Keep calm a Piazza Affari. Niente governo, niente problemi

Il crollo paventato in alcuni report che poteva arrivare con una vittoria dei partiti “sovranisti”, “populisti”, “anti-sistema” o come li si vuole definire, ieri non è arrivato e c’è stata una grande compostezza.
Lo spread BTP/BUND non è volato a 300 come qualcuno aveva evocato e Piazza Affari non è crollata. E’ sì risalito in zona 135 ma se si conoscono i mercati si dovrebbe sapere che buona parte del recente rafforzamento dei governativi italiani è stato dettato anche dalla debolezza dei governativi tedeschi che da inizio anno sono arrivati sulla duration decennale a perdere anche l’1,5%

E l’incertezza dello scenario post-elettorale in Italia non ha provocato ricadute degne di nota sui titoli di Stato italiani.

C’è da preoccuparsi per l’esito del voto italiano del 4 marzo? Durante il consueto collegamento del martedì a “Caffè Affari” su CLASS CNBC (canale Sky 507) condotto questa mattina da Ludovica Brignola, è questa la domanda a cui Salvatore Gaziano ha cercato di rispondere in un quadro uscito dalle urne complicato come era nelle attese. Impossibile capire quali sbocchi potrà avere a partire dal 23/24 marzo quando le camere saranno convocate e dalla elezione dei presidenti di Senato e Camera si inizierà a capire quali alleanze potenziali si formeranno.

Ma il fatto di essere senza governo in carica ma solo con uno provvisorio (quello guidato da Gentiloni resterà in carica fino alla formazione di uno nuovo) non va visto come una sciagura a vedere la storia della Repubblica italiana e anche quanto è accaduto in Europa in questi anni.

La maggior parte delle politiche di governo viene deciso fuori dai paesi sovrani ovvero da Bruxelles (e dalle lobby lì stanziate…) e Francoforte e lo spazio di manovra non è poi così largo come i politici in campagna elettorale vogliono far credere. E il paradosso è infatti che abbiamo visto in questi anni Paesi come Belgio (541 giorni) e Spagna (oltre un anno) che hanno avuto il periodo più forte di crescita senza governi effettivi in carica ma solo “provvisori”.

“Le leve del potere – secondo Stefano Feltri, vice direttore de “Il Fatto Quotidiano” nel libro “Populismo Sovrano” – sono, oramai, inesorabilmente altrove” seppure se c’è un dato che emerge evidente dal voto del 4 marzo è che il 55% circa del Paese ha votato per i partiti cosiddetti “sovranisti” o “populisti” ovvero Movimento 5 Stelle (32,68%), Lega (17,37%), Fratelli d’Italia (4,35%).

Ieri proprio i titoli del settore bancario (-2,56%) insieme a Mediaset sono fra quelli che hanno più pagato dazio e fra questi Monte dei Paschi di Siena ai nuovi minimi storici.
E non a caso fra i partiti più puniti c’è il PD di Renzi che ha avuto una débâcle nei territori salvati con il contributo dei cittadini elettori.

Vi è da dire che da inizio anno però il settore bancario a Piazza Affari era quello salito di più (con un paso doble e quasi triplo rispetto all’Eurostoxx bancario) e si temono eventuali decisioni negative che potrebbero uscire dalle discussioni europee sull’Unione Bancaria dove i Paesi del Nord Europa sono in pressing perché la riduzione dei rischi bancari (come per esempio la svalutazione ulteriore dei crediti in sofferenza) sia accelerata prima della condivisione (e quindi non in parallelo) come scrive stamane proprio il quotidiano MF attraverso una garanzia comune sui depositi e un backstop al Fondo di Risoluzione. Una strada difficile ma necessaria se si vuole evitare altri casi di bail in di banche soprattutto sistemiche.

Clicca sull’immagine sotto per visualizzare il video commento di Salvatore Gaziano (SoldiExpert SCF) su Class CNBC.

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