LA BORSA RUSSA SI "SPIEZZA" IN DUE: -36% DA INIZIO 2014. VATTI A FIDARE DEGLI ESPERTI E DELLE PREVISIONI.

E’ fra le Borse peggiori del mondo complice la caduta del petrolio, le sanzioni e il crollo del rublo. Eppure i “fondamentalisti” dicevano a inizio anno che era fra le più convenienti dove investire per i bassi multipli come il price earning e l’elevato livello di dividendi. E per le positive prospettive del prezzo del petrolio che gli analisti vedevano per fine 2014 a un prezzo al barile di 107 dollari (vale oggi circa la metà).

C’era un buon modo quest’anno per dimezzare il capitale. Investire sulla borsa russa. Quello che sta accadendo a Mosca e dintorni è noto e somma la caduta del prezzo del petrolio (una risorsa su cui fonda buona parte di questa economia che è il primo produttore al mondo di idrocarburi) insieme agli effetti delle sanzioni economiche di molti Paesi occidentali alla Russia per protestare contro l’interferenza del Cremlino in Ucraina.
Una situazione “critica”, ammette il vicepresidente della Banca centrale russa, Sergei Shvetsov. “Non avremmo mai potuto immaginare quello che sta accadendo, si materializzano i nostri incubi peggiori”.

 

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Negli ultimi dodici mesi il valore del rublo è crollato di oltre il 50 per cento nei confronti del dollaro, destabilizzando l’economia russa e Mosca sta cercando di agire alla disperata. Il ministero delle Finanze ha reso noto negli scorsi giorni di aver proceduto alla vendita di parte delle riserve in valuta estera, il cui stock è di 7 miliardi di euro.
Una situazione economica e finanziaria a Mosca che diventa sempre più tesa e per il crollo della moneta che rende quasi proibitiva per la maggioranza della popolazione l’importazione di beni di consumo.
Nei grandi centri commerciali sono tornate a vedersi code di sovietica memoria, con i consumatori in fila per spendere il maggior numero possibile di rubli nel timore che perdano ulteriore valore, come successe nel 1998 alla vigilia del default.

Assalti agli shopping center con file anche di ore nella notte e scaffali vuoti.

E le aziende straniere in Russia o i distributori di prodotti stranieri hanno perfino dovuto chiudere le serrande. Secondo il quotidiano Vedomosti, a causa del crollo del rublo i grandi distributori di auto straniere hanno sospeso la fornitura ai concessionari, che a loro volta hanno congelato le vendite.

Apple ha addirittura bloccato (“momentaneamente”) l’Apple Online Store russo, a causa delle “fluttuazioni estreme” della moneta russa, il rublo.
Tale calo sta già rendendo difficile per i comuni cittadini russi l’acquisto di beni importati, ma la mossa di Apple potrebbe annunciare un ulteriore peggioramento della situazione a seguito di una decisione da parte delle aziende straniere di smettere di accettare una moneta che si svaluta di settimana in settimana senza soste.

E la Borsa di Mosca perde il -36% da inizio anno nonostante il recupero delle ultime sedute.

Grafico Russia

E così negli scorsi giorni la Borsa di Mosca è arrivata in un solo giorno a perdere addirittura il -19%, il crollo peggiore dal 1995.

E da inizio anno l’andamento dei fondi d’investimento o ETF (vedi il grafico sopra) che investono sulla Grande Madre Russia hanno un andamento devastante.

Secondo gli economisti e gli esperti la situazione è grave ma non seria e non è il caso di fare paragoni con la crisi del 1998, quel terribile agosto che portò alla svalutazione del rublo e al default del Cremlino sul proprio debito. Le riserve russe accumulate in questi anni sono consistenti anche se evidentemente non infinite. E iniziano a pesare come un macigno le sanzioni economiche. La crisi del rublo, insieme al calo del petrolio, è un cocktail micidiale e banche e imprese non possono più contare sui finanziamenti internazionali, a causa delle sanzioni. I mercati globali dei capitali sono chiusi al capitale russo. Una guerra finanziaria per i russi molto più temibile di una militare che sta facendo collassare il Paese.

E la decisione di alzare i tassi di riferimento del 6,5% da parte della Banca centrale russa portandoli dal 10,5% al 17% rende bene l’idea della grave crisi che sta subendo questo Paese.
Un tentativo disperato di raffreddare i mercati valutari internazionali e dare sostegno al rublo, avendo però come effetto collaterale una ricaduta negativa sulla crescita economica del Paese a causa dell’aumento del costo del denaro dove le banche locali saranno le prime a subire il colpo col rischio di non essere in grado di continuare la propria attività se questa situazione non dovesse velocemente rientrare.

