Vedo grigio, anzi nero. Sono un italiano vero.

Qualche lustro fa erano definiti PIGS come la parola inglese “maiali” per definire l’acronimo di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Qualcuno aveva poi aggiunto la I di Irlanda per dire PIIGS e con questo termine dispregiativo definire le nazioni europee contraddistinte da situazioni finanziarie e di bilanci pubblici non propriamente virtuosi con tassi di disoccupazione elevati.

Il termine più “politically correct” usato poi dagli economisti è stato “Club Med” per individuare quei Paesi europei con una precaria situazione dei conti pubblici, scarsa competitività e capacità di ripagare il debito pubblico accumulato e che hanno la caratteristica geografica di affacciarsi tutto sul Mar Mediterraneo.

Alcuni di questi Paesi grazie anche all’appeal fiscale e politiche azzeccate come Irlanda e Portogallo hanno migliorato la propria posizione, altre come l’Italia sono rimaste nel gruppo di coda e anzi hanno ulteriormente peggiorato gli indicatori debito/Pil nonostante politiche apparentemente di austerity e patrimoniali sulla casa.

Lo spread ci vede come Italia peggiorare nei confronti di tutti

Oggi a vedere lo spread dei titoli governativi di Spagna, Grecia, Portogallo e Italia siamo noi e la Grecia in fondo al gruppo. Il differenziale di rendimento dei titoli greci con scadenza a 10 anni nei confronti dei pari titoli tedeschi è di 391 punti, quelli dei BTP italiani è di 300 punti (3%) mentre i titoli spagnoli hanno uno spread di 117 punti e quelli portoghesi di 146 punti.

Se si guarda poi alla crescita del Pil, della ricchezza prodotta ogni anno da una nazione, il Prodotto Interno Lordo le previsioni per questo 2018 rilasciate lo scorso mese dal Fondo Monetario Internazionale vedono l’Italia in fondo al plotone per il 2018 e anche nel 2019 (dove le previsioni di crescita del Pil per l’Italia stimano un +1%).

E’ il Portogallo in questi anni ad aver maggiormente migliorato i fondamentali e fa un certo effetto rilevare come questo Paese nella primavera del 2015 decise di varare una manovra di bilancio che sforava il patto di Stabilità europeo (anche il Portogallo aveva un debito/Pil da febbre alta al 130%) e subì la procedura d’infrazione della Commissione Europea per “disavanzo eccessivo”.

In Europa in questi 5 anni siamo fra coloro che meno hanno ridotto il tasso di disoccupazione

Dopo un crollo dei titoli portoghesi di 20 punti percentuali (e quindi il disco rosso dei mercati) dopo qualche tempo la manovra del governo socialista lusitano produsse risultati super (merito non solo naturalmente di quello sforamento ma di un percorso partito da più lontano) tanto che i commissari dell’Unione Europea dovettero fare marcia indietro. Oggi il Portogallo ha un tasso di disoccupazione per il 2018 previsto del 7% contro il 10,8% dell’Italia (la Grecia invece il 20%, la Spagna il 15,6% e l’Irlanda del 5,3% ) mentre nel 2013 ovvero 5 anni fa il Portogallo era al 16,4%, l’Italia al 12,1%, la Spagna al 26,1%, la Grecia al 27,3% e l’Irlanda al 13,8%.

 

L’Italia è anche il Paese che ha meno ridotto il tasso di occupazione nel quinquennio (solo  -10,7% contro un dimezzamento degli altri Paesi) alle spalle come si può vedere e studiare le politiche economiche attuate dai governi che hanno ottenuto i migliori risultati sarebbe forse una buona cosa.

Oggi sul mercato azionario gli indici di questi Paesi sono tutti in tendenza ribassista dopo lo scrollone sui mercati dei mesi scorsi mentre sul fronte macroeconomico le previsioni di crescita del Pil sono nel 2019 per il Portogallo e Spagna (e perfino Grecia) con una crescita vista quasi doppia a quella dell’Italia nelle stime formulate negli scorsi mesi dai più importanti centri studi economici.

“Mia faza, mia raza”. In compagnia dei greci siamo fra i più pessimisti

E non è quindi un caso che nei sondaggi condotti da Pew Research (un istituto internazionale basato negli Stati Uniti che fornisce informazioni su problemi sociali, opinione pubblica e andamenti demografici nel mondo) le popolazioni di Grecia e Italia siano fra le più pessimiste al mondo. L’87% dei greci e il 72% degli italiani (quasi quanto i tunisini) pensa che negli ultimi 20 anni la situazione finanziaria sia nettamente peggiorata nonostante magari Pil e reddito pro-capite siano superiori rispetto ad allora (i più “think positive in Europa sono svedesi e polacchi).

 

La Borsa peggiore del decennio è quella greca. Ma anche noi non ci siamo ripresi

 

Nel grafico finale infine l’andamento degli ultimi 10 degli indici delle Borse principali di questi 5 Paesi dove come si può vedere solo l’Irlanda ha più che raddoppiato le quotazioni mentre i mercati azionari degli altri ex Piigs restano sotto i livelli di partenza con la Grecia addirittura a -70% nell’ultimo decennio.

 

 

Un estratto di questa analisi di Salvatore Gaziano è stato pubblicato sul quotidiano “La Verità” del 8 novembre 2018

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