Perchè gli ETF stanno rottamando i fondi d’investimento in tutto il mondo (e in banca non ve lo dicono)

Una delle serie televisive di maggior successo statunitensi che ha contribuito a diffondere la notorietà di Netflix è stata “Orange is the new black”. Si potrebbe dire qualcosa del genere riguardo agli ETF che sono i nuovi fondi: “ETF is the new fund”.

Molto meno costosi (anche dell’80% all’anno come carico commissionale), spesso più redditizi (chi meno spende, più guadagna) e sempre più intelligenti nella formula “smart beta”. E tutte le analisi dimostrano sempre più che fra acquistare un fondo e un ETF in oltre il 90% dei casi questi ultimi sono migliori come rendimento/rischio per l’investitore. E non a caso chi fa vera consulenza finanziaria indipendente ai risparmiatori come è il caso della nostra società, SoldiExpert SCF, li utilizza sempre più nei propri portafogli, rottamando sempre più i fondi d’investimento (e su questo argomento torneremo a parlarne prossimamente).

La vantata gestione “attiva” dei fondi d’investimento di fatto assomiglia molto spesso al Sarchiapone (un animale immaginario) di Walter Chiari ma di sicuro esistono i costi che vengono spartiti dalla catena distributiva e che possono essere sull’azionario anche del 2-3% annuo e oltre su quelli azionari; sugli ETF questo costo di gestione è nettamente più basso (e nel tempo questo regala agli ETF un vantaggio non indifferente come dimostrano tutte le ricerche accademiche).

Certo esistono delle eccezioni ma numericamente restano una minoranza e l’asserita gestione attiva della maggior parte dei fondi non si vede nei mercati al ribasso dove la maggior parte dei fondi ottiene rendimenti negativi uguali comunque a quelli degli ETF.

I risparmiatori dovrebbero quindi quasi sempre preferirli ai fondi (soprattutto su patrimoni medio bassi) ma nella realtà banche e reti propongono ancora massicciamente i fondi d’investimento perché su questi ottengono cospicue retrocessioni (mediamente il 75% del costo di gestione di un fondo viene retrocesso al collocatore) mentre sugli ETF no.
Quindi nel caso di un fondo che ha un costo annuo per esempio del 3% annuo significa che i 2/3 ovvero il 2% circa tornano al collocatore ovvero la rete e la banca che divide questo “incentivo” in modo piramidale con la propria rete.

Negli ETF non c’è retrocessione o incentivo a chi li piazza e questo spiega anche il più basso costo e successo e perchè oggi gli ETF (qui a questo indirizzo è possibile avere maggiori informazioni su questi strumenti) sono considerati uno dei prodotti finanziari più innovativi degli ultimi trent’anni. L’obiettivo che si propone un ETF è realizzare una performance identica a quella di un indice azionario, o obbligazionario o di un paniere di titoli quotati appartenenti a uno stesso settore (per esempio l’energia).

La performance di ogni ETF dipende quindi dal tipo di indice che si propone di replicare: l’ETF Lyxor FTSE All Share per esempio,…

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