Quei multipli molto convenienti…

Questo il presente e il difficile futuro. Ma può essere interessante vedere il recente passato e cosa dicevano i gestori che seguono questo mercato. Il loro consiglio? Naturalmente puntare su questo mercato.

Anna Väänänen, gestore del Credit Suisse Russia Equity Fund, sottolineava a inizio anno il potenziale positivo di questo mercato grazie alle valutazioni allettanti.

“Rispetto alla maggior parte delle altre economie, siano esse sviluppate o in via di sviluppo, l’ambiente macroeconomico in Russia sembra molto stabile. Il paese ha un bilancio in pareggio, non ha alcun disavanzo delle partite correnti e dispone di oltre USD 500 miliardi di riserve in valuta estera. Il debito pubblico rappresenta meno del 20% del PIL e prevediamo che nei prossimi anni il PIL, che è stato relativamente stabile negli ultimi quattro anni, crescerà a un ritmo compreso tra il 2 e il 3%. Se a tutto ciò si aggiunge poi un tasso d’inflazione con livelli bassi da record (tra il 5 e il 6%) e un rublo quasi liberamente fluttuante, ne emerge il quadro di un paese con solide basi economiche e il potenziale per una robusta crescita”.

Questo gestore e molti altri che seguono questo mercato sottolineavano la modernizzazione di questo Paese e il valore medio molto alto dei dividendi erogati dalle aziende quotate russe e il basso price earning.

In un commento uscito dopo lo scoppio della crisi in Ucraina a luglio 2014 e dopo che la situazione si sembrava normalizzata Pavel Laberko, gestore del fondo d’investimento Head of Russian Equities di Union Bancaire Privée, consigliava di guardare al futuro con ottimismo e “al bicchiere mezzo pieno”.

E ricordava come le previsioni degli esperti erano molto positive per il prezzo del petrolio: “secondo Bloomberg, gli analisti al momento si aspettano che il prezzo del Brent raggiunga i 107$ entro la fine dell’anno, mentre alla fine del 2013 ritenevano che questo arrivasse a quota 102$. In altre parole, il mercato azionario russo è ancora in ritardo sul prezzo del petrolio e rispetto ai suoi pari dei Mercati Emergenti.

 

 

Il mercato azionario russo è in ritardo anche in termini di valutazioni relative. A un P/E forward di 5,3x, il mercato rimane conveniente, indipendentemente dai paragoni. Il suo dividend yield di 3,4 è sopra la media dei titoli azionari dei Mercati Emergenti. Facendo un po’ di stock picking, non è affatto difficile potenziare il rendimento. Per esempio, il rendimento medio ponderato del fondo UBAM Russian Equity è vicino al 5% con una valutazione inferiore e un ROE superiore rispetto all’indice di riferimento MSCI Russia 10-40”… L’economia russa ha recentemente iniziato a lanciare segnali positivi. Le stime sul PIL di aprile e maggio sono state una bella sorpresa e indicano che una recessione è improbabile. Anche i dati sulla produzione industriale sono stati incoraggianti. Il consumatore russo continua a spendere, tendenza sostenuta anche dalle nostre conversazioni con le più importanti società del settore retail e dai dati macroeconomici. Date le migliori aspettative degli analisti circa la seconda parte dell’anno, insieme ad alcuni segnali da parte del Governo che fanno pensare a un miglioramento delle stime di crescita, la possibilità di aver superato la fase più dura del rallentamento economico si fa sempre più concreta”.

Da inizio anno l’Ubam Russian Equity è in discesa del -38%.

Fra i peggiori fondi della categoria brilla la performance negativa di East Capital a quasi -60% da inizio anno con East Capital Russian Fund. Lo stesso fondo che aveva ottenuto qualche anno fa per il riconoscimento di miglior fondo a 5 anni, nella categoria Azionario Russia ai Lipper Fund Awards Europe 2012.

Dalle stelle alle stalle.

Ma quello che è accaduto sulla Borsa russa può essere di insegnamento a molti risparmiatori anche se non hanno investito in questo mercato.

Investire fidandosi di chi vi racconta che conosce il futuro o sulla base di multipli “convenienti” può comportare diverse controindicazioni.

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