Come Jeff Bezos, n.1 di AMAZON, è diventato l’uomo più ricco del mondo. Al posto tuo

C’è una cosa che mi accomuna a Jeff Bezos: i clienti, i suoi gli danno un mucchio di dati, i miei un sacco di analisi e “visioni del mondo”. Sono il nostro più grande tesoro. Detto questo, lui rimane il maestro, ma essendo anche recentemente diventato l’uomo più ricco del mondo (105 miliardi di dollari Usa, l’uomo più ricco della storia), mi sono messa a studiarlo. E diligentemente ho comprato la storia definitiva di Amazon secondo Brad Stone. Il libro si chiama “Vendere tutto” (Hoepli Editore) ed è un bel tomo, tanto che i miei figli un giorno sì e l’altro pure mi chiedevano “Ma stai ancora leggendo il libro su Bezos?” Finalmente la risposta è no, ho finito!

 

Amazon pigliatutto

La scorsa settimana in compenso su Milano Finanza è uscito un bell’articolo intitolato “Amazon pigliatutto” sulla storia di questa azienda. Che ci avrebbe messo un sacco di tempo ad arrivare dove è arrivato, Bezos l’aveva annunciato subito. Già vent’anni fa, ricorda l’articolo di Milano Finanza (che se siete abbonati potete leggere qui) nella lettera agli azionisti aveva detto “It’s all about the long term” ovvero creeremo valore, ma nel lungo termine, grazie alla migliore esperienza utente del mondo.

Con questa chiave di lettura, spiega l’articolo di Davide Fumagalli, si capisce l’espansione di Amazon in settori apparentemente scollegati tra loro: dal commercio elettronico ai videocitofoni intelligenti, dai servizi cloud per aziende del calibro della Walt Disney alla produzione di serial tv, dai supermercati ad Alexa, l’assistente digitale gratuita offerta ai propri clienti, connessa alla rete 24 ore su 24 e in grado non solo di rispondere a ogni domanda del consumatore (grazie a un altoparlante sempre acceso) ma anche di controllare tutti i dispositivi presenti in una casa (dalle luci all’impianto stereo).

Incuriosita dal libro di Hoepli su Bezos, dall’articolo di Milano Finanza su Amazon e dall’ultima classifica di Forbes che incorona Bezos re dei Paperoni mondiali con una ricchezza personale pari a 112 miliardi di dollari,  ho chiesto a un mio cliente, grande esperto di marketing di aziende multinazionali, di fare una chiacchierata per capire letteralmente “Come Jeff Bezos è diventato l’uomo più ricco del mondo. Al posto tuo”. O mio, o suo, insomma. Ecco cosa mi ha detto sui molti punti di forza di Bezos e anche sui pochi punti di debolezza.

 

10 cose che Jeff Bezos ha e che non hanno la maggior parte degli imprenditori:

 

  1. Bezos ha capito vent’anni fa che il consumatore vuole tutto, al miglior prezzo possibile (reso possibile dall’esistenza di molte offerte) e subito. O glielo dai o lo perdi (e se lo prende qualcun altro)
  2. Bezos ha un pensiero “grande”. Non importa quando costa soddisfare il consumatore. Lo si fa, costi quel che costi. Anche se questo significa andare in perdita per anni. Intanto occupi il mercato
  3. Un coraggio da leone: Bezos ha speso per l’ecommerce più di qualsiasi altro venditore di prodotti on e off line
  4. Bezos è un distruttore uno che cambia i paradigmi, i settori e le abitudini dei clienti
  5. Bezos è  un innovatore: non è un creativo, non migliora quello che c’è. Lui crea qualcosa di nuovo, qualcosa che prima non c’era. L’ecommerce prima di Bezos non esisteva: Amazon ha cambiato le modalità di acquisto dei consumatori
  6. Amazon incamera big data sui consumatori a manetta con qualsiasi mezzo possibile. Servono all’azienda per entrare in tutti i settori che vuole e per vendere qualsiasi cosa
  7. Bezos usa i big data per fare tutto. Amazon puo’ diventare la regina della pubblicità. Google ha in mano il cliente potenziale. Amazon quello reale. Puo’ proporre ai venditori di scarpe non come fa Google il pubblico di chi sta cercando le scarpe su internet. Amazon sa chi compra le scarpe, conosce il suo nome cognome e la sua carta di credito, sa anche che tipo di scarpe compra e quanto è disposto a pagarle.
  8. Bezos ha un grande intuito: ha capito che i consumatori vogliono le cose subito. Non ha creato il bisogno, lo ha estratto. E ha soddisfatto questo bisogno per qualsiasi bene che il consumatore volesse comprare, dal libro al portaombrelli
  9. Ha una grande capacità di delegare, ma attraverso politiche di assunzione orientate ad “alzare l’asticella” sta aumentando continuamente e esponenzialmente il livello medio delle competenze aziendali: per entrare in Amazon il tuo curriculum deve essere migliore di quelli che per il gigante dell’e-commerce già lavorano
  10. Anche se la tua azienda è “ricca”, Bezos ha un approccio duale mischiando investimenti miliardari con un approccio da start up con pochi soldi a disposizione

 

Amazon può fallire? Come tutte le società ci sono quattro talloni d’Achille

 

  1. rischio politico: Amazon distrugge posti di lavoro e interi settori che fanno lavorare un sacco di persone. Soprattutto nell’era Trump non è gradito
  2. l’America ha sempre rotto i monopoli, facendo uno spezzatino di aziende diventate troppo grandi e dominanti
  3. Amazon si sta espandendo in tantissimi settori: il rischio è che Bezos si disperda in troppi campi
  4. rischio fiscale: Bezos ha fatto e sta facendo dumping in tutto il mondo grazie anche alla leva fiscale e a meccanismi di elusione tipici delle multinazionali più aggressive grazie a un potere di lobbyng fortissimo e i servizi resi dalle società di consulenza fiscale n. 1 al mondo. Ma questo crea profonde distorsioni e distrugge il commercio e l’imprenditoria più genuina e nazionale. Da noi l’Unione Europea e gli Stati complici hanno consentito che avvenisse tutto questo ma non è detto (anche se diventa sempre più tardi) che prima o poi si alzino delle vere barriere protettive (non certo la web tax) e si inneschi una reazione contro gli elusori sistematici del fisco grazie ai meccanismi del transfer price.

 

Come è stato scelto il nome Amazon? Lo spiegò Jeff Bezos in un’intervista a Playboy il 1 febbraio 2000. “Non solo è il fiume più lungo del mondo, ma il secondo in classifica è staccato di parecchio. Il Rio delle Amazzoni straccia tutti i concorrenti”. Come cantavano gli Abba “The winner takes it all”. Chi vince prende tutto. Mamma mia!

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