INVESTITORI SCHIACCIATI TRA INVESTIMENTI SICURI MA COSI’ AVARI DA ESSERE CONTROPRODUCENTI E LA PAURA DI RISCHIARE TROPPO

I tassi di interesse compressi o in via di compressione hanno portato i rendimenti di molti strumenti obbligazionari in territorio negativo e addirittura si è raggiunta la cifra record di quasi 12,5 trilioni di dollari e quasi un quinto dei bond in circolazione (soprattutto governative o di aziende con rating AAA) che presentano rendimenti negativi. Passata in cavalleria la procedura d’infrazione a carico dell’Italia e grazie alle rassicuranti parole della Banca Centrale Europea di continuare nella propria politica espansiva, anche il nostro BTP a due anni il 2 luglio è tornato a sfiorare lo zero come rendimento per la prima volta dal maggio 2018. Il che farebbe supporre che con rendimento 0 non ci possa essere domanda. Errore: perché 0 è sempre meglio di un rendimento negativo che offre un titolo più sicuro di un titolo del tesoro italiano o di lasciare i soldi parcheggiati sul conto corrente cosa che alle banche costa lo 0,4% all’anno. Perfino il Bund tedesco rispetto a parcheggiare i soldi presso la BCE fa perdere meno.

 

 

Il Bund tedesco con i rendimenti attuali (-0,3% annuo) e considerando l’inflazione prevista restituisce dopo 10 anni un capitale reale minore del 15% circa. 400.000,00 euro investiti sulla sicura Germania possono diventare se il titolo viene portato a scadenza dopo 10 anni 340.000,00 euro con una perdita secca di 60.000,00 euro.

In questo contesto qualsiasi cosa offra un rendimento positivo è quindi assai ambita. Ma si sa ciò che rende oggi incorpora dei rischi. Storicamente chi ha voluto investire sul sicuro comprando obbligazionario ha guadagnato in media il 2% all’anno (logicamente prima dell’era del quantitative easing, la politica espansiva delle Banche Centrali che nel tentativo di sostenere l’economia ha affossato i rendimenti dei titoli obbligazionari). Chi ha investito invece sull’azionario ha potuto godere di rendimenti medi annui del 6% circa. Questi i rendimenti di due secoli di investimenti sui mercati finanziari secondo le stime del Professor Siegel professore di finanza alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania.

Ma cosa significa per 10 anni ottenere un rendimento del 2% su un capitale di 400.000,00 euro? Poter disporre dopo 10 anni di un capitale di 487.597 euro. Se lo stesso capitale viene investito a un tasso del 6% annuo gli effetti dell’interesse composto sul lungo periodo sono eccezionali e l’investitore può quasi arrivare a raddoppiare il capitale. Certo investire tutto sul mercato azionario non è certo alla portata di tutti. Come si vede nella tabella sottostante tra ottenere un 2% di rendimento medio annuo (cosa impossibile in questo momento se non prendendosi dei rischi) e spuntare il 6% rischiando poco esistono tutta una gamma di combinazioni che consentono comunque se l’orizzonte temporale è lungo di ottenere una crescita di tutto rispetto del proprio capitale.

 

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Alla fine nella vita bisogna decidere da che parte stare: da quella di chi rischia (ovviamente anche di non ottenere quello che vuole ma il tempo in finanza è galantuomo) e chi preferisce non rischiare nulla. E oggi chi vuole investire e stare “assolutamente” tranquillo fa fatica a trovare investimenti che offrano un rendimento positivo e in termini di rendimenti “reali” (ovvero tenendo conto anche dell’erosione dell’inflazione) perde sicuramente. Quindi non investire non significa comunque non perdere e fare un investimento “sicuro”. Un capitale di 100.000 euro tenuto in liquidità di fatto secondo il tasso di inflazione prevista in Europa varrà circa il 15% in meno fra 10 anni. E’ la trappola della liquidità.

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