Le strategie con i migliori risultati nel tempo in Borsa non sono quelle che il nostro cervello immagina (capitolo 7 ebook GUADAGNARE in BORSA E’ QUESTIONE DI FORZA)

Leggi qui la presentazione dell’ebook “Guadagnare in Borsa è una questione di forza (se sai come usarla)!” se te la sei persa: ti consigliamo di leggerla!

Leggi qui il sesto capitolo

Leggi qui la conclusione

 

CAPITOLO sette

Le strategie con i migliori risultati nel tempo non sono quelle che il nostro cervello immagina

 

cervello-investitore

 

 

“Noi non dobbiamo essere più intelligenti rispetto al resto. Dobbiamo essere più disciplinati rispetto al resto” 

 

Warren Buffett

 

C’è un termine dispregiativo ma efficace che viene utilizzato da numerosi decenni nel settore per definire i risparmiatori a cui verranno alleggerite le tasche: parco buoi.

Un termine crudo che indica quella categoria di piccoli e medi risparmiatori che, improvvisatisi investitori, agiscono sui mercati mobiliari e finanziari e senza disporre spesso della necessaria preparazione (sia psicologica che tecnica) si trovano a essere “macellati” dal mercato. E a muovere tale massa di persone comuni vi è l’attesa, o la promessa, di un facile guadagno, un’aspettativa che, però, li porta spesso a essere vittime di gravi perdite o veri e propri tracolli.

E non si pensi naturalmente che questo accada solo oggi perché la storia degli ultimi secoli ha visto l’alternarsi di grandi e piccole bolle, sapienti illusioni collettive o vere e proprie frodi dove il “parco buoi” è finito spesso al macello e che dimostra, per dirla con le parole ciniche di un grande economista purtroppo spesso inascoltato come John K. Galbraith, che “prima o poi il buon Dio separa gli stupidi dai loro soldi”.

 

Non investire in modo stupido diventa perciò sempre più importante e non lo è facile oggi come non lo era ieri.

E questo aspetto non riguarda certo solo il risparmiatore italiano ma tutti i risparmiatori in tutte le latitudini del mondo come insegnano centinaia di studi elaborati dalla cosiddetta finanza comportamentale che indicano come ci sono moltissimi nemici da combattere ma il più insidioso è quello dentro di noi: il nostro cervello.

 

Diverse sono le distorsioni (“bias”) che caratterizzano l’operato dell’investitore medio e ne abbiamo spesso parlato io e Roberta su MoneyReport.it e nelle conferenze (si può leggere per esempio questo articolo oppure guardare questo video, se si desidera approfondire l’argomento ) .
Si tratta di caratteristiche profondamente radicate nell’animo umano che dimostrano come l’homo economicus, ovvero chi compie scelte pienamente razionali sulla base del proprio tornaconto, è una figura che piace moltissimo agli economisti classici ma è un falso. E’ stato, infatti, dimostrato in esperimenti empirici che non è vero che l’individuo tratta guadagno e perdita in modo similare: in realtà la maggior parte delle persone detestano perdere più di quanto amino guadagnare.

 

Quello che pensiamo di avere già o crediamo sia stato già acquisito se messo in “pericolo” ci allarma e ci fa compiere spesso, dal punto di vista economico, scelte non ottimali.
E anche motivazioni perfettamente razionali e logiche e dimostrabili numericamente non ci smuovono dal compiere scelte spesso assurde. Si pensi al risparmiatore che si attacca come cozze agli scogli sui titoli che hanno perso di più perchè ritiene che prima di venderli devono tornare al valore di carico (si veda qui in proposito).

 

Oppure il dolore che si prova da risparmiatori a vedere un titolo su cui si era in forte guadagno poi scendere perché quei soldi erano stati già contabilizzati dalla nostra mente come “acquisiti” e questa cosa ci turba parecchio e ci fa magari sragionare. Come comprendere magari che se avessimo seguito sempre il criterio di “portare a casa” un guadagno al raggiungimento di una certa percentuale prefissata, il rendimento complessivo dei nostri investimenti potrebbe essere stato nettamente inferiore se operiamo all’interno di una strategia testata.

