Investire nel Giappone? Robot e automazione contro l’invecchiamento della popolazione, questa è la ricetta tech da capire

Debito pubblico XXL, tante pantere grigie, poche donne che lavorano. Sembra l'Italia ma è invece il Giappone che punta sempre più ai robot e all'automazione. Il focus sul Paese nella Lettera Settimanale

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Nella settimana passata il mercato azionario mondiale è sembrato muoversi a tentoni per poi scendere sull’onda di alcune preoccupazioni che … preoccupano in realtà i mercati da molti mesi non impedendo a molti indici di continuare a flirtare con i massimi talvolta storici come succede negli Stati Uniti.

Eccezione vistosa il Giappone che ha guadagnato ancora quasi un 5% dopo il 5% della settimana precedente sulle ali dell’entusiasmo che l’attuale premier Yoshihide Suga non si ricandiderà alle prossime elezioni.

Da quando si è dimesso, il mercato azionario giapponese è salito a razzo e non vorremmo essere in questo periodo nei suoi panni, perché rischia di essere ricordato nella storia più per le sue dimissioni che per il suo incarico.

È stato comunque sfortunato, perché la sua premiership doveva segnare l’affermazione del Giappone come primaria meta turistica mondiale (e i dati degli ultimi anni andavano in quella direzione) grazie anche alle Olimpiadi 2020, ma si è trovato a gestire una pandemia infinita che ha costretto a spostare di un anno le gare e a chiudere sostanzialmente le frontiere al turismo.

Il Giappone resta un mercato per molti versi sottovalutato (e in modo diretto e indiretto è presente in alcuni nostri portafogli e alcuni fondi selezionati ci stanno dando grandi soddisfazioni su questa area) e un Paese che nell’area asiatica (e non solo) continua ad avere un’influenza importante nello sviluppo tecnologico, persino gastronomico (dal sushi al ramen) e anche culturale (“cool Japan”) e magari per alcuni sarà una curiosità che la scorsa settimana il libro italiano più venduto è stato un fumetto manga ovvero un fumetto giapponese (il numero 98 di One Piece nella sua Celebration Edition).

Io che pensavo che mia figlia teenager fosse strana, perché leggeva manga, come io da piccolo Topolino, mi sono dovuto in parte ricredere e prendere atto che sto diventando un “matusa”.

Il Giappone è la terza economia più grande del mondo, tecnicamente molto sviluppata e con una Borsa in cui sono quotate più società che in Cina, molte delle quali a conduzione familiare.

 

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Nel listino giapponese ci sono diverse società molto sottovalutate, se si analizzano tramite la somma delle parti, e negli ultimi anni gli utili societari giapponesi hanno registrato una forte risalita a causa del deprezzamento dello yen giapponese e della ripresa economica nonostante l’incertezza recente riguardante la catena di approvvigionamento e la domanda globale.

Adesso è molto più facile per le imprese giapponesi creare utili, in quanto hanno abbassato notevolmente i loro costi fissi e il punto di pareggio dopo la crisi finanziaria. E negli ultimi anni, finanzieri come Warren Buffett hanno puntato sul listino giapponese, investendo sulle “sogo shosha”: conglomerati e colossi del trading di materie prime tra cui Mitsubishi, Mitsui e Sumitomo, che da oltre un secolo garantiscono all’economia nipponica, povera di risorse, un cordone ombelicale prezioso per gli approvvigionamenti di energia, metalli, prodotti agricoli e quant’altro.

Certo sono lontani gli anni in cui il Giappone sembrava destinato addirittura a superare come Pil quello degli Stati Uniti, seppure parliamo solo degli anni ’80, quando l’indice Nikkei arrivò a 40.000 punti prima di scendere poi, per quasi 20 anni, fino a quota 8000, mentre in queste settimane ha riconquistato quota 30.000 punti.

Il Giappone nella sua fase “tora tora” sembrava un “megatrend”, come si dice oggi, e destinato a comprarsi anche gli Stati Uniti (e non solo tramite i Treasury), i grattacieli più importanti, le banche e le fabbriche, come raccontato in modo esemplare all’epoca in uno dei primi film di Ron Howard regista (l’ex Richie Cunningham di Happy Days) che in Gung Ho nel 1986 tratteggia quel periodo dove tutto sembrava allora destinato a diventare “made in Japan” dall’interno di uno stabilimento automobilistico americano comprato dai giapponesi.

Oggi il Giappone resta un Paese affascinante che però deve lottare (come molti Paesi, ma nel loro caso in modo più forte) contro un declino demografico inarrestabile, visto che oggi il Giappone ha una popolazione di circa 126,5 milioni di abitanti e secondo diverse stime la popolazione totale diminuirà di un terzo passando dai 128 milioni del 2010 a circa 90 milioni nel 2060 quando gli over 65 rappresenteranno il 40% della popolazione. Già oggi sono il 28,88% e nel 2019, il Giappone ha registrato il numero più basso di nascite annuali (865.239) nella sua storia registrata (dal 1899!). Nel 1989 solo il 11,6% della popolazione superava i 65 anni, invece oggi è circa il 28,4% e il Giappone (in Italia siamo al 23,2%) detiene la quota più alta della popolazione mondiale in questa fascia di età.

