INVESTO SOLO SUE DUE TITOLI: MA CHE MALE C’E?

Un ex responsabile della filiale italiana di una banca estera ha scritto qualche settimana fa una lettera (firmata!) a Plus Il Sole 24 ore illustrando la sua originalissima politica di investimento: solo due titoli, Intesa Sanpaolo e Eni, “due società all’avanguardia” scrive lui e il restante 5% del patrimonio in liquidità.

 

 

Questa scelta singolare – alla faccia della diversificazione – l’ex bancario la giustifica così “I soldi impiegati non mi servono e, con simili ritorni, penso di stare nel giusto.” I ritorni, quello che ha lavorato in banca, li calcola così “Intesa Sanpaolo …al prezzo di carico di 2,45 euro ha un rendimento 8,04% …Eni …rendimento del 6,05% …prezzo di carico 14,2. “ Facendo due conti se l’ex bancario bititolo ha acquistato Intesa Sanpaolo il 07 giugno 2018 quando valeva 2,45 euro considerando la cedola staccata lo scorso maggio (0,197 euro) e il valore attuale del titolo (2,143 euro) perde il 4,48%. Su Eni considerando le cedole è in pari. Altro che guadagnare l’8,04% o il 6,05%.

E che problema c’è? Secondo l’investitore evidentemente le quotazioni passano, i dividendi restano. E infatti l’ex bancario prosegue con la solita storia che basta aspettare e poi va tutto a posto “La cosa fondamentale, pur accettando una perdita parziale e forse momentanea – scrive a Plus – è che monitoro quotidianamente i titoli. Accetto le quotazioni di oggi come un periodo momentaneo”. Il principio della diversificazione? Secondo lui è perfettamente inutile: lui quella regola non scritta lì non la rispetta. Gli bastano per investire i due titoli “all’avanguardia” e i buoni dividendi.

Come società di consulenza finanziaria al 18esimo anno di attività possiamo dirgli che se fosse vero che per investire bene i propri soldi basta scegliere titoli che staccano buone cedole basterebbe spendere qualche euro all’anno, comprarsi uno di quei giornali che puntualmente fa le classifiche sui titoli più generosi e voilà, ecco risolto in modo easy il problema di investire. Una volta per tutte.

Peccato che nella realtà nemmeno i fondi che adottano sistematicamente questa strategia di selezione delle azioni andando a caccia di quelle con buoni dividendi hanno performance migliori di quelli che non lo fanno. Secondo. Se l’ex bancario vuole sapere a cosa serve diversificare, ecco un dato numerico: non farlo può significare perdere il 70% del capitale investito. Lo ha calcolato Raffaele Zenti di Advise Only facendo un calcolo piuttosto ingegnoso (è docente di Finanza Quantitativa). Zenti in sostanza dice non solo che due son pochi ma venti e più sono troppi. Il numero ideale di titoli da tenere in portafoglio è 15-20 azioni: con meno si rischia, nel senso che è tutto troppo nelle mani del caso, mentre quando se ne detengono più di 15-20 di titoli aggiungerne uno in più abbassa di pochissimo il rischio ma “annacqua” molto il portafoglio rischiando di annullare le scelte azzeccate.

Nei portafogli azionari Italia di SoldiExpert SCF (https://soldiexpert.com/categoria-prodotto/az-it/), deteniamo circa 15 azioni per portafoglio (nei momenti in cui siamo completamente investiti) e crediamo anche noi che puntare solo su due azioni sia come giocare a testa o croce che francamente non è il nostro mestiere.

 

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Puntare esclusivamente sui titoli che staccano la cedola non è secondo noi una buona strategia di investimento. Lo abbiamo spiegato centinaia di volte numeri alla mano. Ma per carità se l’ex bancario con i suoi soldi pensa di stare nel giusto in barba a tutte le regole di buona educazione finanziaria, ci auguriamo solo che nella sua precedente carriera professionale non abbia mai dato consigli di investimento.

 

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