L’ARDUA SFIDA DI INVESTIRE NEL BREVE TERMINE LA LIQUIDITA’ IN PORTAFOGLIO SENZA PERDERE O RISCHIARE TROPPO

Attualmente i nostri portafogli azionari (ma anche quelli obbligazionari) sono caratterizzati dalla presenza di una elevata percentuale di liquidità. Non troviamo ancora, infatti,  in questa situazione di mercato delle opportunità di investimento interessanti come rischio/rendimento e preferiamo non essere investiti al 100%.

Da alcune settimane i mercati azionari e obbligazionari, dopo una forte correzione, sono entrati in stallo e non emergono ancora forti e significative tendenze tali da far scattare segnali di acquisto sui nostri portafogli. Preferiamo essere prudenti in attesa che dai mercati arrivino segnali di forza più convincenti.

Qualcosa di non eccezionale per il nostro modo di operare non statico poiché in questi anni, anche in altre situazioni di mercato, è accaduto qualcosa di simile e siamo stati anche per diverse settimane o mesi fortemente sotto-investiti.

E questo nel tempo ha contribuito in modo determinante a ottenere performance migliori del mercato per quanto naturalmente non sempre i nostri sistemi hanno ragione e possono anche fornire segnali falsi. Ma nel tempo, in base a quello che abbiamo visto in questi lustri, possono offrire un risultato migliore di una gestione passiva o basata sull’intuito e per questo motivo rappresentano nel nostro modello di consulenza finanziaria indipendente un faro importante a cui sempre volgere la rotta. Anche quando i mari sembrano più tempestosi e la rotta più difficile.

Cash, cash, cash

Sono comunque numerosi i risparmiatori che si domandano cosa fare di questi tempi del “cash”, perché lasciare il denaro inattivo sembra uno spreco di risorse e un regalo alla propria banca. Qualcosa che non si fa.

In questo report trattiamo dell’argomento valutando pro e contro su vari impieghi alternativi ma è bene ricordare che dal punto di vista dei rendimenti, complice l’intervento massiccio della BCE nell’iniettare denaro sui mercati, la struttura dei rendimenti è oggi negativa (l’indice Euribor è negativo) e quasi tutti i titoli obbligazionari con scadenza ravvicinata (senza nemmeno considerare i costi di transazione) prevedono che si riavrà meno di quanto si è investito.

Se acquistate oggi un Bot con scadenza settembre 2016 pagate 99,955 per avere fra un anno 100. Su 100.000 euro il guadagno lordo (senza considerare commissioni di negoziazione e tasse che porterebbero in negativo l’investimento) è quindi di 45 euro. Addirittura se volete investire in uno strumento considerato ancora più sicuro dove il debitore è lo Stato tedesco (uno Schatz, l’equivalente del Bot tricolore, con scadenza 16/9/2016) dovreste spendere 100,25 per avere fra un anno 100 più tutti i costi connessi a questa operazione.

E simile discorso riguardo i rendimenti ottenibili (spesso negativi) su scadenze a vista vale per i fondi d’investimento e gli ETF monetari o di liquidità.

Avere quindi liquidità in portafoglio non è quindi qualcosa di finanziariamente assurdo (non si perdono soldi) anche considerato il fatto che l’inflazione oggi viaggia su un tendenziale di +0,2% su base annua.

Va ricordato innanzitutto il contesto in cui ci muoviamo e che vede rendimenti obbligazionari estremamente bassi in tutto il mondo e spesso negativi. Un fenomeno dovuto alla massiccia dose di liquidità pompata dalle banche centrali di tutto il mondo (la Federal Reserve americana, la Bce in Europa, la Bank of Japan…) con l’obiettivo di stimolare l’economia reale e che ha avuto fra gli effetti naturalmente più significativi quello di far crollare i rendimenti sull’obbligazionario quasi a zero.

Tutto questo ha provocato sulla curva dei rendimenti obbligazionari qualcosa certo di inusuale e che non si era mai visto a livello secolare, un vero tsunami. Che ha naturalmente anche i suoi lati negativi per chi cerca asset sicuri poiché la liquidità non viene più sostanzialmente remunerata e anzi ha un costo (qualcuno chiama tutto questo “repressione finanziaria”) mentre se si vuole ottenere un rendimento anche solo di qualche punto percentuale all’anno bisogna essere disposti ad accettare un grado di volatilità molto più alto che nel passato.