Per dimostrare questo concetto abbiamo scritto un report (leggi qui) facendo degli esempi su come mettere un take profit non è proprio un’idea geniale se si utilizza nel tempo una strategia come la nostra e vi consigliamo di leggerlo con attenzione se avete dubbi in proposito e siete invece dell’idea che “disfarsi” dei titoli che sono saliti “troppo” è furbo.

Non lo è purtroppo affatto se si guarda la cosa con attenzione (un’altra trappola del buon senso) e guardando al “big picture” e come dice in modo efficace Warren Buffett c’è una frase del saggio di Omaha (al secolo Warren Buffett) che rende bene il concetto: “Vendere i titoli quando s’è guadagnato abbastanza e tenere quelli su cui si sta perdendo è come tagliare i fiori e innaffiare le erbacce”.

 

La mente mente…

 

E così come risparmiatori siamo spesso tratti in inganno (nonostante spesso anni di esperienze e perdite anche sonanti accumulate) dalla nostra mente che gioca brutti scherzi convincendoci che stiamo facendo delle scelte razionali quando in realtà siamo guidati da pregiudizi interni.

 

“Il problema principale per un investitore – e anche il suo peggior nemico – è probabilmente lui stesso”.

Lo scriveva Benjamin Graham oltre 80 anni fa , il padre del value investing, l’investimento basato sui fondamentali nonché il mentore di Warren Buffett, il più grande investitore di tutti i tempi.

Un nemico così perverso, il nostro cervello, da poter sconfiggere anche la più raffinata strategia di trading o investimento per effetto dell’emotività che è in grado di stravolgere qualsiasi piano quando si tratta di gestire il nostro denaro.

E l’intuizione di Graham è così vera che negli ultimi decenni si è sviluppata una disciplina, la finanza comportamentale, a cavallo fra psicologia cognitiva, economia e le neuro scienze che dimostra come il comportamento degli investitori sia spesso tutt’altro che basata sul principio dell’homo economicus che compie scelte ponderate e razionali. Tutt’altro.

Tanto che alcuni economisti hanno perfino ricevuto un premio Nobel per gli studi sperimentali fatti in questo campo, dimostrando l’irrazionalità nelle scelte di molti investitori: nel 2002 prima lo psicologo israeliano Daniel Kahneman, poi l’economista Alvin Roth e anche Robert Shiller.
Eppure ancora oggi molti risparmiatori continuano a stupirsi quando i mercati scendono (e anche nell’obbligazionario è possibile assistere a fasi avverse) e sono psicologicamente impreparati anche se razionalmente sanno benissimo (o dovrebbero sapere) che quello che sta accadendo (una discesa repentina, una serie di operazioni chiuse in perdita, un andamento peggiore di quello del mercato di riferimento) dovrebbe essere la normalità ma considerano ogni volta qualcosa di “eccezionale”.

 

Fino a qualche anno fa quando parlavo di questi argomenti sottolineavo l’importanza di operare secondo una strategia collaudata e statisticamente vincente per non incorrere in “cigni neri” (ovvero eventi imprevisti), limitarne gli effetti e nel tempo ottenere guadagni interessanti dal proprio piccolo o grande patrimonio.

 

Mi sbagliavo in parte. Ovvero non è importante solo spiegare a un piccolo o grande risparmiatore l’importanza di adottare una strategia metodica, attiva e flessibile (che è l’opposto di quello che fa la maggior parte degli investitori o di quello che viene consigliato allo sportello bancario o dal proprio promotore finanziario) ed è quello che facciamo con successo da molti anni con la consulenza standard o personalizzata di SoldiExpert SCF.

E’ importante, infatti, rivolgersi non solo all’investitore razionale e al lato sinistro del suo cervelloma soprattutto alla parte emotiva e al lato destro del suo cervello.

 

E d’altra parte gli studi sul cervello confermano che i due emisferi del nostro cervello funzionano in modo diverso ma anche che spesso quello che ci fa prendere molte decisioni (anche sbagliate) è quello destro, sede della nostra parte inconscia che sovraintende ai processi irrazionali nel medio e lungo termine, sede dell’emotività, della creatività e dell’intuito di ogni individuo.

