PECHINO, ABBIAMO UN PROBLEMA. CHE COSA STA ACCADENDO AI LISTINI CINESI? (prima parte)

Fino a venerdì la borsa cinese sarà chiusa perché si festeggia l’anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Tre giorni festivi ai quali i cinesi aggiungono il weekend precedente e quello successivo, per 7 giorni di riposo complessivi.

Vedendo l’andamento della Borsa cinese una pausa può essere salutare per alcuni investitori che hanno assistito in questi ultimi anni a una forte disillusione se guardiamo come sono andati gli indici.

La Cina che era stata inserita da molti risparmiatori nei propri portafogli (magari suggerita anche da promotori, private banker e guru dei giornali) come un “tema” (del tipo “compra e tieni”) che non poteva mancare in un portafoglio ha, infatti, visto nell’ultimo anno le quotazioni calare del 12% con una discesa che diventa del 22% a due anni e del 26% a 3 anni.

E fondi d’investimento venduti come a 4 e 5 stelle fino a pochi anni fa (si pensi al Fidelity China Focus, al Dws Chinese Equity o il Gam Star China) hanno evidentemente risentito di questo andamento, comportandosi in alcuni casi persino peggio del benchmark.

L’ennesima dimostrazione che adottare una strategia passiva e acquistare un fondo (anche a 5 stelle o gestito da quello che è considerato il più grande gestore di tutti i tempi) e comporre un portafoglio di fondi secondo questi criteri non è la soluzione se poi non si ha una gestione flessibile e dinamica delle posizioni che consente un controllo del rischio ed evitare di passare dalle stelle alle stalle.
Il tipo di strategia che adottiamo come SoldiExpert SCF da diversi anni in tutti i nostri portafogli anche di fondi e crediamo rappresenti sempre più il valore aggiunto che ciascun risparmiatore dovrebbe richiedere a un consulente finanziario indipendente o a un gestore.

 

Una figuraccia inglese, anzi mondiale  per Anthony Bolton, il Warren Buffett inglese

Questo è accaduto al Fidelity China Special Situations che era stato lanciato in pompa magna nel 2010 raccogliendo quasi 500 milioni di sterline (e 80.000 sottoscrittori) grazie al nome del gestore, Anthony Bolton, che aveva la fama di essere il Re Mida inglese.

In Gran Bretagna Anthony Bolton era fino a pochi anni fa considerato, infatti, il Warren Buffet d’oltremanica e con qualche ragione visto che il fondo gestito da questo ingegnere laureato a Cambridge che non aveva mai sostenuto un esame di finanza aveva trasformato le 1000 sterline iniziali di un sottoscrittore del Fidelity UK Special Situations Fund in 148.200 sterline.

Nel 2007 Bolton aveva deciso di andare in pensione lasciando il fondo al top del mercato:  in  28 anni, dal 1979, il suo fondo poteva vantare un tasso composto di rendimento annuo del 19,5 per cento, 6 punti percentuali al di sopra del benchmark FTSE All Share. Questo aveva fatto di lui l’investitore di maggior successo professionale in Gran Bretagna e per molti era stato una vera sorpresa nel 2010 rivederlo in sella di nuovo in un fondo dopo che aveva comunicato la decisione di ritirarsi.

Abbagliato dalla crescita della Cina, che ha descritto come “la più grande storia economica e di investimenti della nostra generazione”, era arrivato alla conclusione alla vigilia del 2010 che la possibilità di testare le sue abilità nel più grande mercato emergente del mondo era semplicemente troppo bella e assolutamente da non perdere.

Bolton si  è esposto in modo importante nel consigliare questo fondo poiché considerava l’investimento nelle azioni cinesi “il miglior investimento possibile” e col il suo tocco di gestore prometteva l’ulteriore possibilità di ottenere guadagni superiori al mercato. Ma non ha raggiunto nessuno di questi obiettivi e oggi il suo fondo vale circa 73,5 contro i 100 del prezzo di collocamento del 2010.

 

“Sarei molto più felice se gli investitori che mi hanno seguito avessero fatto i soldi” ha detto in un’intervista rilasciata qualche tempo fa a Shanghai.

Fra i grandi errori che riconosce questo gestore inglese vi è un timing sbagliato ma anche l’aver preso diverse cantonate su società cinesi medio-piccole che aveva messo in portafoglio e che soffrono di più nei momenti di crisi e che si sono rivelate in alcuni casi dei veri e propri bidoni.

l’andamento del Fidelity China Special Situations (fonte Financial Times)

Dopo un incontro con i vertici di China Integrated Energy, una società che produce etanolo, Bolton ne era rimasto positivamente colpito e diventato azionista. Ma subito dopo è scoppiato uno scandalo perché alcuni gestori di hedge fund insospettiti avevano ingaggiato una serie di detective con telecamera per dimostrare che il management della China Integrated Energy raccontava il falso riguardo la produttività di quell’impianto. La società ha negato le accuse ma intanto il titolo ha perso il 90%, la società di revisione Kmpg si è dimessa citando “dubbi” sulle informazioni fornite dal management e il titolo è stato espulso dal Nasdaq.

“Hanno raccontato una bella storia”  ha detto Bolton. Che dopo questa e altre storie di bidoni ha assoldato anche una squadra di detective privati per verificare quanto le società cinesi dichiarano corrisponde al vero.

Ha raccontato anche di una società cinese che nel suo prospetto  aveva dichiarato di avere 1.000 negozi. Fu solo dopo che aveva comprato le azioni che Bolton scoprì che ne aveva solo 600.

“Non potendo contare su dati in un prospetto ufficiale è stata per me un’esperienza nuova. E’ molto più difficile in Cina fare il mestiere di gestore”.

Naturalmente non tutti i gestori azionari sulla Cina hanno fatto performance così negative su questa Borsa o si può affermare che il problema numero 1 dell’economia e della Borsa cinesi siano la falsificazione dei dati ufficiali o dei bilanci come qualcuno peraltro afferma (un problema che peraltro anche noi occidentali conosciamo benissimo e non ne siamo immuni).

 

(nella prossima parte analizziamo la situazione economia-politica  e finanziaria cinese, dando la parola anche ad alcuni gestori stranieri e italiani come Roberto Malnati, responsabile del fondo d’investimento CB Accent Asian Century)

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