La Nonna di Schäuble e gli zombie minacciano i sonni di Mario Draghi

Si chiude sui mercati un febbraio ad alto tasso di volatilità che segna per i mercati azionari un primo bimestre pesantemente negativo (- 7,2 l’indice Msci World da inizio anno) nonostante dai minimi del 11 febbraio un qualche tentativo di reazione sembra notarsi in diversi mercati e soprattutto nel Nuovo e nel Vecchio Continente mentre in Asia e soprattutto in Cina si sono visti nell’ultima settimana ancora nuovi minimi.

Ma è troppo presto per dire se il punto più basso dei mercati è stato superato seppure dal G20 tenutosi questo fine settimana a Shanghai, in Cina, e dalle parole del vertice dei governatori delle banche centrali e dei ministri delle finanze sono arrivati più segnali di preoccupazione che di fiducia sull’economia e sui mercati. Diversi dati macroeconomici indicano un generale rallentamento perfino della locomotiva Usa.

L’Ocse la scorsa settimana ha ridotto le sue previsioni di crescita del Pil globale per quest’anno dal 3,3% al 3% ma è bene ricordare che poco meno di un anno fa (giugno 2015) le previsioni erano di un +3,8% del Pil mondiale per il 2016 a dimostrazione se ce ne fosse bisogno del valore molto relativo di queste previsioni degli economisti.

E riguardo le ricette per uscire da questa situazione al di là delle generiche dichiarazioni e dei comunicati congiunti se è vera la prima parte di un celebre detto di Mao Tse-tung ai tempi della Rivoluzione Culturale “grande è la confusione sotto il cielo” non così si può dire della seconda parte: “…quindi la situazione è eccellente”.
Una crisi non solo finanziaria a Pechino e dintorni e che ha visto Yin Weimin, il ministro per le Risorse umane e la sicurezza sociale, annunciare subito dopo il G20 in una conferenza stampa che 1,3 milioni di lavoratori nel settore del carbone potrebbero perdere il posto di lavoro, oltre a 500.000 lavoratori nel settore siderurgico.

Ed è la prima volta che un alto funzionario del governo fornisce una cifra per le perdite di posti di lavoro ovvero un taglio di 1,8 milioni di lavoratori in un settore come quello siderurgico che rappresenta uno dei più grandi datori di lavoro di questa nazione. Effetto di un forte processo di ristrutturazione del settore che è iniziato e che è spinto sia dalla tecnologia che dalla sovraccapacità ma anche dalla concorrenza di altre nazioni che offrono un costo del lavoro più competitivo di quello cinese come Vietnam, India e altre nazioni del Sudest asiatico.

Chi di globalizzazione ferisce, di globalizzazione perisce…

Primo bimestre 2016

Nel primo bimestre 2016 è stata proprio la Borsa cinese quella che ha mostrato il peggior andamento (-23,5%) ma non è solo da Oriente che sono arrivate le nubi.
La caduta del petrolio ha messo in crisi molti Paesi Emergenti e in Europa sempre più nodi arrivano al pettine (dall’emergenza rifugiati che è diventato un problema politico alle preoccupazioni sulle conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dalla UE, la cosiddetta Brexit, dall’Unione Bancaria al bail in) e non si capisce chi li districherà poiché non esiste al momento né unione di intenti né di vedute da parte degli attuali leader politici europei e se si guarda alle ultime tornate elettorali in Spagna, Portogallo e Irlanda (nazioni dove la ripresa economica è stata pure superiore alla media) risulta evidente che la governabilità diventa sempre più difficile ovunque e cresce il numero di cittadini europei che votano contro l’austerità imposta dall’euro premiando le formazioni politiche che sostengono questa tesi.

Per il ministro tedesco Wolfgang Schäuble usare ancora il bazooka rischia di tenere in vita morti che camminano come in The Walking Dead….

