L’onda negativa che arriva dai tech USA contagia anche l’Europa

Da Wall Street con la prima seduta di aprile le nubi sui mercati azionari non si diradano ma restano ancora in primo piano con una nuova discesa dell’indice Nasdaq del 3% che porta in netto territorio negativo il bilancio da inizio anno (-4%) ma soprattutto dal 16 marzo segnala un -20% da quando è scoppiato lo scandalo su Facebook collegato alle prime indiscrezioni sulle sospette relazioni pericolose con Cambridge Analytica.

Di questo ha parlato Salvatore Gaziano durante il consueto collegamento con Class CNBC sul canale Sky507 insieme agli effetti positivi che dovrebbero riversarsi sull’accordo annunciato a mercati chiusi venerdì sera fra Mediaset e Sky.

Un accordo commerciale (che potrebbe diventare anche qualcosa di più per Mediaset Premium) che segna la fine di un lungo contenzioso fra Sky e Mediaset, l’uscita probabile progressiva da parte del gruppo del Biscione dal mondo delle pay Tv (un’avventura che è costata quasi un miliardo di euro di perdite) ma anche un punto a favore nel contenzioso con la Vivendi di Vincent Bollorè che aveva “sedotto e abbandonato” Mediaset Premium ora che Mediaset ha fatto un accordo con uno dei principali rivali sui contenuti e può negoziare in condizioni di maggiore forza.

Sul mercato comunque sarà importante vedere nei prossimi giorni se arriverà una reazione dal settore tech che ancora ieri ha vissuto un’altra giornata disgraziata visto che da Facebook (le cui quotazioni dal picco sono scese del 20%) ma anche Amazon che ieri ha perso il 5,6% vede non solo il n.1 della Casa Bianca Donald Trump negli Stati Uniti (che da sempre ha chiesto più regole e meno concorrenza sleale per il gigante di Jeff Bezos) ma anche il premier francese Emmanuel Macron che sembra essersi accorto che c’è un problema di concorrenza sleale ed elusione fiscale per i giganti del web.

Ma ieri è stata una giornata negativa anche per Intel che ha visto le azioni affondare del 6% sulla notizia che Apple starebbe progettando di utilizzare i propri chip nei computer Mac a partire dal 2020, sostituendo i processori Intel.

Una notizia non positiva per i produttori di chip e che ha implicazioni potenziali anche per STMicroelectronics che lo scorso anno ha visto poco più del 10% del proprio fatturato derivare proprio dalle forniture ad Apple seppure nel caso dell’azienda italo-francese la specializzazione è molto elevata e riguarda sempre più chip di nuova generazione come per esempio quelli legati al 3D per il riconoscimento facciale.

Riguardo Piazza Affari invece il primo trimestre 2018 è stato tutto sommato sereno in confronto a quanto accaduto sulle altre piazze finanziarie estere seppure dal picco di metà febbraio un 6% medio si è perso con una discesa leggermente peggiore del settore bancario (comunque ancora in positivo) che era partito alla grande ma che poi è stato frenato dal solito tema delle svalutazioni delle sofferenze sotto le nuove indicazioni della BCC e da un quadro competitivo sempre più sfidante in un settore dove i margini non sono certo più quelli di un tempo. E poche sono le banche (anche italiane) che si rendono conto della pressione e concorrenza che ci sarà sempre più nel settore.

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