FONDI IMMOBILIARI, DIAMANTI E AZIONI NON QUOTATE: QUANDO DIRE NO AL TUO CONSULENTE FINANZIARIO

Troppi prodotti venduti dai pusher finanziari più amati dagli italiani negli ultimi 10 anni si sono rivelati delle trappole ammazza risparmi. Dal fondo immobiliare collocato ai clienti da Poste Italiane e giunto a scadenza a dicembre del 2016 con perdite del 58,08%, ai quattro soldi proposti agli azionisti di Veneto Banca e di Popolare Vicenza in cambio di un condono tombale (- 85% in meno del capitale investito), ai giochetti svelati in tv e su alcuni giornali sul prezzo dei diamanti venduti allo sportello. Facciamo un breve ripasso e vediamo di imparare qualcosa da questa mattanza. A futura memoria.

 

Il mattone postale

E’ cronaca delle ultime settimane che Poste Italiane sta cercando di trovare una qualche forma di ristoro per le perdite causate da un fondo immobiliare (Irs acronimo di Investire Real Security) massicciamente collocato ai suoi sportelli nel 2003. Giunto a scadenza il 31 12 2016, il fondo a 13 anni dal suo collocamento ha liquidato i suoi sottoscrittori (clienti del gruppo Poste Italiane) con 390,00 euro rispetto ai 2500,00 euro di prezzo di collocamento.

Considerando che dal 2005 al 2009 il fondo ha pagato dividendi per 658 euro, stiamo parlando per i clienti di Poste Italiane che lo hanno sottoscritto, di una perdita del 58,08% rispetto al capitale inizialmente versato.

La perdita in termini reali provocata dal fondo Investire Real Security comprato agli sportelli delle Poste Italiane è stata pari all’80% del capitale investito

Era prevedibile? Al netto del grande amore degli italiani per il mattone e per le Poste, qualche dubbio sarebbe potuto anche farselo venire sulla bontà dell’investimento.

I clienti di Poste hanno investito in un fondo immobiliare chiuso, quindi in un prodotto, dato il sottostante, poco liquido. In un fondo di questo tipo il valore della quota è stabilito in base alle perizie di esperti indipendenti sul valore degli immobili detenuti dal fondo.

Diversamente da un fondo aperto che investe in titoli quotati (azioni, etf, obbligazioni) che hanno un valore dato da scambi di mercato, in un fondo immobiliare chiuso considerare come scritto sulla pietra il valore della quota è molto ingenuo. Il fondo Irs collocato agli sportelli di Poste Italiane aveva un centro commerciale a Bologna e uno a Andria, immobili a destinazione direzionale a Cinisello Balsamo e a Torino e un immobile a destinazione logistica a Rutigliano (Ba). Tutti beni con un valore stimato da poche persone come accade in questo genere di affari dove la società che gestisce il fondo paga gli stessi esperti indipendenti che devono dare un valore economico agli immobili detenuti dal fondo.

Gli abusi e le leggerezze nell’esagerare per colpa o dolo il valore degli immobili sono molto ampi e nella storia finanziaria diverse volte è già accaduto che fondi immobiliari fossero congelati per diversi anni (chi ha qualche capello bianco si ricorderà magari della vicenda Europrogramme e dei fondi e certificati immobiliari collocati a fine anni ’70 e inizio anni ’80).

Inutile basarsi sul NAV in questi casi ovvero il valore di tutti le attività immobiliari detenute dal fondo secondo gli esperti indipendenti. Nel rendiconto relativo al 30 giugno 2015 del fondo IRS il valore del NAV era di € 1673,26 euro, mentre il valore in Borsa della quota del fondo era meno della metà. Si potrebbe dire che il valore di Borsa era a sconto sul NAV e che il mercato non dava una valutazione corretta di questi immobili. Ma quando il fondo è giunto a scadenza, il valore reale degli immobili è emerso. Giunto a scadenza a fine 2016, il fondo, una volta venduti tutti gli immobili detenuti, ha rimborsato ai sottoscrittori solo 390,00 euro quindi il 76% in meno di quanto secondo gli esperti dovevano valere gli immobili detenuti appena un anno e mezzo prima!
E ora si parla del caso di questo fondo immobiliare collocato da Poste Italiane, ma sono numerosi i fondi di questo tipo collocati nell’ultimo decennio ai risparmiatori e che andranno a scadenza nei prossimi anni (oltre Investire Real Security ci sono Obelisco, Europa Immobiliare 1, Alpha per citare i casi più noti).  Per molti di questi fondi le società hanno già chiesto proroghe perché impossibilitate a rimborsare i sottoscrittori.

