PIU’ WEB E ROBOT, MENO LAVORO (E WELFARE) PER TUTTI

All’inizio furono le tutte blu a doversi ricollocare, oggi tocca ai colletti bianchi. Il problema è che con internet è possibile soddisfare lo stesso bisogno del consumatore con un numero lillipuziano di persone spiega Riccardo Stagliano’, giornalista di Repubblica, nel suo ultimo libro “Al posto tuo” (Einaudi Editore). Una lettura illuminante per capire come internet e la rivoluzione digitale stanno cambiando le nostre prospettive lavorative.

E se domani… io potessi… fare a meno di te?
Kodak negli anni ’80 dava lavoro a 140 mila dipendenti. Instagram serve 300 milioni di utenti e quando fu comprata qualche anno fa da Facebook aveva 13 dipendenti. Davide fa lo stesso lavoro di Golia, che nel frattempo è fallito, con 137 mila persone di meno.

Nei call center qualcuno vorrebbe far fuori gli addetti all’assistenza clienti. Perché esternalizzare la produzione o l’assistenza clienti in paesi con un costo del lavoro più basso è un risparmio, ma vuoi mettere se delle persone riesci a fare a meno del tutto? Magari grazie ad Amelia, un computer che svolge egregiamente il lavoro di assistenza clienti: già oggi è in grado di rispondere a due domande su tre e quando non ha la risposta giusta la impara dall’addetto del call center. Così Amelia, che ha una intelligenza artificiale cumulata, diventa ogni giorno più brava. E l’addetto al call center rispetto ad Amelia diventa ogni giorno più costoso. A chi faranno rispondere al telefono la prossima volta quando Amelia sarà in grado di cavarsela da sola? Non ha dubbi l’autore del libro “Al posto tuo” Riccardo Stagliano’ su chi la spunterà tra assistenti clienti in carne e ossa e le Amelie di turno, ovvero i loro replicanti automatizzati: Quando un uomo con l’outsourcing incontra un uomo con un robot, l’uomo con l’outsourcing è un uomo morto”.

 

Amelia Ipsoft 2
Amelia è la prima intelligenza artificiale capace di comprendere, imparare e sentire come un essere umano. Parla e legge correttamente 20 lingue. Lavora giorno e notte. E’ proposta come il nuovo impiegato digitale dall’azienda che la produce la IPsoft

La classe media rischia l’estinzione
In America da tre anni una macchina, Sedasys, fa le veci di un anestesista. Viene impiegata per sedare i pazienti che devono fare la colonscopia o l’endoscopia. Così anche un lavoro molto remunerativo come l’anestestista (con uno stipendio medio di oltre 250 mila dollari annui) e barriere all’ingresso abbastanza elevate, è a rischio automazione. Anche i radiologi e i tecnici di laboratorio rischiano grosso: ImageChecker, Enlitic e Focal Point sono già in grado di fare in parte le loro analisi. E ne fanno molte di più nello stesso lasso di tempo, commettendo secondo i produttori di queste macchine meno errori.

Lavori intellettualmente qualificati come il giornalista o creativi come il fotografo sono anch’essi a rischio. Ci sono già dei software in grado di scrivere le notizie senza alcun intervento umano. Alcuni sono in grado addirittura di fare delle cronache sportive. O di dare per primi la notizia di un terremoto. Su internet ci sono interi archivi fotografici che vendono foto di qualsiasi tipo per pochi dollari. Chi si può più permettere un fotografo in carne e ossa?

Non si salva praticamente nessuno. Nel campo finanziario è stato creato un software che si chiama Warren (in onore di Warren Buffett il più grande investitore in carne e ossa di tutti i tempi) che è in grado di rispondere a 65 milioni di domande del tipo: “Se succede questo evento, che impatto ha su questi titoli o su questo settore?”.

I professori universitari rischiano il posto a meno che non siano così bravi che gli studenti facciano a gara pur di frequentare le loro lezioni per poter interagire con loro. Perché molti dei loro contenuti sono già su internet. La necessità sempre più frequente di impadronirsi di nuove competenze causata da continui ricollocamenti lavorativi cui saremo soggetti creerà una domanda sempre più pressante di corsi low cost. Su internet sono già disponibili i MOOCS (massive open online courses) che gratuitamente o comunque a basso prezzo permettono di acquisire la padronanza di un argomento. Gli universitari di alcune facoltà possono già testimoniare che in rete e spesso in forma quasi gratuita è già presente il loro intero corso di studi.

Con i Moocs (Massive Open Online Courses) basta un docente per insegnare a migliaia di studenti sparsi per il globo lezioni di ogni tipo: basta un computer

I love shopping (on line)

I commercianti rischiano di fare la fine dei dinosauri. Il meteorite che rischia di rendere superata la loro professione si chiama Amazon, che ormai vende di tutto online. Trovi la scelta più ampia possibile di qualsiasi cosa ai prezzi che il negoziante sotto casa non ti offrirà mai. E non devi nemmeno alzarti dalla sedia per andare in negozio. Così inizi con il comprare il computer per l’ufficio o un libro e finisci dopo qualche anno a comprare lo spazzolino da denti e il filo interdentale. Con buona pace dei commercianti in carne e ossa (In Italia oltre 3 milioni di persone).

