L’INFLAZIONE SECONDO AMUNDI NON SI FARA’ ATTENDERE

Con un report a sorpresa la società di asset management francese AMUNDI stima una possibilità concreta di un aumento dell’inflazione anche se non a breve termine. Dopo quattro decenni di bassa inflazione nella maggior parte delle economie, potremmo entrare in un nuovo regime di elevata inflazione secondo Amundi.
 
L’inflazione potrebbe rialzare la testa grazie a un combinato di tre fattori
 
1. il periodo prolungato di stimoli fiscali e monetari che ci attende
2. le attuali scelte politiche più orientate a sostenere il reddito delle famiglie
3. la rilocalizzazione delle attività di produzione nei mercati sviluppati in seguito alla pandemia
 
L’EFFETTO INFLAZIONISTICO DEGLI STIMOLI FISCALI E MONETARI
 
Gli attuali programmi di stimolo – osserva Amundi, sono più ampi (sia dal punto di vista monetario che fiscale) di quelli attuati nel 2009-2012 in un arco di tempo simile, e sono anche molto flessibili. Mentre le misure fiscali eccezionali destinate ad accompagnare i lockdown dovrebbero presto essere ampiamente ridimensionate, nuove politiche di stimolo – questa volta orientate alla ripresa – sono già in fase di discussione. Inoltre, i governi potrebbero essere molto cauti, a causa dell’esperienza passata, nel passare troppo presto all’austerità.
 
Pertanto, un certo orientamento fiscale di stimolo moderato, finanziato dalla monetizzazione, potrebbe essere mantenuto anche dopo che l’output gap negativo (e il corrispondente effetto disinflazionistico) sarà colmato e le condizioni del mercato del lavoro consentiranno, ancora una volta, aumenti salariali. Grazie agli effetti combinati delle aspettative e dell’effettiva domanda reale, il processo di stimolo fiscale ‘monetizzato’ avviato dalla crisi sarà quindi probabilmente più inflazionistico di quello dei precedenti soli stimoli monetari, i cui effetti hanno alimentato le bolle speculative.
L’EFFETTO INFLAZIONISTICO DEGLI STIMOLI FISCALI E MONETARI
 
Secondo lo studio di Amundi, uno stimolo di bilancio ‘monetizzato’ prolungato potrebbe essere tanto più inflazionistico se deciso sotto l’influenza di nuovi equilibri sociali e politici più favorevoli al reddito delle famiglie e alle aspettative di reddito guidate da una potenziale ridistribuzione della quota di valore aggiunto tra capitale e lavoro a favore di quest’ultimo.

 

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