E’ stato dimostrato che ogni singolo emisfero guida in maniera assai differente le nostre azioni ed in particolar modo l’emisfero destro, ossia quello emotivo, riesce ad elaborare di gran lunga un maggior numero di processi rispetto all’emisfero sinistro, giungendo addirittura a guidare ed influenzare il 95% circa di tutte le nostre azioni e solo un 5%-7% viene influenzato dalla parte conscia.

E quando si parla di gestione del nostro denaro e come investire la parte inconscia ed emotiva è quella che spesso prevale.

E’ il tema anche di un libro pubblicato da “Il Mulino Editore” intitolato “Perché gestiamo male i nostri risparmi” scritto da Paolo Legrenzi, uno dei massimi esperti in Italia di finanza comportamentale oltre che una persona squisita. Un libro che consiglio a tutti di leggere se si ha cuore come investire bene i propri risparmi e scoprire quali sono le trappole più importanti che ci separano da questo obiettivo.

 

“La mente umana non è costruita per gestire al meglio i risparmi perché sentimenti come la paura e il rimpianto portano a effettuare scelte di investimento opposte rispetto a quanto richiederebbe l’efficienza del portafoglio – spiega Legrenzi, coordinatore del Laboratorio di Economia Sperimentale Swiss & Global – Ca’Foscari –  Imparare a gestire i risparmi non è come imparare a cucinare o a suonare il violino. È una cosa per cui siamo costruiti male” .

Insomma come umani siamo dotati di un hardware straordinario come il nostro cervello ma il software ha qualche problema (“bug”) quando si tratta di come investire bene i nostri soldi e si passa dalla teoria alla pratica.

“Il cervello umano è il prodotto di milioni di anni di evoluzione ed è stato disegnato per l’efficienza e effettivamente riesce bene a processare bene moltissime informazioni e ad evitare di cacciarci nei guai. Tuttavia, il nostro cervello si è evoluto nell’Età della Pietra quando i pericoli e le opportunità erano facili da riconoscere e le interazioni sociali erano limitate ai pochi membri del clan. Ora, nel mondo moderno tutto è diventato più interconnesso e veloce ed è sempre più evidente che il nostro cervello  dell’Età della Pietra non è ottimizzato per gestire la complessità della vita moderna”. E delle decisioni finanziarie, annota Richard Peterson, autore di “Inside the Investor’s Brain:the Power of Mind Over Money” e psicologo ed economista americano.

Possiamo porre rimedio a questo problema? Sì ma non è facile ed è la ragione per cui la maggior parte dei trader e anche dei risparmiatori perde. E più del mercato. E non solo per colpa del Sistema.

Ed è la ragione per cui la maggior parte dei risparmiatori alla fine si fa tosare non solo dagli intermdiari che sanno sfruttare questo “gap” (con tecniche di vendita manipolatorie e prodotti confezionati ad hoc per sfruttare tutte queste distorsioni cognitive) ma anche è vittima di se stessa.

E d’altra parte se fosse facile diventare dei bravi trader o dei bravi risparmiatori non si capirebbe come mai la dura realtà ci dice da anni che oltre il 90% degli investitori (anche professionali) ottiene risultati inferiori (e anche drammaticamente) a quelli del mercato.

Sono due i grandi paradossi del risparmio secondo Legrenzi sul come investire (e bene).

Il primo è che si risparmia per difendersi da un futuro incerto ma si è costretti a depositare i risparmi in portafogli il cui andamento futuro è incerto.

“Il secondo grande paradosso nasce dalla constatazione che sarebbe meglio, per il benessere dei nostri risparmi, che il loro andamento, una volta che li abbiamo investiti, non ci stesse troppo a cuore. Perché se ci sta molto a cuore finiamo per controllare troppo spesso come vanno. Seguire con apprensione gli alti e bassi dei risparmi innesca errori nella scelta dei momenti di entrata/uscita dei mercati e ci spinge a tenere una percentuale bassa o nulla di azioni” osserva Legrenzi.