Non abbiamo mai consigliato di acquistare fondi immobiliari né sul primo né sul secondo mercato perchè sono investimenti illiquidi e dove il conflitto d’interessi è molto forte.

Ottant’anni e non un giorno di meno

Poste, finita nel mirino di diverse associazione dei consumatori a cui non piace perdere facile, si trova costretta, per non vedere lesa la propria reputazione, a rimborsare in qualche modo questi 25 mila sventurati clienti del fondo Irs.

Non è la prima volta che il Gruppo affronta qualche grana sul fronte del collocamento di prodotti finanziari, come mostra il procedimento 20638/14 della divisione intermediari della Consob che ha rivelato alcuni anni fa irregolarità su diversi fronti. Poste Italiane è stata trovata inadeguata dell’Organo di Vigilanza sul fronte della profilazione dei propri clienti (con ultrasettantenni profilati come investitori con un lungo orizzonte temporale e quindi in grado di sottoscrivere prodotti rischiosi), troppo garibaldina nelle politiche commerciali, molto aggressive e con forme di pressione sui propri dipendenti  per raggiungere i budget con metodi di incentivi fondati – si legge nel procedimento – “su obiettivi quantitativi di breve, anziché qualitativi e virtuosi“.

Recentemente il settimanale Plus, inserto del sabato del Sole24ore, ha ricordato che Poste Italiane non è nuova a scivolate: i sottoscrittori di alcuni prodotti collocati nel 2001 e 2002 agli sportelli postali (le polizze “a capitale garantito” Classe 3 A Valore Reale, Ideale, Raddoppio e Index Cup di cui abbiamo parlato anche noi in questo articolo) dovettero aspettare 13 anni (rispetto ai 10 originari della scadenza) per riavere indietro i propri soldi. Ovviamente senza il rendimento minimo e svalutati dell’inflazione.

Sembra un film già visto. Poste Italiane propone ai sottoscrittori del fondo immobiliare IRS una opzione simile. Chi ha compiuto 80 anni entro il 31 dicembre 2016 riceverà da Poste la differenza cash di 1452,00 euro per quota; tutti gli altri….dovranno attendere 5 anni per riavere i propri soldi.

Ma anche ai vecchietti a cui sembra andata bene e che riavranno il 100% di quanto investito nel “mattone postale” non è andata poi così bene. Considerando l’inflazione, Poste Italiane dovrebbe rimborsare 1806,81 euro non 1452,00 euro. Un quinto di quanto questi ultrasettantenni hanno investito nel 2003 nel fondo IRS lo ha “mangiato” l’inflazione.

 

Diamanti? Brillano ma spesso non per gli investitori…

In generale è bene fare molta attenzione a cosa c’è dentro un contenitore finanziario o il prodotto su cui si investe: ai di là della fiducia riposta in chi consiglia il prodotto. Occorre chiedersi se e a che prezzo l’investimento è liquido e liquidabile e quanto c’è da fidarsi del prezzo e del valore che chi vende il prodotto stima.

