QUANDO A VOLER RISCHIARE TROPPO POCO SI RISCHIA TROPPO. ECCO PERCHE’ E’ BENE NON ESSERE INVESTITORI EMOTIVI. E STATICI.

 

“Ero molto preoccupato questa estate che l’Italia fosse a un passo dalla bancarotta e ho preso delle decisioni conseguenti, seguendo anche i consigli di alcuni esperti svizzeri. Ora però lo scenario catastrofico che avevano dipinto e di cui mi ero convinto non si è realizzato e siamo al paradosso che invece che aver difeso i miei soldi ne ho persi un mucchio per ‘colpa’ di questo rialzo…”

E’ un signore di una certa età che ci racconta questa storia e non si fatica a capire, ascoltando la storia finanziaria dei suoi ultimi 20 anni, che questa non è l’ultima “dritta” sbagliata che ha seguito. E il suo patrimonio milionario iniziale si è ridotto a ben poca cosa in questi anni per effetto di tutto questo bombardamento di consigli spesso poco disinteressati ma che fanno leva su un sentimento antico che accomuna noi tutti esseri umani: la paura.

Soprattutto di perdere ciò che abbiamo. La voglia di sicurezza. A qualsiasi costo, anche quando rischia di essere paradossalmente il più grande pericolo.

Questo risparmiatore ci fa vedere la sua posizione costruita nel “terrore” ed è oggi un bagno di sangue a giudicarne i risultati negli ultimi 6 mesi. Voleva investire in qualcosa di “risk free”, senza rischi, e alla fine se l’è presa in saccoccia… Perché le cose sono cambiate e né lui, nei i suoi consiglieri avevano previsto come comportarsi nel caso le cose avessero preso una piega diversa. Un errore comune, purtroppo, a molti investitori.

Il mix di cose “sicure” ha tradito le aspettative di questo risparmiatore nel modo più clamoroso. Il suo patrimonio nell’ultimo semestre ha perso, infatti, più del 7% a fronte di mercati azionari e obbligazionari quasi euforici, soprattutto nelle ultime settimane.

L’oro, di cui si era riempito il portafoglio, è sceso di circa il 10%. Eppure, a detta dei suoi consulenti ed esperti, era l’investimento più sicuro e sensato che si poteva realizzare, il “bene rifugio” per eccellenza. Una protezione certa , concreta e millenaria allo svilimento della moneta, alla finanziarizzazione eccessiva dell’economia, al rischio che la carta moneta diventasse carta straccia.

Meglio (si fa per dire) è andato con l’investimento in obbligazioni diretto nei titoli europei più “sicuri”, quelli tedeschi. Sui Bund in portafoglio perde “solo” l’1,5-2% mentre sulle obbligazioni in dollari Usa (l’altra valuta rifugio) perde il 7% per non parlare dei franchi svizzeri che nelle ultime settimane anche quelle si sono squagliate come il cioccolato, regalandogli un’ulteriore grossa perdita.

Che dire di questo portafoglio? Giudicarlo (e negativamente) col senno del poi per le scelte effettuate in un’epoca che è così vicina (stiamo parlando di giugno/luglio del 2012) ma anche sembra quasi già lontana non è…

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