Investire sulla Cina, nonostante la pessima annata è ancora attrazione fatale

Nel 2021 il mercato cinese è rimasto indietro rispetto al resto del mondo. Ma l'interesse degli investitori rimane intatto. Ecco perché

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Se nel 2020 la Cina è stata la prima a rialzarsi dalla pandemia, nel 2021 il mercato cinese è rimasto indietro rispetto al resto del mondo. Nonostante le scarse performance gli asset cinesi sono ancora apprezzati dagli investitori. Ne parla un interessante articolo del quotidiano francese Les Echos.

Vediamo come è andato il mercato cinese e perché gli investitori ne sono ancora attratti.

 

 

Cina rimasta indietro rispetto al resto del mondo

 

Inasprimento normativo sulla tecnologia, tensioni con gli Stati Uniti, difficoltà per gli sviluppatori immobiliari… Con queste notizie, il 2021 non è stato proprio l’anno per la Cina sui mercati. L’indice delle Borse di Shenzhen e Shanghai Stock (CSI 300) è sceso del 7% dall’inizio dell’anno.

L’indice della Borsa di Hong Kong (l’indice Hang Seng) mostra addirittura un calo doppio (-14%). Insomma, se nel 2020 i mercati cinesi sono stati i primi a riprendersi dalla pandemia, nel 2021 sono rimasti indietro rispetto al resto del mondo. L’S&P 500 e il Nasdaq statunitensi, così come il CAC 40 della Borsa di Parigi, sono cresciuti di oltre il 20%.

Tuttavia, gli asset cinesi sono ancora apprezzati dagli investitori come dimostrano queste dichiarazioni.

“I dati della bilancia dei pagamenti della Cina per il terzo trimestre non mostrano alcun segno di importanti deflussi di capitali”, ha affermato Adam Slater di Oxford Economics.

“I nostri vari fondi su azioni cinesi sono quelli che hanno riscontrato il maggior entusiasmo tra quelli distribuiti in Europa”, testimonia Vincent Juvyns, strategist di JPMorgan Asset Management.

 

 

Gli investitori puntano al debito cinese

 

Sono soprattutto i titoli di Stato cinesi ad attrarre investitori internazionali. E per una buona ragione: presentano un profilo ideale per chi è in cerca di rendimento.

“Pagano tra il 3% e il 3,5% per un’inflazione inferiore all’1%, un tasso reale elevato rispetto agli Stati Uniti o all’Europa”, osserva Joseph Mouawad, manager di Carmignac.

Per lui, il debito cinese, valutato dalle agenzie di rating come classe da A a doppia A, sembra essere “una rarità nel mondo obbligazionario, soprattutto perché il rischio di default è basso e la volatilità della valuta è molto contenuta”

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