Investire per esempio su un BTP a 10 anni (se lo si considera privo di rischio) come quello con scadenza 01/12/2025 (cedola lorda 1,5%) significa ottenere attualmente un rendimento annuo netto dell’1,7%. E bisogna avere però oltre che fiducia nel debitore anche i nervi saldi poiché le oscillazioni non sono proprio trascurabili se si pensa che lo stesso titolo che oggi vale 96,5 in primavera  valeva quasi 104 e ha perso in pochi mesi dai massimi il -7%. La cedola (1,5% annua) offre un cuscinetto per attutire la discesa ma è molto bassa e in questa situazione dove i tassi di rendimento sono ai minimi storici non è sufficiente per proteggersi da una eventuale risalita dei tassi dei rendimenti che se avvenisse potrebbe vedere un titolo come questo scendere di molti punti percentuali.

Tutto questo per dire che quando si aumenta la duration (ovvero la scadenza dei titoli obbligazionari) e si è in presenza di tassi molto bassi nel caso in cui i mercati cambino direzione il rischio di ballare il “tagadà” è molto alto e il concetto di investimento “sicuro”, se è inteso come qualcosa che non oscilla, va a farsi benedire…

E la coperta o la si tira da una parte (sicurezza che significa con questi mercati rendimenti quasi zero) o dall’altra (rendimento ma con rischio di perdite anche elevate) e non sono molte le strade per perseguire vie mediane ovvero ottenere sia rendimenti sia sicurezza. Qualcuno che lo racconta c’è naturalmente sempre ma è bene sapere che i pasti gratis non esistono sui mercati finanziari soprattutto di questi tempi (nelle ultime settimane per esempio fondi o Etf focalizzati sulle azioni con alti dividendi hanno persino perso in molti casi più degli indici “puri”).

I pro e contro di ogni scelta. Il conto deposito a vista resta fra gli impieghi più redditizi

Investire quindi in fondi o ETF monetari è perciò in questo momento una scelta tattica che comunque ha un minimo di costo e può essere magari giustificata dal fatto di non lasciare sul conto della banca un’ingente liquidità. Una scelta prudenziale effettuata da alcuni risparmiatori anche per motivi di maggiore protezione perché come dovrebbe essere noto dal 2016 con l’approvazione anche in Italia della normativa sul cosiddetto “bail in” se la banca dove si hanno depositati dei soldi ha dei problemi seri in via ipotetica anche i correntisti (sui saldi sopra 100.000 euro) potrebbero essere chiamati a partecipare al salvataggio se la situazione di dissesto è grave.

E naturalmente sarebbero chiamati a contribuire in via sussidiaria perché ci sono prima di tutto gli azionisti della banca, poi gli obbligazionisti (e quelli con bond subordinati come priorità) e solo nel caso servano ancora soldi per coprire il “buco” verranno prelevati dai conti correnti, ma solo dai conti dai 100mila euro in su.

Con questo limite sopra da valutare se si confrontano le varie alternative fra fondi, Etf e conti deposito questi ultimi restano dal punto di vista dei rendimenti i più interessanti poiché non espongono al rischio di oscillazioni del capitale e sono esenti da costi di transazione.

Quanto si può ottenere sulla liquidità detenuta su un conto deposito a vista? Sul conto deposito Rendimax attualmente uno 0,75% lordo su base annua pari a uno 0,555% netto.

E tatticamente resta su parte della liquidità dal punto di vista dei rendimenti fra le soluzioni migliori per chi ha già aperto questo canale o vuole utilizzarlo per esigenza tattica di gestione della tesoreria come abbiamo consigliato anche nel passato in situazioni di questo tipo.

Avendo l’accortezza di non parcheggiare sul conto deposito tutta la liquidità poiché in caso di invio di nostri segnali altrimenti non si avrebbe poi la liquidità immediata per operare. Consigliamo per questo motivo di lasciare sul conto titoli sempre almeno 1/3 e di destinare nel caso al conto deposito a vista non più di 2/3 mantenendo sempre questa proporzione nel caso di invio di nostri segnali.

