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Mese positivo per i mercati azionari: bene le trimestrali delle società europee e negli Stati Uniti i colossi tecnologici dominano ancora

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Quello di aprile è stato un altro mese positivo per i mercati azionari mondiali trainati ancora soprattutto dall’azionario USA e da un discreto andamento dell’azionario europeo, mentre hanno faticato a tenere il passo gli emergenti e anche l’azionario Italia che, però, negli scorsi mesi, complice anche l’incarico come premier di governo a Mario Draghi, aveva corso molto. In forte ascesa ancora le materie prime (agricole come i metalli), mentre l’oro prova a reagire e ad allontanarsi dai minimi di inizio marzo.

L’azionario europeo sale (+1% circa), ma non sfonda nonostante i multipli molto più convenienti rispetto agli Stati Uniti e fatica ad esprimere le sue potenzialità anche perché la campagna vaccinazione sta faticando a entrare nel vivo in molti Paesi.

L’Europa non è un posto per fare soldi facili per gli investitori e il fatto che i multipli valutativi sono sulla carta più convenienti di quelli statunitensi non sta provocando uno spostamento di massa dei capitali internazionali.

Era il 2010 quando i capi di governo europei annunciarono a Lisbona che l’Unione Europea avrebbe dovuto diventare la “regione più competitiva del mondo” e qualcosa deve essere andato storto. E purtroppo anche la pandemia ci ha ricacciato ancora più indietro.

L’Unione Europea non solo ha subito un crollo maggiore di Cina e USA con una discesa del 6,1 per cento nel 2020, anche le prospettive per quest’anno sono scarse.

Secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), la Cina crescerà dell’8,4%, l’America del 6,4% mentre l’UE se tutto va bene del +4,4% e nel 2022 il prodotto interno lordo della zona euro sarà solo dell’1% superiore al valore del 2019, mentre gli Stati Uniti saranno secondo le previsioni sopra del 7% e la Cina ci guarderà dall’alto in basso con il suo 18% in più.

Un cauto ottimismo per i prossimi mesi è comunque il sentimento prevalente sull’azionario e può essere attribuito principalmente al modo in cui l’Europa sta gestendo la crisi del coronavirus e le relative prospettive economiche a breve termine.

Un sondaggio pubblicato lunedì (IHS Markit) ha comunque mostrato che l’attività manifatturiera nella zona euro ha continuato ad accelerare a un ritmo rapido ad aprile dopo una forte performance a marzo e non si vedeva questa fiducia dal 1997!

Le trimestrali delle società europee hanno indicato una crescita degli utili del +75% e si sono rivelate meglio delle attese (superando del 15% le aspettative di consenso degli analisti).

Riguardo i vaccini, in termini di copertura della popolazione, l’Unione europea resta ancora molto indietro rispetto a paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito.

Positivi, comunque, soprattutto i settori più legati alla “riapertura” come il settore del commercio, il food & beverage e il turistico, mentre continua imperterrito il momento d’oro delle commodity. In coda il settore automobilistico che lo scorso mese aveva però iper performato.

Negli Stati Uniti è la tecnologia a trascinare ancora il mercato grazie anche alle trimestrali eccezionali presentate nell’ultima settimana.

Le grandi aziende tecnologiche non solo sono sopravvissute indenni alla crisi del coronavirus, ma ne stanno emergendo più forti e secondo il n. 1 di Microsoft questo è solo l’antipasto.

“A più di un anno dall’inizio della pandemia, il canale digitale non sta rallentando”, ha affermato il CEO di Microsoft Satya Nadella presentando i dati per il terzo trimestre fiscale a fine marzo. “Sta accelerando – e questo è solo l’inizio.”

Per Microsoft, questo si è tradotto in un aumento delle vendite del 19% a 41,7 miliardi di dollari, con un utile di 15,5 miliardi, con un incremento del 44%.

Amazon ha ampiamente superato le aspettative degli analisti. Le vendite trimestrali sono aumentate del 43% a 108,5 miliardi di dollari e l’utile del 220% a 8,1 miliardi. Per il trimestre in corso, la società Internet prevede un fatturato compreso tra 110 e 116 miliardi di dollari: sarebbe il terzo trimestre consecutivo con oltre 100 miliardi di vendite.

In pratica ogni giorno del primo trimestre in media Amazon ha fatturato 463 milioni di dollari ovvero, al cambio odierno, circa 384 milioni di euro, 16 milioni all’ora ovvero 266 mila euro al secondo. Ogni battito di ciglia Jeff Bezos fattura 100 mila euro. Io ci ho provato ma nulla…

Anche Apple è andata alla grande. In particolare, la domanda di smartphone abilitati al 5G ha spinto i ricavi del primo trimestre dell’azienda a salire del 54% a 89,6 miliardi di dollari. E i profitti sono più che raddoppiati a 23,6 miliardi di dollari. Non solo i nuovi iPhone sono stati ben accolti con un ricavo di $ 47,9 miliardi, ma anche i computer Mac, che sono stati recentemente equipaggiati con il chip fatto in casa di Apple. Le vendite con i Mac hanno raggiunto il massimo storico di 9,1 miliardi e la società ha anche segnato un massimo senza precedenti nel settore dei servizi a 16,9 miliardi.

La forte ripresa del segmento pubblicitario si è riflessa ancora più fortemente nei dati forniti dalla casa madre di Google, Alphabet come di Facebook.

I ricavi nel primo trimestre di Google sono aumentati del 34% a $ 55,3 miliardi e i profitti sono aumentati del 162% a 17,9 miliardi.

 

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Dopo che molti inserzionisti hanno annullato i loro ordini lo scorso anno a causa della prima ondata della pandemia, ora sono tornati. Solo sulla piattaforma video YouTube, ad esempio, le vendite sono aumentate del 49% a 6 miliardi di dollari. E la società ha annunciato un riacquisto di azioni da 50 miliardi di dollari.

La ripresa della pubblicità su Facebook si è tradotta in un risultato da sogno. I ricavi, il 97% dei quali è generato da introiti pubblicitari, sono aumentati del 46% a $ 25,4 miliardi nel primo trimestre. Questo ha significato un aumento dei profitti del 94% a 9,5 miliardi di dollari. La società di Mark Zuckerberg ha aumentato le sue previsioni di fatturato da $ 68 a $ 73 miliardi a $ 70 a $ 73 miliardi.

  • Le vendite di iPhone da sole hanno raggiunto $ 47 miliardi, con un prezzo medio al dettaglio che ha raggiunto $ 847
  • Microsoft Teams ha 145 milioni di utenti giornalieri, più di 7 volte la cifra di 1,5 anni fa
  • Il numero di dipendenti di Amazon negli Stati Uniti ha raggiunto quota 950.000, circa il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso
  • Le entrate di YouTube sono state del + 49% su base annua (e la sua tariffa prevista di $ 29- $ 30 miliardi per il 2021 lo mette alla pari con Netflix)
  • Le app di Facebook (ovvero FB, Instagram, Messenger, WhatsApp) sono state utilizzate da più di 3,4 miliardi di persone almeno una volta nell’ultimo mese

Numeri eclatanti, insomma, quelli dei titani del digitale e la loro corsa sembra veramente inarrestabile salvo che non intervengano regolamentazioni molto più severe da parte della politica per cercare di limitare lo strapotere tentacolare di questi colossi.

In Cina hanno già iniziato anche perché il potere di colossi come Alibaba, Tencent, Meituan non vuole essere lasciato libero di espandersi senza limiti dal Partito Comunista Cinese che vuole comunque “governare” la tigre. In Occidente se ne parla da anni senza finora arrivare a nulla e il presidente Usa Biden ci proverà sicuramente, ma senza voler certo strangolare la tecnologia Usa anche per questioni di real politik.

Per queste ragioni, come abbiamo spesso scritto sul tema, parlare di “valutazioni strabilianti ed esagerate” riguardo il mercato azionario va sempre fatto nel merito e caso per caso.

Certo esistono casi non certo isolati di comparti dove le “bolle” vere e proprie gorgogliano in modo sempre più fragoroso (per noi il tema delle criptovalute, le Spac, il ‘green’ alla Tesla e dintorni, le società che fatturano decine di volte il fatturato e producono utili risicati o nulli, la “mistica” delle start up…) in un portafoglio equilibrato possono convivere più temi e strategie e quindi anche il growth (le società con maggiore potenziale di crescita) con il value (le società maggiormente sottovalutate) come cerchiamo di fare nel nostro lavoro, selezionando sia azioni che fondi o ETF che ci sembrano offrire il miglior rapporto rendimento/rischio.

E in proposito a breve lanceremo un nuovo portafoglio dedicato per i clienti della consulenza personalizzata che rappresenterà una vera chicca.

Tornando al tema delle valutazioni, fra un negozio che fattura 100 lire e guadagna 10 lire prima delle tasse e ogni anno vede il fatturato salire del mediamente del 5% e un altro che ogni anno vede salire il fatturato mediamente del 15% annuo e guadagna rispetto al primo il doppio è normale che le valutazioni non siano uguali in termini di multipli.

E come si può vedere nella tabella sottostante è quello che spiega buona parte del premio di cui godono i FAAMG ossia Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Google che indica le 5 azioni tecnologiche americane più performanti e dominanti nei rispettivi mercati.

 

Quanto contano le FAAMG?

 

E da questo punto di vista il mercato attuale, pur con molte contraddizioni, offre veramente ancora molte opportunità agli investitori soprattutto azionari rispetto a quelli obbligazionari che si trovano invece a combattere contro tassi di interesse perfino negativi e controllati non dal mercato ma dai governi e dalle banche centrali che si trovano in una situazione non facile da gestire per uscire dall’impasse monetario e dalla “droga” a cui hanno assuefatto i mercati.

La prima banca danese ha annunciato settimana scorsa che trasferirà i tassi negativi ai clienti i cui conti bancari mostrano più di 13.000 euro. Danske Bank ha dichiarato (nonostante il parere contrario del governo) di voler applicare tassi negativi a tutti i suoi clienti che hanno almeno 100.000 corone sul proprio conto, ovvero quasi 13.500 euro.

Fino ad ora, la soglia dell’imposta sui depositi era di 250.000 corone. Era stato rivisto al ribasso al 1° gennaio. La nuova soglia entrerà in vigore il 1° luglio 2021 e tassi applicati oscillerà tra il 0,6% (per le persone) e l’1% (per le società).

La banca centrale danese è stata la prima istituzione in Europa, nel 2012, ad applicare tassi inferiori allo zero.

La pandemia di Covid e le numerose restrizioni ai viaggi e alle attività ad essa associate hanno ulteriormente amplificato il fenomeno, provocando il rigonfiamento dei depositi in tutta Europa.

“Ci occupiamo di questo da molto tempo ormai e non cambierà presto. Allo stesso tempo, stiamo assistendo a un aumento significativo dei depositi, che è un costo enorme per la banca – ha detto Danske in una nota – Non è sostenibile a lungo termine.”

Aveva forse visto lungo Shakespeare nell’Amleto a far dire a Marcellus, ufficiale danese la celebre frase: “C’è del marcio in Danimarca”