E’ tornata la corsa all’oro? Quello che bisogna sapere per investire sul metallo giallo

Da inizio anno il metallo giallo è salito del 4% circa e la domanda di oro fisico è aumentata in tutto il mondo, spinta anche dalle nuove tensioni internazionali e da tassi d’interesse visti stabili o in ribasso. E fra i più grandi compratori di oro fisico si sono tornate a vedere nel 2018 le banche centrali che secondo il World Gold Council hanno raggiunto i massimi livelli di acquisto da 50 anni con la Russia in primis. E la tendenza sembra continuare anche in questi ultimi mesi con la Cina che ha comunicato che ha ricominciato ad acquistare al ritmo di 10/12 tonnellate al mese.

Ma è davvero il momento di acquistare lingotti e monete, o prodotti finanziari legati al metallo? Diversi risparmiatori ci hanno chiesto maggiori informazioni su come investire su questo asset e facciamo quindi il punto.

Negli ultimi mesi si sono create diverse condizioni favorevoli per una riscoperta di questo tipo di investimento ma non va dimenticato l’estrema volatilità anche di questo tipo di asset che ha visto le quotazioni oscillare nell’ultimo decennio del 40% e oggi si trova a metà fra i massimi del 2012 e i minimi dell’anno successivo.

Per investire sull’oro non mancano gli strumenti fisici e finanziari Dai lingotti alle monete d’oro fino agli strumenti più di tipo finanziario come fondi ed ETF. Il quotidiano La Verità ha intervistato Salvatore Gaziano Direttore Investimenti di SoldiExpert SCF che ha fatto una importante distinzione tra ETF e fondi che investono in oro.

La tabella a cura di SoldiExpert SCF sugli etf e i fondi che investono in oro pubblicata sul quotidiano La Verità

 

LINGOTTI non tutte le banche li offrono e presentano problemi sia di attaccabilità (sicurezza) sia di liquidabilità, per cui l’intermediario che te li ha venduti nella compra-vendita può ritagliarsi commissioni di transazione molto elevate.

MONETE Da valutare come alternativa le monete (come la Britannia più recenti) che hanno un contenuto di oro altissimo, fino a 999 grammi e sono quindi considerate come l’oro puro e hanno un mercato molto liquido.

I lingotti possono essere acquistati presso alcune banche che trattano questo tipo di metalli preziosi o presso gli operatori che hanno comunicato a Banca d’Italia di effettuare questo tipo di commercio e il cui elenco è disponibile sul sito di Banca d’Italia (https://infostat.bancaditalia.it/GIAVAInquiry-public/oro.html ) e fra questi anche molti negozi di numismatica. Esistono poi diversi siti di questi operatori che offrono online la vendita di monete d’oro come per esempio Italpreziosi.it ,  orovilla.comconfinvest.itfilnum.it o il sito tedesco coininvest.com ed è possibile così confrontare i prezzi e vedere come i prezzi denaro/lettera possono essere differenti e comprendere come rispetto al prezzo del fixing dell’oro al grammo (attualmente mentre scriviamo di 37,35 euro al grammo e che potete vedere aggiornato qui) chi vende l’oro si ritaglia sempre un ricarico che può essere di numerosi punti percentuali e chi compra naturalmente ha tutto l’interesse a cercare di ridurre. Per fare un esempio una

Gli ETF sono fondi di investimento particolari che funzionano come dei “cloni”, facili da comprare e rivendere in ogni momento presso qualsiasi banca o intermediario, perché come le azioni sono quotati sulla Borsa Italiana e hanno costi di commissione bassi. Ce ne sono di due tipi: quelli che seguono l’andamento del prezzo dell’oro e quelli che replicano l’andamento di un paniere di aziende, tipicamente quelle minerarie.

Se l’obiettivo è avere una quota di oro meglio quelli legati direttamente al metallo giallo perché l’andamento delle aziende del settore è più volatile e fra gli ETF, i fondi passivi, ne esistono alcuni anche che “sterilizzano” il rischio cambio (come quello con Isin DE000A1EK0G3 emesso da Deutsche Bank) poiché il prezzo dell’oro è espresso in dollari e questo potrebbe giocare contro ed è un altro elemento da dover tenere in considerazione.