Un bel rompicapo anche considerato che dal G20 non sono arrivati segnali univoci e anzi si è evidenziata una certa scollatura delle posizioni e perfino il tentativo da parte tedesca di lanciare un avviso ulteriore a Mario Draghi di dissuasione nel non pigiare troppo il piede sull’acceleratore degli stimoli monetari .
E pazienza se fra i maggiori beneficiari del Quantitative Easing, il programma di acquisto di titoli pubblici lanciato lo scorso marzo dall’Eurotower guidata da Mario Draghi, vi è proprio la Germania considerato che i 60 miliardi di euro al mese di acquisti di titoli vengono calibrati sui vari Paesi dell’Unione Europea in funzione delle quote percentuali di possesso del capitale della BCE dove la Deutsche Bundesbank è il primo azionista.

Il mese di marzo e in particolare il 10 marzo si attende, infatti, la riunione del consiglio direttivo della BCE dove Mario Draghi potrebbe annunciare un’altra tornata di stimoli e manovre di politica monetaria per spingere i consumi nel Vecchio Continente ( si parla di un aumento da 60 a 90 miliardi di euro di acquisti di titoli al mese) e durante il G20 la Germania ha ribadito la sua contrarietà a un piano di stimoli fiscali per rilanciare la crescita economica (come suggerito soprattutto dal segretario al Tesoro statunitense, Jack Lew) e la sua diffidenza per la politica monetaria a base di alleggerimenti quantitativi sempre più mostruosi.

Un avviso ai naviganti mandato da Shangai in direzione di Mario Draghi da parte dell’influente ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, sostenitore acceso dell’austerità fiscale e dei bilanci pubblici in pareggio.

Una posizione che è stata appoggiata nel G20 di Shanghai apertamente da Jeroen Dijsselbloem , ministro delle finanze olandese e presidente dell’Eurogruppo, e che si basa invece sulla necessità di “guidare la crescita attraverso riforme strutturali” e che secondo il quotidiano tedesco Handelsblatt è stata la posizione che ha raccolto il maggior consenso fra i ministri finanziari e banchieri centrali presenti a questo summit che il prossimo anno si svolgerà proprio in Germania.

“Parlare di ulteriori misure di stimolo distrae dai veri compiti a portata di mano. E rischierebbe di trasformare tutti in The Walking Dead” ha scherzato il ministro tedesco Wolfgang Schäuble , riferendosi alla popolare serie televisiva di zombie americana come dire che cercare di tenere in vita l’economia in modo artificioso con il doping monetario dei Quantitative Easing non risolve il problema ma crea sempre di più distorsioni e “morti che camminano”.

Non sappiamo a che “zombie” economici e monetari si riferisse esattamente il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble che notoriamente però ha mostrato in più occasioni di considerare i Paesi del “Club Med” e in particolare Grecia e Italia come le “cicale” da convertire alla frugalità e emblematica al riguardo è una sua battuta dell’estate 2015: «mia nonna diceva spesso che la bonarietà conduce alla sregolatezza».

La posizione del governo italiano messa a punto da Matteo Renzi e di Pier Carlo Padoan di puntare a un piano europeo per la riduzione delle tasse, anti austerity e basato sulla flessibilità dei bilanci non è mistero quindi che in Germania venga vista come la solita sceneggiata all’italiana per ottenere (anche per motivi elettorali) al massimo qualche zero virgola punto qualcosina di allentamento di alcuni parametri economici che l’Italia ha già deciso di concedersi nell’ultima legge di stabilità ma non di più potrà essere concesso dai gendarmi dell’austerità tedesca.

L’Italia dal punto di vista borsistico chiude intanto il primo bimestre 2016 con una discesa del -18% (ma eravamo arrivati a -28%) che la mette nell’Olimpo purtroppo delle Borse peggiori per effetto soprattutto della caduta del settore bancario e automobilistico. In Europa la discesa del Vecchio Continente resta poco di sotto il -10% e il segno negativo rosso contraddistingue quasi tutte le Borse del Mondo.

