E’ PIÙ FACILE INVESTIRE OGGI I PROPRI RISPARMI O ERA MEGLIO 30 ANNI FA?

C’è un’idea sempre più diffusa fra molti risparmiatori: che oggi investire sia più difficile mentre un tempo tutto era più semplice e chiaro. Quasi un gioco da ragazzi.

Se uno negli anni ’70, ’80 o ’90 aveva dei soldi da parte e voleva investirli in Borsa o acquistare dei prodotti finanziari si viveva allora in una sorta di Bengodi dove era più facile far fruttare i propri risparmi secondo questa nostalgica tesi mentre oggi tutto sembra maledettamente complicato e i mercati vengono percepiti come un tagadà con la speculazione, gli algoritmi e la volatilità che la fanno da padroni.

Ma forse non c’è mai stato un tempo in cui investire era facile e “tutto questo era un cult” come canta oggi il rapper Emis Killa, ricordando anche lui i bei tempi andati.

Nella conferenza che terrò a Milano in occasione del Trading Online Expo in Borsa Italiana a Palazzo Mezzanotte a Milano venerdì 28 ottobre dalle ore 15,20 alle 16.20 (qui è possibile registrarsi) parlerò proprio di questo argomento e su come sono cambiati i mercati negli ultimi 30 anni.

Ovvero l’innovazione tecnologica può migliorare veramente il modo di investire di noi risparmiatori? E confesso che proverò un pizzico di emozione a tenere questa conferenza fra tanti ricordi.

Che ne sanno i 2000… (come canta oggi Gabry Ponte)

Sono passati, infatti, più di 30 anni da quando ragazzo mi recai per la prima volta da Torino a Milano in moto su una Honda 500 CX quasi in pellegrinaggio per vedere dal vivo dall’esterno la sede della Borsa italiana.

Avevo imparato a conoscere Palazzo Mezzanotte in televisione dalle cronache concitate e fantasiose di Everardo Della Noce, il commentatore economico-finanziario della Rai del tempo. E a casa mia da quando era ancora bambino ho iniziato da mio padre a sentire a parlare di azioni, di guadagni e perdite.

piazzaAffari

Credo di conoscere abbastanza bene la Borsa di oggi e quella di 30 anni fa perché dopo quel viaggio finito il militare iniziai a lavorare immediatamente nel settore. Al colloquio il titolare della commissionaria di Borsa mi chiese qual era il prezzo delle Fiat Privilegiate. Gli recitai tutto il listino a memoria.  Era il febbraio 1986: poco più di 30 anni fa.

L’anno prima Piazza Affari era quasi salita del +100%, il più grande rialzo in quell’anno fra tutte le Borse mondiali e un primato destinato a fare storia. Dalla Fiat 850 ero passato giovanissimo alla Delta HF Turbo e pensavo (e non solo io) di aver scoperto il Campo dei Miracoli.

Era la borsa che il cronista di quell’epoca, Giuseppe Turani, descriveva come il popolo del “panino e listino”, i nuovi fan sfegatati della Borsa: “a metà degli anni Ottanta vennero soprannominati così perché, invece di andare a pranzo, nell’ intervallo delle tredici, si prendevano un panino e si accalcavano davanti ai terminali esterni delle banche per studiare, uno addosso all’ altro, che cosa avevano fatto le Generali, Mediobanca, le Fiat, ecc”.

Che ne sanno i 2000?

Oggi non ci sono più i Borsini (quello che frequentavo io da ragazzo era quello della Comit di Torino vicino la caserma Cernaia oppure quello di mio padre in Via Alfieri del Banco di Sicilia); le quotazioni le guardiamo pure sul telefonino e per acquistare o vendere un titolo basta un clic.

Allora si negoziavano  le azioni pagando il 7 per mille ovvero 0,7% e acquistare titoli esteri era praticamente cosa quasi impossibile tanto era complicato e costoso.

Allora il debito pubblico italiano era di 400 milioni di euro e sembrava già insostenibile e “spaventoso” perché il rapporto debito/Pil aveva superato quota 80% e si parlava già allora di tagli alla spesa pubblica ma almeno il termine “spending review” ce lo risparmiavano.

Oggi il debito pubblico è di 2,2 miliardi (5,5 volte più elevato) ed è pari al 133% del Prodotto Interno Lordo annuale.

Allora si aspettava il “secondo miracolo economico italiano” grazie ai Fondi Comuni d’Investimento, alle Aziende e ai Risparmiatori. Il Pil italiano saliva dal 3 al 4% all’anno ed eravamo in pieno “edonismo reganiano” per dirla con Roberto D’Agostino del tempo di “Quelli della Notte”, molto prima di Dagospia.

Al governo c’era Bettino Craxi che venne in visita a Piazza Affari come non accadeva da tempi immemori mentre “Il Sole 24 Ore” dell’epoca annunciava che secondo gli studi di Imi nel giro di pochi anni si sarebbero quotate 1000 società a Piazza Affari.

craxiPiazzaAffari
Qualcosa non deve aver funzionato a dovere perché “O’ Miracolo” non si è propriamente realizzato e molti Risparmiatori sono rimasti il “parco buoi” (si definiva all’epoca così l’insieme dei risparmiatori destinati a perdere sistematicamente i loro soldi) a cui rifilare di tutto e di più. Ma non si chiamano più così e gli addetti ai lavori  oggi li chiamano il “retail”.

E 1000 società quotate a Piazza Affari non si sono mai viste e siamo a poco più di un terzo mettendoci pure dentro con grande ottimismo le società quotate all’Aim, il segmento dedicato alle piccole imprese.

Di questo argomento e di questi ultimi 30 anni parlerò insomma durante la conferenza, illustrando anche con slide cosa è cambiato per noi risparmiatori.

Come è cambiato il modo di investire e come si deve investire oggi per non rischiare di restare “parco buoi”?

Tenterò di trarre in base alla mia esperienza qualche modesta lezione dal passato per affrontare meglio il presente e il futuro. Anche con la tecnologia amica, quella buona.

Un mondo è cambiato da allora. E cambierà ancora. Basta saperlo e cercare di attrezzarsi e adeguarsi da risparmiatori. Salvo non aspettare ancora il Miracolo…

Partecipate alle nostre conferenze (questa sui 30 dei mercati finanziari e l’innovazione tecnologica è 28 ottobre 15:30 – 16:20 – FINANCIAL FORUM1) e potete registrarvi qui sotto, cliccando sul banner, se siete interessati !

Il giorno precedente, giovedì 27 ottobre (10:30 – 11:20 – FINANCIAL FORUM1), Roberta Rossi, responsabile consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF, terrà una conferenza su VIVERE DI CEDOLE: COME OTTENERE OGGI UNA RENDITA DAI PROPRI INVESTIMENTI

 

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