LA TURCHIA CONTINUA A FAR PAURA. E IL DOLLARO POTREBBE ANCORA RAFFORZARSI

Quella che si sta abbattendo sui risparmiatori è la classica tempesta perfetta in cui gli asset su cui si può puntare per difendere i propri risparmi sono pochissimi dato che l’obbligazionario e i titoli di stato stanno scendendo come l’azionario, anche l’oro che è sempre stato visto nei periodi peggiori come un bene rifugio negli ultimi mesi sta cedendo posizioni ed è tornato ai livelli del 2016, solo alcuni asset legati al dollaro statunitense stanno crescendo grazie proprio alla forza del dollaro che è tornato come rapporto euro dollaro al di sotto di 1,15.

E questa forza del biglietto verde dovrebbe continuare per un po’ perché negli Stati Uniti siamo in una situazione di piena occupazione e i tassi sono destinati ancora a salire a causa della politica di Trump che aumenta i consumi interni provocando inflazione.

Soprattutto in Europa le vendite sono una conseguenza della crisi in Turchia che ha innescato l’inizio della tempesta ma tante volte si possono leggere in anticipo alcuni fattori che fanno presagire a un possibile aumento dei problemi. Chi dice che tutto è cominciato improvvisamente sbaglia perché proprio noi di SoldiExpert, ed era il 31 maggio quindi poco più di 2 mesi fa, commentavamo quanto già stava accadendo in Turchia prendendo come riferimento una obbligazione in lira turca dove i possessori stavano perdendo più del 25% quando il rendimento stimato era del +10%. Ovviamente non si parlava di un possibile raddoppio dei dazi ma di diversi problemi interni come l’elevato indebitamento estero e la reticenza della banca centrale di Ankara ad alzare i tassi di interesse per contenere il crollo ma solo il fatto che la lira turca aveva più che dimezzato il suo valore sull’euro negli anni precedenti già poteva essere un campanello di allarme e almeno poteva spingere gli investitori a scegliere altre alternative ai propri investimenti.

Da questa impasse se ne esce intanto difendendosi e abbassando il grado di rischio del proprio portafoglio e quindi evitando gli asset più rischiosi e più volatili poi raggiungendo il punto di equilibrio sui mercati che si troverà solo dopo le vacanze estive quando torneranno ad operare i grandi investitori e quindi si vivranno sedute con un volume di scambi molto più alto rispetto a quello degli ultimi giorni.

Anche i Paesi Emergenti risultano in difficoltà nonostante le aree dell’America Latina dovrebbero crescere quest’anno del 2,3-2,5% superando il livello medio dell’1,5% circa visto negli ultimi anni. Discorso diverso vale per la Cina e l’India i cui Pil dovrebbero crescere nel 2018 del 6,5%, aree che pesano sempre di più nello scacchiere internazionale in un processo che qualcuno ha chiamato di orientalizzazione dell’economia.

Quindi il consiglio è rimanere alla finestra in questo periodo e magari attendere novità positive soprattutto dopo l’estate quando si alzeranno anche i volumi degli scambi che sono fondamentali.

 

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