il più ridicolo e assurdo investimento della storia e che era forse da interdire. Invece…

Ma quanto ha reso dal punto di vista finanziario acquistare alla zia “pazza” la scatoletta di Piero Manzoni. Qual è il rendimento medio annuo di questo investimento?
Molto meno di quello che potreste pensare e questo esercizio può servire magari a qualche investitore a comprendere come funziona il rendimento composto e a tenere i piedi per terra quando qualcuno vi promette rendimenti stabili a 2 cifre…

Facciamo qualche calcolo allora. A cosa corrispondono 21.000 lire del 1961 ovvero 10,85 euro oggi come potere d’acquisto? Secondo l’Istat la risposta è 271 euro e potete usare questo applicativo quando volete effettuare dei calcoli di questo tipo e vedere nel tempo il valore attuale di una certa somma.

Che guadagno si sarebbe ottenuto allora? Dal punto di vista assoluto qualcosa di difficile perfino da pronunciare e che supera il 101 mila per cento! Il capitale iniziale si è moltiplicato per più di 1000 volte.

Ma quale sarebbe stato il rendimento medio annuo composto?

C’è una formula matematica per calcolarla ma vi fornisco direttamente la soluzione e un applicativo per fare simili calcoli.
La risposta è circa un 13,5% annuo di composto.

E l’applicativo online con cui potreste fare simili calcoli se non avete dei matematici finanziari in casa o in ufficio è per esempio questo  se lo cercate su Google perché siete dei pigri e avete sempre odiato la matematica.

La potenza del rendimento composto

Si racconta che lo stesso Albert Einstein dicesse che “L’interesse composto è la forza più potente dell’universo”. Di citazioni attribuite ad Einstein ce ne sono così tante che non si capisce come abbia potuto occuparsi pure dalla teoria della relatività ma sicuramente la legge dell’interesse composto è fra le più importanti da conoscere per un investitore e può permettere a un capitale anche relativamente piccolo di moltiplicarsi nel tempo come racconta la leggenda del cortigiano che sbancò il Re di Persia (vedi link).

Ma la zia svitata che aveva acquistato nel 1961  la scatoletta di 30 grammi di merda d’artista al prezzo dell’oro oggi di tutti questi calcoli, ragionamenti e storie probabilmente si farebbe una grossa risata.

Un grammo d’oro allora valeva 800 lire oggi vale 35 euro. La cacca in barattolo numerata di Piero Manzoni all’ultimo fixing ha raggiunto così la quotazione di 9166 euro al grammo. Un valore di oltre 260 volte superiore.

1 grammo di merda, quasi 10mila euro. A peso e …fiuto il più grande investimento degli ultimi 50 anni.
“Il denaro è lo sterco del diavolo” diceva San Francesco d’Assisi. Ma può essere anche quello di un artista 🙂

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