L’INCUBO GRECO TORNA A CONDIZIONARE I MERCATI

Il rialzo di inizio anno ha lasciato spazio a vendite diffuse sul mercato azionario. Complice ancora l’incertezza sulla sorte dell’eurozona dopo le recenti espressioni di voto in Grecia, Germania e Francia. Grecia dentro o Grecia fuori appare attualmente un problema di shakespeariana memoria. E intano la speculazione invade i mercati con tutti gli spread contro il bund che tornano a infiammarsi.  Vogliamo salvare la Grecia ma il ritorno di quest’ultima alla dracma non sarebbe insostenibile per l’Europa.

l’economista Premio Nobel Paul Krugman

E per il prossimo 17 giugno è stata convocata una nuova tornata elettorale in Grecia visto che le elezioni appena tenute hanno consegnato una situazione politica così confusa e frastagliata dove nessuno è in grado di formare un nuovo governo. E la paura di molti analisti a questo punto è che possa anche vincere una coalizione il cui programma potrebbe fare leva proprio sull’uscita dall’Euro, contribuendo così a dare una spallata all’Unione Europea dove a quel punto secondo economisti come Paul Krugman, già premio Nobel per l’Economia,  in assenza di un intervento decisivo (e con portafoglio aperto della Germania e un rigoroso dietro front rispetto alla politica attuale fondata sull’austerità) potremmo assistere a massicce fughe di capitali dalle banche prima greche (dove è già in corso da tempo la diaspora), poi spagnole e poi italiane con magari l’intervento degli Stati sovrani per impedire la libera circolazione dei capitali.

E tutto questo come scenario fra alcuni mesi secondo Krugman nel caso non si arrivi da parte della Germania della Merkel prima di tutto a prendere atto di dove si è arrivati, svalutando la moneta unica europea (anche a un rapporto 1 a 1 con il dollaro), rinunciando all’ossessione con la stabilita’ dei prezzi e accettare invece di trascorrere diversi anni con un tasso di inflazione del 3-4% (e anche di piu’ in Germania).

L’unico modo realistico per offrire una cosa del genere, la banca centrale dovra’ “svalutare la moneta unica”, rinunciando all’ossessione con la stabilita’ dei prezzi e accettare invece di trascorrere diversi anni con un tasso di inflazione del 3-4% (e anche di piu’ in Germania).

L’unico modo realistico per offrire una cosa del genere, la banca centrale dovra’ “svalutare la moneta unica”, rinunciando all’ossessione con la stabilita’ dei prezzi e accettare invece di trascorrere diversi anni con un tasso di inflazione del 3-4% (e anche di piu’ in Germania).

E’ quanto affermato a più riprese in questi giorni dalla cancelliera Merkel in una stanza dei bottoni in cui nessuno è più sicuro di niente, compreso della sua posizione. Le recenti espressioni di preferenza in Francia e Germania hanno allentato la leadership degli attuali Primi Ministri e tutto quello che affermano appare oggi meno veritiero di ieri.

Nel Paese ellenico, intanto, si stenta a metter su un Governo che possa prendere decisioni definitive e si sarà costretti a tornare al voto per evitare il tracollo. Spazi di manovra sembrano ancora esserci e per chi fa parte dell’eurozona il tifo che i discendenti di Platone rimangano ancorati all’euro appare elevato. In caso contrario non occorrono trattati di filosofia per capire che ne usciremmo tutti con le ossa rotte con una possibile destabilizzazione di un sistema come quello basato sull’Euro che non è mai apparso, in verità, solidissimo.

E intanto, si sa, nei periodi di incertezza si rinvigorisce la speculazione che ha colpito in particolare i vari Paesi che fanno parte dell’eurozona e la loro capacità di uscir fuori dalla crisi. Tutti gli spread contro il bund tedesco si sono innalzati e quello italiano ha toccato, ancora una volta dopo un periodo di relativa tranquillità, i 440 punti base.

Dal punto di vista grafico il FTSE All Shares del mercato italiano (di cui inseriamo l’andamento) è andato a ritestare l’importantissimo livello dei 14mila punti che costituisce lo spartiacque tra un parziale recupero e una ulteriore discesa verso i minimi toccati nel marzo 2009. Nel caso in cui il livello tenga c’è la speranza che l’Indice possa di nuovo attestarsi tra i 15 e i 17mila punti con un’ estate relativamente tranquilla. In caso contrario si tornerebbe verso i 13mila punti prima di una nuova discesa verso gli 11.500. Quello che è certo è che ci aspetta un periodo di alta volatilità che presuppone una estrema incertezza sul nostro futuro, anche a breve scadenza.

L’indicatore Semaforo, intanto, permane di colore verde ma, come abbiamo già più volte segnalato, questo filtro tende a captare le tendenze di lungo periodo e il rialzo fatto segnare dai mercati a fine 2011 – inizio 2012 rallenta ancora notevolmente il passaggio al colore rosso.

Di tutt’altro tipo sono, invece, i sistemi di copertura Base e Daily che, essendo più veloci e flessibili rispetto al Semaforo, sono entrati tempestivamente in azione durante l’ultima discesa e anzi stanno aiutando i sottoscrittori di questi sistemi di copertura disponibili sul sito www.fibexpert.it non solo a proteggersi dal ribasso ma anche a trarne profitto da questa fase discendente mentre i portafogli azionari Italia (che comunque rispetto al mercato si stanno comportando nettamente meglio) stanno chiudendo diverse posizioni per effetto degli stop che scattano. E di trimestrali in diversi casi meno entusiasmanti di quel che si attendeva.

 

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