London Calling. Cosa succede all’azionario in Gran Bretagna

I listini del Regno Unito sono rimasti bassi anche a causa della Brexit, ma con la ripresa dei consumi diversi titoli sono pronti al decollo

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Fra i mercati azionari che negli ultimi 3, 5 e 10 anni si sono comportati peggio nel Vecchio Continente c’è quello della Gran Bretagna che ha sofferto e non poco la lacerante vittoria dei Brexiter (i sostenitori della Brexit) e tutto l’impasse che ha provocato.

E le cui conseguenze sono ancora palpabili con centinaia di benzinai chiusi e lunghe code alle stazioni di rifornimento aperte per effetto della carenza di camionisti dato che migliaia di autotrasportatori, soprattutto rumeni e polacchi, hanno perso il diritto di lavorare dopo la Brexit e sono tornati in patria, esacerbando una situazione già critica.

E non solo sul fronte dei carburanti. Era il 23 giugno 2016 quando si è tenuto il referendum per la permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea noto anche come referendum sulla Brexit e che si concluse con la vittoria di misura (51,89%) dei “leavers”.

Rispetto ad alcune previsioni che circolavano soprattutto in Italia di economisti e opinionisti sulla Gran Bretagna, dopo il voto favorevole alla Brexit nel 2016 l’Apocalisse non si è compiuta ma diversi problemi “logistici” hanno frenato (e non poco) le esportazioni e ora la circolazione delle merci.

Nell’ultimo anno gli investitori hanno riscoperto in parte il mercato britannico azionario che è salito in sintonia con gli indici europei e mondiali poiché le valutazioni di questo mercato sono, rispetto anche a quello di altri mercati, storicamente fra le più basse.

L’indice FTSE 100 è ricco di società “value” e vere multinazionali globali. Si pensi a Unilever che possiede 400 marchi tra i più diffusi (Knorr, Dove, Lysoform, Calvè, Cif, Lipton, Mentadent…) nel campo dell’alimentazione, bevande, prodotti per l’igiene e per la casa in tutto il mondo (e con una forte presenza in Asia), Astrazeneca, Glaxosmithkline, Diageo (drink alcolici come Baileys, Gordon’s, Captain Morgan, Pampero, Zacapa, Smirnoff, Johnnie Walker, J&B…) o Rio Tinto (la terza più grande società mineraria del mondo), Tesco, il primo gruppo di distribuzione del Paese ma anche IWG (ex Regus), la più grande società di spazi di lavoro flessibile al mondo in modalità coworking che potrebbe nel post pandemia vedere il suo modello di business decollare secondo alcuni studi. Società dove c’è del valore spesso inespresso.

Il numero di operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni) di quest’anno ha mostrato l’attrattiva del mercato britannico che è molto economico rispetto ai suoi pari sviluppati.

Parte del motivo di questa bassa performance dell’indice azionario britannico è anche la sua alta concentrazione in banche e società di combustibili fossili con rating basso, piuttosto che in titoli tecnologici ad alta crescita.

 

Opportunità con le azioni inglesi?

 

Questo contributo dell’Ufficio Studi di SoldiExpert SCF è stato pubblicato in parte sul quotidiano La Verità il 30 settembre 2021.