Insomma, lasciati al “fiuto” la maggior parte dei risparmiatori si comporta in base a quello che succede sui tempi corti e lo preoccupa e finisce col danneggiare (spesso irreparabilmente) gli obiettivi di medio lungo termine, compiendo delle scelte che sono dei veri e propri harakiri finanziari.

Si pensi alle seconde o terze case che in molti casi sono state dagli italiani considerate un investimento finanziario “sicuro” mentre la realtà (dal 2007 a oggi secondo le rilevazioni dell’Ufficio Studi Tecnocasa il prezzo delle seconde case al mare è sceso di oltre il 30%!) sta dimostrando che non è assolutamente scritto da nessuna parte che i prezzi delle case si rivalutano sempre, riuscendo a trarne un reddito tale da pagare i costi di esercizio e fiscali.

Il cervello di noi umani è una “brutta bestia” quando si tratta di investire e se si vogliono ottenere risultati differenti occorre pensare differente. Comprendendo i difetti del nostro “software” e cercando di trovare delle soluzioni efficaci che spesso non sono quindi il “buon senso”.

Secondo il professore Terry Burnham il problema principale è che nelle decisioni d’investimento quello che prevale è spesso il nostro cervello “rettile”, quello da lucertole che è utilissimo in molte situazioni e ci ha aiutato tantissimo quando eravamo dei “cavernicoli” per trovare il cibo o scappare dalle belve ma è terribile per navigare nei mercati finanziari.

Quando lo usiamo per prendere decisioni monetarie “istintive” ci fa prendere spesso delle cantonate terribili. Non perché è “stupido” ma perché si confronta con problemi per cui non è stato programmato.

I mercati finanziari, poi, per prendere decisioni richiedono di processare tantissimi dati e variabili ma la nostra mente ama prendere delle scorciatoie che possono costare molto, facendoci scambiare una parte per il tutto. E secondo Burnham “una parte consistente delle cause della nostra irrazionalità individuale, quando prendiamo decisioni finanziarie, è dovuta al fatto che non siamo molto bravi a fare i calcoli”.

E lo dice un professore che ha avuto come allievi alla Harvard Business School quelli che dovrebbero essere le migliori giovani menti americane.

Per esperienza una delle distorsioni più frequenti che vedo compiere da molti risparmiatori è il trarre delle conclusioni sbagliate sulla base di un esame ridotto di dati che usano per giudicare tutto l’universo.
Il professor Richard Thaler, docente di scienze comportamentali, ha evidenziato in diversi studi come troppi investitori attribuiscono troppa importanza ad alcuni eventi casuali, convinti di aver identificato un andamento. E in particolare gli investitori tendono a fissarsi sulle informazioni più recenti e da quelle effettuano delle estrapolazioni, arrivando così a scelte sbagliate perché superficiali.

Una sicurezza esagerata esacerbata da un eccesso di reazione. Gli psicologi comportamentisti sanno che gli individui tendono a reagire esageratamente alle brutte notizie e a prendere atto più lentamente di quelle buone (“overreaction bias” ovvero “vizio da eccesso di reazione”).

Posti sotto osservazione scientifica grazie ai progressi della neuroeconomia e della finanza comportamentale e delle neuroscienze sappiamo, infatti, che come investitori non siamo in grado di fare “medie ponderate” mentali, ovvero valutare uno scenario per la sua probabilità di verificarsi. Più è alto il numero di probabilità presentateci più è alta la probabilità che assegniamo alle meno probabili a scapito di quelle centrali. E spesso i giudizi di probabilità che formuliamo tendono a essere associati, più che agli eventi, alla descrizione dei medesimi.

Non è un caso peraltro che un numero significativo di risparmiatori, anche a fronte di risultati nel tempo anche positivi o molto positivi, riescano a ottenerli in scala perché si si sono persi per strada (nell’azionario è facilissimo se si è emotivi e si stanno a sentire tutte le campane) come dimostrano gli studi della società di ricerca statunitense Dalbar.

Che ogni anno dimostrano come l’investitore medio americano (e quello europeo o italiano non è certo migliore), a fronte di un rendimento per esempio nell’ultimo ventennio dell’indice azionario Usa S&P 500 composto dell’8,2%, ha in realtà ottenuto in media poco più della metà: il 4,3% l’anno.

