Investire Emergenti: Brasile e India ai massimi storici. Bunga bunga Forex, IPO e meme stock mania, attenti!

Come sta andando il mercato mondiale? Focus sui paesi emergenti, valute e meme stock: questo e molto altro nella Lettera Settimanale

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E’ stata una settimana tutto sommato ancora lievemente positiva per le borse con alcuni mercati che hanno raggiunto a sorpresa i nuovi massimi storici come indici. Si guardi alla Germania più nell’ordine delle cose ma anche Brasile e India che hanno visto i rispettivi indici principali Bovespa e Sensex toccare nuovi massimi nonostante una gestione della pandemia non proprio esemplare nei mesi passati (per quanto noi italiani quanto a tasso di decessi non è che possiamo dare lezioni quasi a nessuno).

Gli investitori globali scommettono che il peggio della seconda ondata catastrofica del coronavirus sia passato, contribuendo a spingere le azioni di questi Paesi a livelli record.

Peraltro il prodotto interno lordo del Brasile è cresciuto più velocemente del previsto nel primo trimestre, riportando la più grande economia dell’America Latina al punto in cui si trovava prima che la pandemia colpisse alla fine del 2019. Una crescita sorprendente grazie al boom dell’agricoltura e del settore delle materie prime.

Peraltro, nonostante le forti difficoltà della valuta turca, (e su questo tema non perdetevi il report che abbiamo pubblicato che fa polpette delle previsioni dei guru del Forex) anche la Borsa di Istanbul è volata sospinta anche da dati economici poderosi (+7% nel primo trimestre 2021) per effetto di investimenti esteri (nonostante tutto) e domanda estera.

 

Che cosa prevedi sui mercati emergenti?

 

Nel primo trimestre del 2021, la Turchia ha il più alto tasso di crescita tra i paesi del G20, dopo Cina e Taiwan; tuttavia il reddito pro capite nazionale che nel 2013 era di 12mila 519 dollari, è attualmente di 8mila 711 dollari e questa non è una bella cosa.

E questo ci dice che buona parte della crescita turca è avvenuta anche perché spinta dall’aumento del credito al consumo tramite denaro a buon mercato, imprese indebitate, opere faraoniche senza coperture e una bolla immobiliare che nessuno sa più come pagare.

Quando 2 anni fa con Roberta eravamo stati di passaggio a Istanbul, avevamo visto e raccontato il declino ben visibile della Erdogan Economy e, in economia come in finanza, gli errori prima o poi si pagano. Da inizio anno la lira turca sta perdendo il 14%, il 50% a 3 anni e l’80% a 10 anni.

Secondo i dati ufficiali, l’inflazione al consumo è passata dall’11% al 17% nell’ultimo anno. Organizzazioni indipendenti affermano che l’inflazione percepita per le strade ha superato il 30%.

Secondo il Turkish Economic Monitoring Report pubblicato dalla Banca Mondiale, il numero assoluto di poveri in Turchia è aumentato di 3,2 milioni negli ultimi due anni e ha superato i 10 milioni a causa della crisi valutaria e della pandemia.

Chi pensava fra i risparmiatori della domenica che bastasse comprarsi delle obbligazioni in lira turca per ottenere buone cedole è rimasto fregato dai turchi e un po’ se l’è andata a cercare, diciamolo.

Aumenta, secondo gli economisti turchi, la divaricazione della ricchezza. Vanno bene, anzi benissimo, i turchi che sono nel giro delle esportazioni, degli investimenti e consumi durevoli (principalmente automobili), mentre i dannati sono coloro che sono fuori da questi settori (e il turismo non è più una risorsa come in passato) i disoccupati e senza lavoro, il cui numero è in aumento, e quelli il cui reddito non aumenta nemmeno con l’inflazione.

 

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In attesa di vedere sabato 12 giugno alle 15 la prima partita degli Europei 2020 (non è un errore come ho pensato oggi vedendo la bottiglietta della Coca Cola, credendo che mi avessero rifilato un fondo di magazzino) che vedrà l’Italia proprio contro la Turchia continua sui mercati finanziari mondiali l’ascesa dei titoli della “old economy” rispetto a quelli della “new” anche se la speculazione più forsennata trova sempre qualche asino da far volare al cielo e dopo il caso Gamestop c’è stato il caso AMC (le azioni di questa società specializzata in sale cinematografiche in evidente difficoltà sono ora volate grazie all’annuncio degli amministratori di regalare popcorn ai suoi azionisti), mentre le criptovalute continuano a dare più dolori che gioie a chi aveva deciso di provare l’ebbrezza di questo investimento post punk.

Del caso GameStop, come del fenomeno dei “meme stock” come vengono definite le azioni di società dalle prospettive economiche non rosee che iniziano improvvisamente a salire contro ogni logica, grazie soprattutto all’azione di gruppi di piccoli traders che coordinano le loro operazioni online, sono stato invitato a parlare (vedi qui) recentemente dalla branch italiana di una rete multinazionale di società di contabilità, RSM International, che costituisce la sesta rete di servizi professionali di contabilità più grande al mondo per fatturato (6,3 miliardi di dollari).

In questa conferenza, ho provato a tracciare un confronto fra questo modo di investire “social” e quello di Warren Buffett, uno degli investitori di successo più grandi della storia e ne è venuto fuori credo un interessante spaccato fra “nuova” e “vecchia” finanza.

E la mia preferenza confesso senza pudore né vergogna di apparire antiquato è per la “old” economy, seppure alcuni meccanismi della “nuova” abbiano radici antiche e basta ricordare l’economista Keynes, barone e mecenate, quando diceva che “investire con successo significa anticipare le anticipazioni degli altri”.

Quando si parla di soldi e di comportamenti apparentemente irrazionali, se si studia la storia della ricchezza e delle piccole e grandi speculazioni finanziarie si è visto già tutto e non c’è grande differenza fra il trader moderno e quello che comprava e vendeva bulbi di tulipano nella seconda metà del 1500.

“Le volpi troppo astute finiscono in pellicceria” dice un antico adagio e negli ultimi mesi anche chi comprava come se non ci fosse un domani le azioni di recente collocamento (le cosiddette IPO) indipendentemente dalle valutazioni ha iniziato a vedere il vento girare.

Il grafico seguente mostra l’andamento di un ETF specializzato che investe sulle società di più recente collocamento (Ipo Renaissance) confrontato con l’indice S&P 500.

 

Azioni in collocamento: sta calando l'euforia

 

Come si può vedere, se lo scorso anno, dopo il punto peggiore della pandemia, il mercato premiava queste azioni senza se e senza ma, da qualche mese la tendenza (si veda lo zoom) si è invertita.

Il mercato sta tornando a essere più razionale e di alcuni “megatrend” molto gonfiati sta sgonfiando le quotazioni mentre riscopre società fino a qualche mese fa dimenticate e falcidiate dalle vendite che appaiono ora molto convenienti come valutazioni e prospettive.

Nei nostri portafogli consigliati cerchiamo per la parte tattica e discrezionale di essere in sintonia con il mercato e vediamo ancora molte opportunità interessanti su quasi tutti i mercati, come spiegheremo anche nel webinar del 17 giugno, dove risponderemo a tutte le domande “bollenti” di queste ultime settimane in termini di diversificazione di portafoglio (azioni, obbligazioni, immobili, materie prime..), valutazioni e strategie.