Italia, investire in azioni ora bene ma il Paese sta crollando come competitività. Da qui se ne vanno tutti. Francia, Gran Bretagna e Germania nell’olimpo dell’attrattività

Le imprese europee (e non solo) non trovano attraente l'Italia per impiantare la propria sede. Come sta andando Piazza Affari? Il commento nella Lettera Settimanale

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(parte del contenuto di questa analisi è stata pubblicata in anteprima nella nuova Lettera Settimanale che viene inviata ogni martedì agli iscritti al nostro sito insieme ad altri contenuti speciali: è possibile registrarsi gratuitamente qui nel caso non si fosse già registrati al nostro sito)

Il 17 giugno, data del mega webinar dedicato all’asset allocation, si avvicina (puoi iscriverti qui se non l’hai fatto) e stiamo lavorando anche a questa cosa insieme alle altre attività più tipiche della nostra società.

Sono successe cose anche molto brutte in Italia e nel mondo nell’ultimo anno e mezzo dallo scoppiare della pandemia, ma, nel nostro caso, questo tempo non è stato sprecato, ma ci ha consentito (anche per effetto del tempo lavorativo che si è dilatato e di alcuni eccellenti innesti nel nostro team) di ampliare molto la nostra attività di consulenza finanziaria, ricerca & analisi (il numero di società che oggi seguiamo è più che triplicato rispetto al pre-pandemia e in alcuni nostri portafogli abbiamo azioni finlandesi come canadesi) e giovedì prossimo 17 giugno dalle 21 (chi non potrà assistere live potrà poi accedere alla differita) vi racconteremo alcune cose interessanti sul come investire che crediamo sia importante da condividere. Che tu investa 20.000 euro o 10 milioni di euro.

Confesso che ci sentiamo dei super fortunati per gli effetti che ha avuto la grande crisi sanitaria sulla nostra società, poiché ci ha rafforzato da tutti i punti di vista, anche se la frase di Andy Grove, ex Ceo di Intel: “le pessime aziende vengono distrutte dalla crisi. Quelle buone sopravvivono. Le migliori si fortificano” ha un che di crudele, giusto ma anche ingiusto, poiché alcuni settori e imprese messe a dura prova dal Covid e dai lockdown hanno avuto soprattutto la sfortuna di essere posizionate nel settore sbagliato nel momento sbagliato (e ricevere sostegni statali magari sballati).

 

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Il “Cantiere Italia” come quello Mondo sta ora ripartendo (quello di casa nostra è, invece, un vero delirio, perché stiamo ristrutturando casa e ufficio a Lerici e viviamo nella polvere più che nell’altare delle performance delle Borse) e addirittura dopo aver toccato in questi 12 mesi passati i più alti tassi di disoccupazione dal Dopoguerra in poi, ora in mezzo mondo si assiste a una carenza di manodopera.

Sette datori di lavoro su dieci a livello globale stanno segnalando difficoltà nell’assunzione di lavoratori qualificati in aree ad alta domanda, tra cui operazioni e logistica, produzione, information technology, vendite e marketing, secondo una ricerca di ManpowerGroup, leader mondiale delle agenzie per il lavoro.

Negli Stati Uniti (e dove il costo del lavoro non è quello italiano) le aziende per incentivare i lavoratori hanno rapidamente aumentato i salari e offerto incentivi per attirare i lavoratori, dalla firma di bonus e contributi alle tasse universitarie.

Alcune piccole imprese che sentono le stesse pressioni, ma non possono mettere in campo le stesse forze delle grandi, hanno lavorato più di fantasia come organizzare delle lotterie per i neo-assunti con primo premio un suv o altre idee creative.

Sull’Europa c’è finalmente un forte interesse degli investitori di tutto il mondo e anche per Piazza Affari è un buon momento (basta vedere l’andamento dei nostri portafogli dedicati) seppure a leggere in questi giorni il Barometro di EY (ovvero Ernst & Young, il network mondiale di consulenza aziendale) sull’attrattività francese nel 2020 c’è poco da festeggiare per noi “mangia-spaghetti”.

Nel 2020, la Francia è riuscita a mantenere il favore degli investitori stranieri, mantenendo così la sua posizione di prima destinazione per le imprese commerciali, davanti a Regno Unito e Germania nonostante un declino dei progetti annunciati per effetto della pandemia.

E l’Italia? Nei primi 10 come si può vedere nella tabella non compariamo nemmeno ed evidentemente le imprese europee (e non) quando devono decidere dove stabilirsi non ritengono l’Italia un luogo attraente in base a una scelta multi-fattoriale.

 

Top Ten degli investimenti stranieri nel 2020

 

La tassazione non è tutto, ha spiegato Pascal Cagni, ex boss di Apple Europe, oggi ambasciatore per gli investimenti internazionali e presidente di Business France.

“Quando sei un investitore, la Francia è un mercato interno di 66 milioni di persone, un tasso di risparmio molto alto, una rivoluzione digitale che ha avuto un effetto turbo negli ultimi anni, un’ottima qualità della banda larga, un basso costo energetico …”

La Francia, insieme alla Germania, è fra i Paesi che seguiamo più nei nostri portafogli azionari diretti (dopo naturalmente l’Italia) e in questi ultimi 18 mesi siamo rimasti molto colpiti non solo dalla quantità di società quotate, ma anche della qualità e assortimento e non siamo rimasti quindi stupiti che questa settimana passata ha testato i nuovi massimi dopo 20 anni riportandosi ai livelli della “nouvelle économie”.

Noi italiani come indice Ftse Mib Storico siamo sotto ancora del -18% da inizio 2000. E vi evito di dire i tedeschi dove sono arrivati per carità di Patria.

D’altra parte è anche per questa ragione che è bene diversificare, seppure va detto che i nostri portafogli azionari Italia (di cui alcuni hanno 20 anni di vita!) hanno fatto nettamente meglio del mercato e sono un nostro grande orgoglio. Che ci rendono doppiamente fieri di essere italiani “nonostante tutto” come diceva Luigi Einaudi.

Stai bene ed investi bene,

Salvatore Gaziano di SoldiExpert SCF
Responsabile Strategie d’Investimento SoldiExpert SCF

 

 

 

 

 

 

p.s. Che il mondo sta ripartendo con un nuovo can can lo hanno annunciato negli scorsi giorni due dei locali della notte simbolo di Parigi come il Crazy Horse (che quest’anno festeggia i 70 anni) e il Moulin Rouge che si apprestano a settembre a riaprire. Per il Moulin Rouge è la chiusura più lunga da oltre un secolo ovvero da quando il teatro simbolo della Belle Epoque fu distrutto da un incendio nel 1915.