L’economia della condivisione distrugge lavoro 
Nell’economia 2.0 i ruoli si mischiano: il consumatore diventa produttore e il cliente imprenditore. Si chiama sharing economy: quello che possiedo (una casa, un’auto) lo metto a disposizione degli altri. Il tutto grazie a un’app che mi connette con il mondo e con il pubblico di consumatori potenziali interessati a quello che ho da offrire. Nel web le società che creano app che mettono in contatto potenziali consumatori con potenziali produttori non solo fanno affari d’oro ma stanno ridisegnando interi settori, creando non pochi problemi agli operatori tradizionali.
Le tasse? Roba da old economy
Airbnb è un sito che permette ai proprietari di case di affittare a dei perfetti sconosciuti per brevi periodi il proprio appartamento. Si sta sostituendo progressivamente agli alberghi perché rispetto alle stanze degli hotel gli appartamenti costano poco. Oggi questa società nata sette anni fa e che non possiede nessun immobile ma solo un’app, vale 24 miliardi di dollari, più del gruppo Marriot che possiede quattromila hotel sparsi per il mondo. Ma non è questo che deve far paura. Al “Festival della Mente” di Sarzana dove Riccardo Stagliano’ ha fatto una conferenza seguita da centinaia di persone paganti (segno che qualcuno disposto a pagare per contenuti di qualità c’è ancora) ha proiettato una slide in cui ha mostrato che nel 2014 Airbnb in Francia ha dato lavoro a 25 persone contro le oltre 200 mila del settore alberghiero. Gli appartamenti offerti tramite il sito internet sono 200 mila contro le oltre 650 mila camere che mettono a disposizione gli alberghi d’oltralpe. Nel 2014 Airbnb ha avuto un fatturato di oltre 5 milioni di euro, il settore alberghiero ha avuto un giro d’affari di 16 miliardi di euro che hanno portato allo stato francese 3,5 miliardi di tasse. Airbnb ha pagato solo 84.883 euro di tasse lo stesso anno. Il settore alberghiero ha pagato il 22% di tasse contro il 2% di Airbnb.

Il dubbio che molti affittacamere di Airbnb facciano evasione fiscale è fondato e in alcune nazioni e città è partita una timida offensiva. Del resto Airbnb dice che non sono fatti loro ma dei proprietari di casa.

Diverse inchieste francesi sull’argomento hanno evidenziato che le commissioni per l’intermediazione che questa società addebita ai proprietari di case per il servizio reso transitano soprattutto attraverso nazioni a più bassa fiscalità in Europa come l’Irlanda. Ed è di queste settimane il caso Apple con 13 miliardi di euro di tasse che secondo l’Unione Europea il gigante della Mela  non avrebbe versato fra il 2003 e il 2014 grazie alla “pianificazione fiscale irlandese”.

In sostanza questi colossi del web oltre a impiegare pochissime persone, pagano anche tasse spesso risibili. E questo a lungo andare farà diminuire le entrate fiscali degli stati e significherà inevitabilmente meno risorse per istruzione, sanità, welfare.

Il taxi? non serve piu’
Un’altra categoria di persone che rischia di perdere il posto è costituita dai tassisti secondo Stagliano’. Come Airbnb consente a qualsiasi proprietario di case di diventare un affittacamere, così Uber consente a chiunque sappia guidare un’automobile di improvvisarsi tassista. Tra non molto però non ci sarà più bisogno nemmeno del tassista, perché le macchine saranno guidate da dei robot. Anche i guidatori di camion sono destinati secondo Morgan Stanley entro vent’anni a essere rottamati dalle macchine. E i fattorini da dei droni: la differenza è che quest’ultima categoria ha un po’ piu’ di tempo per riciclarsi. I droni per loro fortuna fanno ancora qualche casino tipo tagliare il naso a un malcapitato fotografo che voleva immortalarlo o tagliare la mano a un cantante. Appena avranno risolto questi problemi, è probabile che i pacchi di Amazon ce li porterà un drone, così dopo aver fatto fuori i commercianti, non ci saranno nemmeno più i fattorini. L’azienda di Bezos agli umani in magazzino sta rinunciando: a pulire i locali ci pensa Roomba (un robot) e a prelevare gli articoli dagli scaffali ci pensano i Kiva, droni arancioni con le ruote, che senza fare rumore, possono trasportare 340 chili.
Secondo Norbert Wiener citato da Stagliano’ all’inizio del libro “L’automazione produrrà una situazione di disoccupazione in confronto alla quale la Depressione degli anni Trenta sembrerà una barzelletta”.
Chi avrà ancora un lavoro?
Il dibattito è aperto. Chi svolge un lavoro particolarmente creativo è meno a rischio. Molti esperti consigliano di puntare sull’istruzione e sulle qualità che più ci caratterizzano come essere umani: la curiosità, la capacità di ideazione, l’analisi finalizzata a individuare schemi ricorrenti in ambiti sofisticati e complessi. C’è chi dice che continuerà ad avere un lavoro chi saprà delegare piu’ lavoro possibile ai robot.
Il lavoro, e di questo è convinto Stagliano’, sarà sempre meno. Lo stato sociale sarà sempre più a rischio perché i campioni del web pagano pochissime tasse. E secondo il giornalista di Repubblica questo i governi non dovrebbero permetterlo. E’ “il rompicapo più complesso che la politica avrà davanti nei prossimi anni “ dice nel libro “Al posto tuo” agitando lo spettro della crescita senza occupazione e della fine della classe media.

La rivoluzione digitale offre grandi opportunità ma anche pericoli per chi non troverà il modo di adattarsi a qualcosa che assomiglia sempre più a un tornado per la vita di miliardi di persone.

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