Vincolare il capitale su scadenze più lunghe per ottenere qualcosa in più è altamente sconsigliato poiché ci si lega le mani e se l’obiettivo è gestire tatticamente la liquidità può risultare nel tempo anche un autogol.

Nel 2007-2008 molti risparmiatori che hanno seguito la strada di vincolare il capitale si sono poi mangiati le mani perché per ottenere un 3 o 4% (allora i rendimenti erano decisamente più interessanti) si sono persi poi la possibilità di rientrare sul mercato che ha espresso poi nei mesi successivi un recupero eccezionale con performance a 2 cifre.

Fondi ed Etf, il catalogo è questo

FONDI: Parcheggiare la liquidità su un fondo monetario è una scelta che può avere un senso se non si vuole avere cash sul conto (se si possiede in conto un fondo o un ETF monetario la disponibilità del cash viene sottratta alla banca) ma sul fronte della remunerazione è bene non attendersi di ottenerne significativi guadagni e anzi è possibile pure ottenere piccole perdite in conto capitale.

Da inizio anno la media dei fondi d’investimento monetari è in discesa dello -0,18% e questo dovrebbe dare l’idea che non c’è molta trippa.

Questi rendimenti negativi sono frutto del crollo dei rendimenti sull’obbligazionario da una parte e dall’altra dal costo di questi strumenti che incorporano mediamente una commissione di gestione (anche dello 0,5%) che con questo livello dei tassi pesa come una zavorra significativa.

Pochi i fondi monetari che si distinguono per andamento positivo (spesso quelli delle società di gestione che hanno maggiormente tagliato le commissioni di gestione) e rendimenti stabili nel tempo.

Di seguito alcuni dei fondi “migliori” (con tutte le avvertenze di cui sopra) con andamento da inizio anno, massima escursione negativa e costi di gestione totali (TER).

fondi

ETF: un’alternativa al detenere fondi per la gestione della liquidità può essere costituita dal detenere degli ETF monetari che dovrebbero offrire il vantaggio di avere minori costi di gestione rispetto ai fondi e un’operatività semplificata poiché sono acquistabili in tempo reale sulla piattaforma di qualsiasi banca. In realtà anche qui le cose non sono facili come si potrebbe pensare poiché quasi tutti gli Etf monetari, se si guarda anche l’andamento da inizio anno dei migliori, offrono rendimenti molto bassi nell’ordine dello zero virgola (e perfino negativi) e sono soggetti a oscillazioni anche negative seppure lievi che vanno tenute presenti.

E va tenuto conto poi di un aspetto che sugli ETF spesso viene poco considerato che quando si entra e si esce oltre al costo di gestione che è incorporato nel prezzo dello strumento come nei fondi vi è un ulteriore costo costituito dalla forbice denaro/lettera. Su alcuni ETF monetari questo costo può assommare anche a uno 0,2-0,3% abbiamo rilevato e ne va tenuto conto. Peraltro su alcuni ETF gli scambi non sono elevati e va considerato anche quando si immette un ordine di acquisto e di vendita.

etf

Nel passato magari non era necessario fare tutti questi ragionamenti perché il rendimento offerto dagli strumenti monetari o obbligazionari era più corposo ma con rendimenti così striminziti è importante tenere presente anche tutti questi aspetti per evitare di perdere soldi anche in un investimento “sicuro”.

E nei ragionamenti che abbiamo fatto finora va poi tenuto conto naturalmente anche delle commissioni di negoziazione sui fondi o sugli ETF pagati. Se si ha col proprio intermediario per esempio una tariffa fissa di 20 euro per operazione di acquisto o vendita sono 40 euro di costi che su 10.000 euro di capitale investito significano lo 0,4% di “zavorra”. Se si pagano delle commissioni variabili senza tetto massimo e le cifre da impiegare per la liquidità anche qui le conseguenze sono ancora più negative.

Questo è in sintesi il quadro della situazione per quel che riguarda l’impiego della liquidità. Ci rendiamo conto che il panorama non è esaltante ma questo è e speriamo di avervi fornito comunque degli spunti di riflessione per valutare pro e contro delle varie scelte.

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