Le migliori borse del mondo? Lettonia, Estonia, Malta…
I migliori comparti da inizio anno? Auriferi e obbligazioni a lunghissimo termine…

Se si cercano in tutto il mondo piazze finanziarie che possono vantare a un mese e a un anno un segno positivo bastano a fine febbraio 2016 le dite di una sola mano: Lettonia, Estonia, Malta.

Discorso diverso è invece per l’andamento dei comparti dove in un mercato chiaramente contraddistinto dall’orso borsistico ci sono stati dei settori che nel primo bimestre 2016 hanno performato bene e sono proprio quelli che tradizionalmente sono preferiti dagli investitori nelle fasi di forte discesa dei mercati.

I metalli preziosi e in particolare l’oro dopo una lunga fase di ribasso ha mostrato una ritrovata forza mettendo a segno un rialzo del 16,58% che si è amplificato al 43,81% per i fondi e panieri come gli ETF che sono posizionati sulle società aurifere.

lingotti d'oro

Ma il segnale più forte del risk off (il sentiment negativo degli operatori finanziari) sui mercati azionari è fornito dall’andamento delle obbligazioni a lungo termine che nel primo bimestre 2016 sono salite come se non ci fosse un domani. L’Etf americano di Vanguard e di Pimco che replica l’andamento di un paniere di Treasury Bond con scadenza superiore ai 25 anni è salito di oltre il 10,3% e questa tendenza si è vista in tutti i mercati finanziari ed è fra i più forti trend osservabili da diversi mesi. In un mondo dominato sempre più da tassi bassi e perfino negativi e da mercati azionari al ribasso e contraddistinti da una volatilità crescente, l’obbligazionario a lunghissimo termine in questa fase è considerato il posto meno rischioso dove investire. E pazienza se il rendimento medio annuo su un arco temporale così lungo garantito da un paniere di questo tipo (come per esempio nel Vecchio Continente l’Etf DB x-trackers II iBoxxSovereigns Eurozone 25+) è di circa l’1,6% lordo (lo yield to maturity su una duration ventennale).

In uno scenario economico e finanziario che secondo alcuni economisti (e fra questi vi è anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan) rischia di sfociare in una stagnazione secolare e di tassi zero e perfino negativi con il corollario dell’incremento a dismisura delle diseguaglianze, ottenere un ritorno positivo del capitale è sempre più difficile.

E i mercati nel primo bimestre sembrano essersi preoccupati a vederne il comportamento più del ritorno del capitale che del ritorno sul capitale.

A marzo i dati economici che arriveranno dagli Stati Uniti (il mercato che si è dimostrato più forte e con capacità di reazione), l’andamento del prezzo del petrolio che con il rafforzamento ha avviato da metà febbraio il rimbalzo dei mercati e la decisione della BCE del 10 marzo determineranno l’andamento e diranno qualcosa di più sul movimento in atto di recupero e se è qualcosa di più.

Considerazioni operative:
La nostra strategia di restare in questi primi mesi dell’anno nei portafogli elaborati da SoldiExpert SCF sostanzialmente molto liquidi e molto scarichi di azioni come suggerito dai nostri modelli statistico-matematici ha evitato in questi mesi bagni di sangue e di veder oscillare anche paurosamente il capitale con drawdown anche superiori al 30%.
Se la gestione attiva e flessibile ha sicuramente anche delle controindicazioni (come chiudere in perdita nel tempo una parte delle posizioni aperte) e non è sempre “America”, la strategia del “compra e tieni” ha dimostrato ancora una volta che in mercati come quelli di questi lustri può diventare molto rischiosa e ancora più stressante e con il rischio non teorico di vedere il proprio capitale arretrare anche di oltre il 50%. Il mese di marzo dal punto di vista statistico ha spesso dimostrato di poter essere un mese di svolta dei mercati e i nostri modelli seguono i mercati pronti a consigliare eventuali movimenti se la tendenza si rafforzerà ancora in modo più convincente.

Alcune novità comunque potrebbero delinearsi nei vari portafogli e in queste settimane agli utenti abbonati ai nostri servizi premium di SoldiExpert SCF comunicheremo eventuali indicazioni operative e alcune novità importanti sui portafogli.

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