Lo stanno imparato a proprie spese anche coloro che hanno comprato in questi anni diamanti allo sportello pagando anche il doppio rispetto al loro reale valore di mercato.
Siamo stati fra i primi a parlarne in questo articolo e successivamente anche la trasmissione Report di Milena Gabanelli ha puntato un forte faro sul settore. Raccontando anche particolari gustosi come il fatto che nelle brochure fatte “brillare” ai risparmiatori allo sportello si facevano vedere grafici solo all’insù con fonte “Il Sole 24 Ore” mentre nella realtà i prezzi pubblicati sul quotidiano rosa salmone sono quelli pagati dalle stesse società del settore che acquistano spazi pubblicitari dove pubblicano le loro quotazioni che non sono quelle del mercato come avevamo spiegato bene nel nostro articolo. Quello dei diamanti è un mercato opaco: la stessa pietra preziosa con le stesse caratteristiche come taglio, colore, purezza e carati la si può pagare in base al canale di vendita 10.000 euro o 20.000 euro per fare un esempio. E se viene acquistata tramite il canale bancario non è che abbia un valore extra. Anzi… si pagano grasse commissioni che vanno a remunerare gli istituti bancari che si fanno pagare per il “disturbo” di segnalare i clienti alle società del settore che commercializzano diamanti. E non vi è nessun obbligo di riacquisto da parte delle banche o degli intermediari delle pietre preziose vendute allo sportello ma solo un generico impegno a cercare di incrociare domanda e offerta.

Sei inadeguato? In finanza è un bene

I diamanti poi rispetto ai prodotti finanziari sono anche più pericolosi per il risparmiatore perché l’intermediario che li colloca non deve nemmeno preoccuparsi che siano adatti e compatibili con il profilo di rischio del cliente.

In caso di vendita “scorretta” l’acquirente del diamante non può rivalersi sull’intermediario bancario che glielo ha venduto. Per la Consob infatti il diamante non è un prodotto finanziario. In caso invece di un prodotto finanziario (un’azione, un fondo…) l’intermediario che si tratti di una Banca o delle Poste risponde per aver collocato un prodotto finanziario inadatto al cliente.

Non è un caso che Poste Italiane rimborserà gli ultraottentenni perché facilmente questi soggetti possono opporre all’intermediario che non avrebbe dovuto proporgli un prodotto finanziario con una scadenza di 10 anni.

 

Il lato oscuro degli investimenti de-correlati dalle Borse: fondi immobiliari, diamanti e azioni di banche non quotate
Il lato oscuro degli investimenti de-correlati dalle Borse: fondi immobiliari, diamanti e azioni di banche non quotate

Ogni volta che il risparmiatore in base al profilo Mifid o a caratteristiche oggettive come il titolo di studio, l’età e la professione, si trova con prodotti finanziari di cui non poteva conoscere pienamente il rischio, compresa la illiquidità del prodotto, puo’ riuscire a ottenere dall’intermediario che gli ha venduto il prodotto il rimborso completo di quanto investito.

Per questo tante banche che in questi anni hanno provocato perdite ai risparmiatori propongono ai propri clienti in cambio della rinuncia ad agire nei loro confronti un rimborso parziale. E’ il caso delle banche popolari venete (Veneto Banca e Popolare di Vicenza) che proporranno ai soci-clienti un rimborso del 15% rispetto al valore dell’azione al momento dell’acquisto. Una cifra decisamente modesta ma evidentemente l’unica possibile per tenere in piedi i due istituti.

Anche in questo caso di risparmio tradito ritroviamo il fil rouge dei tre investimenti trattati in questo articolo: il fondo immobiliare, i diamanti e i titoli non quotati. Anche nel caso delle azioni non quotate era lo stesso intermediario, anche qui con lo zampino di esperti indipendenti, specializzati in valutazioni di aziende e con tanto di cattedra alla Bocconi, a fare e decidere il prezzo a cui vendere e rivalutare le proprie azioni.

La morale è sempre quella. Quando il prezzo lo decide uno solo, il rischio di finire nella bocca del leone è elevato. E molti venditori finanziari non raccontano i rischi che esistono negli investimenti illiquidi e li vendono addirittura come pregi.

Diffidate di chi vi propone investimenti illiquidi! I mercati azionari e obbligazionari offrono migliaia di strumenti quotati che ne consentono la liquidazione in pochi istanti.

Meglio soffrire lo stress di detenere qualcosa che sale o scende piuttosto di avere quello di restare col cerino (o il brillante o il mattone) in mano…

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