Le telecomunicazioni vedono rosa, ma solo all’ombra di nuove torri

In cinque anni l'indice azionario del settore delle telecomunicazioni è salito dell'1,7% contro il 56% di quello generale. Un focus sulle tlc e i titoli da tenere d'occhio

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All’alba del 2000 era questo il settore del futuro, le telecomunicazioni. In Francia il più importante operatore tlc locale, France Telecom, rappresentava la prima società per capitalizzazione e analogamente in Italia Telecom Italia sembrava destinata a fare sfracelli con la new economy.

Sul tema è intervenuto anche Uwe Neumann, analista di Credit Suisse: secondo il suo parere, dopo la sottoperformance di quest’anno, le prospettive per il settore delle telecomunicazioni sono destinate a migliorare dopo il picco delle spese per gli investimenti toccato nel 2021. Facciamo un focus sul settore Tlc.

 

 

Settore telecomunicazioni: come è andata quest’anno?

 

Rispetto al 2000, il settore delle tlc soprattutto in Europa si è fortemente ridimensionato e fra i peggiori casi c’è la nostra Telecom Italia che ha continuato ancora in queste settimane a toccare nuovi minimi alla ricerca perenne della quadra fra rete unica, azionariato, governance, advisor e piani industriali di rilancio ed è arrivata proprio questo settimana “l’offerta che non si può rifiutare”.

Il fondo Usa Kkr, già partner della compagnia in FiberCop, ha annunciato una manifestazione d’interesse, allo stato non vincolante e indicativa, per lanciare un’Opa totalitaria finalizzata al delisting che sarebbe valida al raggiungimento di almeno il 51% del capitale di Telecom Italia.

Incapace da 20 anni di sistemare la partita della Rete e con un debito rimasto comunque elevatissimo arriva l’offerta dello straniero (KKR) che conta però su due super consulenti di peso secondo alcune fonti: l’ex numero uno di Cassa depositi e prestiti, attualmente azionista di Tim al 10 per cento, Claudio Costamagna e l’ex vicepresidente di Amazon e responsabile dell’agenda digitale di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, Diego Piacentini.

Costamagna è stato precedentemente anche advisor, assieme all’ex ad di Tim e di Enel Fulvio Conti, del fondo Macquarie che ha preparato l’offerta per Open Fiber. Mentre Piacentini, suo socio, è consulente di Kkr. Dietro l’offerta di KKR c’è stato quindi un lungo lavoro di preparazione perché il governo italiano sulle infrastrutture strategiche – e la rete di Tim è quanto di più strategico possa esserci – può esercitare il golden power, e quindi ha il potere tra gli altri di bloccare possibili acquisizioni.

Kkr, che è anche il maggiore azionista del gruppo editoriale tedesco Axel Springer, detiene già il 37,5 per cento di FiberCop, la società costituita da Tim con Fastweb e che gestisce la rete secondaria di Tim, quella che arriva alle case per intenderci.

In Europa il business tlc, dopo i successi iniziali, si è rivelato molto più complicato del previsto e anche gli Stati hanno strozzato il settore con costi delle licenze altissimi, mentre i top manager riempivano le società di debiti e si facevano poi una concorrenza forsennata fra loro, uccidendo la redditività.

O spendendo miliardi di euro per acquistare contenuti (tipo quelli calcistici) facendo lievitare i prezzi senza poi riuscire a monetizzarli.

Il caso italiano fino a questa offerta che potrebbe cambiare uno scenario finora di lacrime e sangue è quasi disperato (l’ultimo ad di Telecom Italia Gubitosi era visto in uscita prima dell’affondo di KKR) e lo Stato italiano nell’aprile 2018 ha pensato pure di entrare indirettamente nel capitale di Telecom Italia tramite Cassa Depositi Prestiti con un 10% per “tutelare gli interessi di sistema” e la minusvalenza è di oltre il -50%.

Quest’anno il settore europeo delle telecomunicazioni ha deluso gli investitori visto che ha sottoperformato di oltre il 10% il più ampio mercato europeo: da inizio anno l’indice Stoxx Europe 600 Telecommunications ha ottenuto una performance di circa l’11%.

A livello globale il quadro non è apparso molto diverso: le aziende del settore delle tlc hanno sottoperformato anche negli Stati Uniti.

 

 

Performance basse nel settore tlc: perché?

 

Il settore delle telecomunicazioni è fra i ritardatari cronici in Borsa e basti confrontare l’andamento a 5 anni dell’indice azionario europeo generale (+56%) con quello del settore tlc europeo (+1,7%) per capire il gap accumulato (Telecom Italia nello stesso periodo segna -50%).

Credit Suisse sottolinea che la scarsa performance del settore delle telecomunicazioni europeo ha sorpreso tutti, in quanto l’impatto della pandemia è stato positivo con i minori guadagni del roaming compensati da un tasso di abbandono più basso.

Inoltre la pandemia ha indotto i responsabili politici a ripensare le reti per renderle all’avanguardia, cosa che solo aziende in buona salute possono fornire.

La ragione principale della debole performance, secondo l’analisi dell’esperto di Credit Suisse, è stato l’aumento degli investimenti per le reti mobili 5G e la fibra, che hanno messo sotto pressione i flussi di cassa, insieme allo scetticismo degli investitori sulla possibilità che questi investimenti possano fruttare rendimenti superiori rispetto agli ultimi anni.

 

 

Il settore Tlc migliorerà nel 2022?

 

C’è chi comunque fra gli investitori a caccia di valore sta guardando alle potenzialità del settore delle telecomunicazioni europeo perché intravede un potenziale di recupero.

Anche l’esperto di Credit Suisse ritiene che la situazione per il settore delle telecomunicazioni possa migliorare il prossimo anno. A livello del rapporto tra il valore dell’impresa e l’utile Ebitda (al lordo di imposte, interessi, svalutazioni e ammortamenti) rispetto al mercato europeo complessivo, i rating sono al livello più basso da almeno diciassette anni.

E questa situazione porta inevitabilmente o le società di private equity a considerare acquisizioni nel settore o ad acquistare quote di minoranza.

Alcune trimestrali delle società tlc europee più importanti mostrano margini di recupero della redditività e le società più specializzate nella costruzione e gestioni delle reti 5G o delle torri sono fra quelle che mostrano i maggiori ritorni.

Le azioni Nokia sono salite di quasi il 60% da inizio anno. Cellnex ha aumentato sia il suo fatturato annuo che gli obiettivi di guadagno di 100 milioni di euro a seguito di un aumento del 47% delle vendite nella prima metà dell’anno.

Telefónica, la società di telecomunicazioni spagnola, ha realizzato un utile netto record di 7,7 miliardi di euro nel secondo trimestre grazie alla fusione del Regno Unito con Virgin Media e alla vendita delle sue attività di torri Telxius ad American Tower.

I ricavi medi per cliente mobile in Europa sono quasi meno della metà di quelli negli Stati Uniti e Deutsche Telekom ha puntato forte, anni fa, sugli Stati Uniti con T-Mobile e sta avendo ragione come Orange (l’ex France Telecom) nel continente africano dove vede la crescita più forte e la maggiore marginalità.

 

Settore delle telecomunicazioni: i titoli da tenere d'occhio

 

Questo contributo dell’Ufficio Studi di SoldiExpert SCF è stato pubblicato in parte sul quotidiano La Verità il 18 novembre 2021.