I fondi d’investimento acquistano azioni di società che detengono concessioni aurifere o trattano o estraggono l’oro. Questo tipo di società quando il prezzo dell’oro sale tipicamente tendono ad amplificare il movimento dell’oro puro poichè la curva dei profitti tende a salire in modo più che proporzionale rispetto all’aumento del prezzo dell’oro.  Se per esempio il costo di estrazione dell’oro è 300 dollari l’oncia e il prezzo dell’oro passa da 600 dollari l’oncia a 660 dollari l’oncia (quindi il prezzo sale del +10%), una compagnia che estrae l’oro passa da un guadagno di 300 dollari l’oncia a un guadagno di 360 dollari l’oncia. I profitti salgono quindi del +20%, quindi molto di più del rialzo del prezzo dell’oro. Ragionamento opposto vale in caso di discesa del prezzo dell’oro.

I FONDI che investono in oro selezionano tipicamente azioni di aziende minerarie tipo miniere in Sudafrica o Canada che beneficiano quindi dell’andamento del prezzo dell’oro se il prezzo sale. Attenzione, però, nessuno di questi replica l’andamento del metallo sul mercato e sono più volatili: se il prezzo del metallo sale hanno una performance migliore, ma se il prezzo scende perdono di più dell’oro fisico.

Su Donna Moderna Roberta Rossi Gaziano di SoldiExpert SCF avverte che l’investimento in oro non può essere “per sempre” perchè non è un investimento “blindato” a prova di qualsiasi scenario. Si può perdere anche investendo in oro

 

 Il nostro consiglio come SoldiExpert SCF se si vuole puntare su questo tipo di società aurifere e non si dispone di un capitale elevato è di privilegiare gli ETF rispetto ai fondi perché le commissioni annue sono nettamente più basse (anche di 2% all’anno) e i rendimenti nel tempo quasi sempre migliori. Per chi ha invece patrimoni da investire un mix di etf e fondi opportunamente selezionati tra quelli offerti sul mercato consente di diversificare maggiormente il rischio di questo investimento.

Se il 2018 è stato un anno horribilis per tutti i mercati azionari e obbligazionari (materie prime comprese) e catastrofico per le criptovalute il 2019 potrebbe segnare un ritorno dell’oro fra gli asset preferiti dagli investitori.

L’oro fisico resta uno dei pochi asset  che possono essere “minati” in forma limitata ma ha il vantaggio di essere realmente utilizzato da millenni da miliardi di persone, insomma è una vera risorsa “scarsa” e convertibile. E torna a prendersi la scena.

Quella che da tempo Warren Buffett definisce la “reliquia barbara”  riprendendo una citazione del famoso economista M. Keynes assapora il momento “revenge” nei confronti di tutti gli asset e soprattutto delle criptovalute che solo nel 2017 venivano definite da molti esperti “oro digitale” e “bene rifugio” e invece sono capitolate nel 2019 perdendo oltre l’80-90% dai massimi.

Come consulenti indipendenti il nostro approccio (se non si parla di una quota modesta del proprio capitale su questo asset in una logica di sola diversificazione) è flessibile e qualsiasi investimento va considerato in base al profilo di ciascun investitore e alla situazione di mercato. Nulla è forever e gli investimenti “sicuri” purtroppo assomigliano agli unicorni. Lo stesso oro rispetto ai massimi di un investitore che l’avesse acquistato nel 2012 è sotto del 25% e chi aveva fatto incetta del metallo prezioso negli scorsi anni su consiglio di alcuni guru che prevedevano quasi la fine del mondo ha visto che non esistono certezze anche quando le prospettive delle Borse sembrano essere molto negative.

Per questo più che fare i guru, preferiamo dire che l’oro oggi è un trend ma non è un investimento “per sempre” o un riparo sicuro dove investire il proprio capitale. Il mondo cambia e noi dobbiamo adattarci a questo cambiamento. Il che è l’esatto contrario di investire qualcosa e dimenticarselo per mesi o anni.

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