La popolazione giapponese ha cominciato a diminuire dal 1975, quando si iniziò a registrare la tendenza, confermata negli anni successivi, di meno di due figli per donna. Inoltre un terzo degli adulti al di sotto dei 50 anni è single, mentre un’altra statistica governativa mostra che gli adolescenti maschi, dai 16 ai 19 anni, non sono interessati al sesso o, per quanto riguarda i giovani giapponesi in generale, al matrimonio.

La forza lavorativa si sta sempre più riducendo e il Giappone soffre anche di una scarsa partecipazione al lavoro delle donne (tutte cose che rendono il caso Giappone molto simile a quello italiano oltre al rapporto debito/Pil che qui supera addirittura il 250%), ma forse non è un caso che proprio in Giappone l’industria della robotica e dell’automazione industriale si sia molto sviluppata, tanto che nell’indice azionario mondiale della robotica e automazione pesa quasi un quarto, ovvero quasi un triplo del suo peso come Paese nell’indice globale.

 

L'indice Nikkei contiene le maggiori 225 società quotate giapponesi

 

Nessun paese costruisce tanti robot industriali come il Giappone e quando si tratta di automatizzare le fabbriche, i robot industriali giapponesi sono da molti esperti considerati i migliori al mondo e l’anno scorso, il governo giapponese ha lanciato una serie di progetti Moonshot per dominare il mercato dei robot che vivono con gli umani entro il 2050…

Robot per la vita umana quotidiana, per l’assistenza agli anziani, nei campi come lavoratori del raccolto, nei ristoranti e a casa. Un obiettivo importante dei giapponesi è, ad esempio, la “realizzazione di una società in cui gli esseri umani possano vivere liberi dai limiti del corpo, del cervello, dello spazio e del tempo entro il 2050”.

Lontani dalla grande città giapponesi, gli ingegneri stanno lavorando alle prossime fasi dell’automazione di fabbrica: su robot che costruiscono robot e, soprattutto, su una piattaforma con cui le aziende possono mettere in rete le loro intere fabbriche.

Un diverso tipo di profittatore della crisi è Shimano. L’azienda è un produttore di componenti per biciclette ed è considerata in tutto il mondo il leader di mercato per molti componenti meccanici per biciclette, in particolare gruppi di trasmissione e ingranaggi. È presente sul mercato anche con una propria trazione elettrica e di questa società ne avevamo parlato su SoldiExpert LAB alcuni mesi fa come di tutto il settore bike.

Il mercato della bicicletta ha beneficiato del rinnovato entusiasmo per la natura durante la pandemia. Solo negli Stati Uniti, secondo Bank of America, la spesa per le biciclette nel 2020 è aumentata del 55% dopo quattro anni di crollo.

Le donne giapponesi hanno una formazione scolastica mediamente superiore a quella degli uomini se si guardano i titoli di studio ma nel 2019, il 53,3% di tutte le donne giapponesi di età pari o superiore a 15 anni ha partecipato alla forza lavoro nazionale, rispetto al 71,4% degli uomini. Il divario retributivo di genere in Giappone è il secondo più grande tra i paesi dell’OCSE e nel 2019, le donne giapponesi hanno guadagnato il 23,5% in meno rispetto ai loro colleghi maschi. Noi italiani nel 2018, con un tasso di attività femminile al 56,2% siamo all’ultimo posto nel ranking dei paesi comunitari condotto dalla Svezia, ove il tasso di attività femminile è pari all’81,2%, e lontanissimi dall’obiettivo del 75,0% che si era dato l’Unione Europea per il 2020.

 

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Qualcosa sta cambiando in Giappone debolmente anche nella politica di accoglienza degli emigrati e sono state intraprese campagne di sensibilizzazione in favore dell’immigrazione ma l’atteggiamento non è proprio friendly.

Fra le tendenze più forti l’invecchiamento della popolazione, la digitalizzazione e l’attrazione di uno stile di vita più occidentale. L’invecchiamento della popolazione sta spingendo molto avanti la tecnologia medica perché il Giappone ha dovuto affrontare il problema prima di altre società a causa della sua situazione demografica. Ematologia, analisi del sangue, test del sangue, del diabete e non è un caso che la più grande, la più riuscita e la più efficiente azienda di analisi del sangue del mondo sia giapponese (Sysmex).

Il Giappone è certo un’economia molto dipendente dall’economia globale senza petrolio, senza minerali, ma con una buona presenza di società che puntano ai consumatori interni in un mercato che sta attraversando importanti cambiamenti normativi, politici, sociali, demografici. Il fascino della cultura giapponese resta forte comunque nell’area asiatica e non solo e molti giovani thailandesi, cinesi o indiani riconoscono i marchi giapponesi di abbigliamento, cosmetici, mobili, beni di uso quotidiano, e li comprano sia come turisti in Giappone o online.

Un fascino quello del Giappone che noi italiani in fin dei conti conosciamo bene con Giacomo Puccini che lo visitò solo con la fantasia regalandoci un’opera come Madame Butterfly senza tempo.