E questo gap in negativo è dovuto in buona parte al fatto che anche nell’investimento passivo (e figuratevi in quello attivo…) l’investitore tipo ci mette la mani (e non solo), lasciandosi trasportare come un birillo dalla paura, dalle emozioni e dall’avidità: per esempio in fasi di discesa e caduta dei mercati tende a disperarsi e prendere decisioni d’istinto che spesso fanno a pugni con un approccio ragionato e disciplinato ai mercati che è l’unico che consente nel tempo di ottenere risultati significativi.

Per chi studia questi fenomeni non c’è da stupirsi perché l’andamento dei mercati non è certo lineare (insomma non vanno sempre su) e il nostro cervello quando si attraversano fasi avverse non digerisce molto positivamente questa cosa ed entra in stress nonostante razionalmente dovrebbe essere preparato ad affrontare anche queste fasi.

C’è chi dice che il nostro cervello “antico” non è proprio stato costruito per affrontare i moderni mercati per la sua difficoltà di adattarsi ai cambiamenti con il chiodo fisso di guardare troppo all’indietro e cadere spesso nelle tipiche trappole mentali.

 

Se si legge la storia dei tumultuosi ultimi secoli di storia finanziaria in realtà si scoprirà che questa “frustrazione” di molti risparmiatori sempre c’è stata e sempre ci sarà e non cambierà mai poiché, come ha scritto giustamente Jesse Livermoore, “In tutta la mia vita gli investitori hanno agito e agito di nuovo sempre nello stesso modo come risultato di avidità, paura, ignoranza e speranza. Ecco perché le formazioni numeriche e i modelli ricorrono come base costante”.

E per non ripetere gli stessi errori e cadere nelle stesse trappole l’investitore evoluto ha secondo noi come unica strada quella di cercare di controllare le proprie emozioni e operare razionalmente secondo una strategia definita e conoscendo i suoi “bug”. E questo significa tenere l’ego fuori dalla propria porta.

“Se la vostra autostima sale o scende a seconda dei risultati del Trading, sia voi che il vostro Trading siete in difficoltà…” ha detto Ruth Barrons Roosevelt e questa citazione sintetizza molto bene i danni che si possono compiere a se stessi e al proprio patrimonio operando a naso, a braccio o di pancia… E non accettando il fatto che l’andamento dei mercati è incerto per definizione e le perdite vanno accettate senza coinvolgimenti emozionali perché se queste ci turbano allora faremo male solo a noi stessi e ai nostri risparmi.

Queste sono le cattive notizie ma la buona è che se impariamo a conoscere noi stessi, i difetti del nostro “software” e operiamo con una strategia definita e robusta nel tempo possiamo essere fra coloro che traggono profitto dai mercati invece che diventarne vittime. E il coraggio di operare in modo differente e secondo una logica può regalarci magari buone opportunità di guadagno per difendere e far crescere i nostri risparmi per il benessere finanziario nostro e dei nostri eredi.

Conoscete alternative migliori di questa per gestire con successo nel tempo i vostri soldi? Io no ma sono curioso naturalmente di conoscerle perchè è questo il mio lavoro nonché la mia passione.

 

ebook-Guadagnare-in-Borsa

Se desideri scaricare GRATIS l’intero EBook in formato pdf o desideri acquistarlo in formato stampato ad un prezzo scontato del 50%, clicca qui

Fine VII capitolo 

Leggi qui se non l’hai letto l’introduzione di questo ebook e i capitoli precedenti. Al termine della pubblicazione di tutti i capitoli renderemo disponibile l’ebook completo in formato PDF.

Leggi qui il primo capitolo

Leggi qui il secondo capitolo

Leggi qui il terzo capitolo

Leggi qui il quarto capitolo

Leggi qui il quinto capitolo

Leggi qui il sesto capitolo

Leggi qui la conclusione
Se desideri inviare suggerimenti, osservazioni o critiche scrivimi pure alla mia mail personale salvatore.gaziano@soldiexpert.com oppure qui nel modulo per contattarci

(continua)

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI