MA CHI CAVOLO E’ LA GOLDMAN SACHS? QUANDO LA FINANZA E’ TUTTA UN CINEMA


Diversi clienti e amici desiderosi di capire il sistema finanziario mi hanno chiesto consigli su film che parlano di finanza in 
modo comprensibile. Questo è il primo articolo di “cinefinanza”. Puoi leggere l’articolo successivo cliccando qui. Se desideri ricevere nella tua casella email articoli di finanza vista da un’angolazione particolare registrati sul sito www.soldiexpert.com e riceverai la newsletter gratuita “Soldi in Borsa” curata da Roberta Rossi consulente finanziario indipendente e responsabile della consulenza personalizzata di SoldiExpert SCFclicca qui se desideri contattarla per una consulenza o richieste d’informazioni

 

 

Meglio “I quattro pilastri dell’investimento” o “Manuale di Borsa”? Forse meglio partire da “Capire la finanza” per poi proseguire con “22 lezioni per imparare a investire con successo in Borsa” e terminare con “I conquistatori di miliardi”. E se invece di leggere tutti questi tomi uno se ne stesse comodamente seduto sul divano a guardarsi un bel film? Chi lo dice che non imparerebbe niente riguardo ai mercati finanziari? E poi magari dopo una buona visione gli verrebbe pure voglia di leggersi un libro sull’argomento.

Ecco come è nata questa nuova serie di “Soldi in Borsa” la newsletter che parla in modo originale di finanza e che si può ricevere gratuitamente nella propria casella email registrandosi sul sito www.soldiexpert.com.  Dopo una decina di articoli che hanno spiegato la finanza attraverso i grandi capolavori dell’arte e che diventeranno presto degli ebook scaricabili gratuitamente sul sito di SoldiExpert SCF inizia un nuovo ciclo in cui verranno segnalati i migliori film che raccontano la finanza da un’angolazione particolare: il cinema.

Diversi clienti e amici desiderosi di capire il sistema finanziario mi hanno chiesto consigli su film che trattano questo argomento in modo comprensibile. Ed essendo una appassionata di cinema, ho colto l’occasione per costruire una cineteca ideale per coloro che sono appassionati della settima arte e, pur non essendo degli addetti ai lavori, vorrebbero capire qualcosa di più di economia e finanza in modo “easy”.

I miei primi passi nel mondo della finanza

Ricordo che quando ero una studentessa all’Università Bocconi (lo dico sommessamente dopo tutti gli scandali che hanno riguardato l’ateneo) mi ero posta l’obiettivo di capire la finanza e tutti i giorni compravo Il Sole 24 Ore. Lo confesso era uno sforzo titanico poiché non capivo quasi nulla nonostante frequentassi la facoltà di economia. Il Sole 24 Ore ho iniziato a capirlo molti anni dopo quando ho iniziato a lavorare e la finanza ho iniziato a vederla “da dentro”. Il problema è che la finanza riguarda non solo chi è dentro ma anche chi è fuori. E “Il Sole 24 Ore” rimane spesso una lettura difficile per chi è “fuori”. Ma soprattutto per chi fa altro di mestiere…

Perché tu paghi!

La finanza non dovrebbe interessare solo gli addetti ai lavori: è qualcosa che tocca tutti i cittadini come mostra il recente caso della banca Monte Dei Paschi salvata a spese del contribuente italiano con 4 miliardi di euro. La finanza ci riguarda e ci tocca sia come contribuenti sia come risparmiatori: chiunque abbia dei soldi da investire o si trovi a chiedere un mutuo o a usare una carta di credito prepagata sta comprando dei prodotti finanziari.

La finanza riguarda tutti. Anche coloro che non si occupano di finanza per mestiere. Perché la finanza può anche uccidere un Paese, favorire i ricchi a spese dei poveri, depredare i contribuenti, condizionare i governi, ridurre in fumo i nostri risparmi, azzerare le nostre pensioni e privarci anche della nostra abitazione, quella che abbiamo ereditato dai nostri genitori o ci siamo comprati dopo tanti sacrifici. E’ già successo. E purtroppo non è (solo) un film.

Chi cavolo è la Goldman Sachs?

La Goldman Sachs è una delle più importanti banche d’affari americane. Con questo termine “banca d’affari” si intende una banca che si occupa sostanzialmente di due cose: gestisce i patrimoni di persone molto ricche e fa consulenza alle imprese e anche ai governi. Ma a fianco a queste attività affianca poi quella sempre più importante di giocare in proprio con i soldi raccolti sul mercato.
E la cosiddetta attività di “proprietary trading” e nel 2012 questa voce ha significato oltre il 53% dei ricavi della Goldman Sachs per una cifra di oltre 18 miliardi di dollari. Come dire che ogni giorno dal trading sui mercati finanziari i money manager di Goldman Sachs riescono a ottenere profitti per quasi 50 milioni di dollari. Non male, vero? Dall’analisi del bilancio e dei dati comunicati da questa banca si evidenzia che solo per 15 giorni l’anno scorso si è registrata una perdita.

Il “proprietary trading” è l’attività principale della Goldman Sachs che essendo una banca d’investimenti si occupa anche di consulenza. Se una società vuole quotarsi in Borsa o fondersi con un’altra società o ha bisogno di finanziamenti, può emettere delle obbligazioni e collocarle sul mercato ma ha bisogno di una banca d’affari che gli faccia da consulente per queste operazioni. Se un comune vuole ristrutturare il proprio debito quindi per esempio allungarne la scadenza in modo da pagare meno interessi subito, si deve appoggiare a una banca d’affari. Ma una merchant bank (termine inglese per banca d’affari) non fornisce servizi solo alle imprese e ai governi, ma anche ai privati cittadini, purchè milionari, gestendo il loro patrimonio, investendolo in Borsa o su società non ancora quotate (il cosiddetto private equity, l’investimento in società che non sono ancora “public”, ovvero quotate in Borsa).

La curiosità:   Ho un cliente che prima di arrivare a me è stato anche cliente della Goldman Sachs avendogli affidato un parte del suo cospicuo patrimonio in gestione. Il suo ragionamento non faceva una grinza: “se questi sono i numeri uno al mondo a fare profitti anch’io voglio partecipare al banchetto”. Non fu facile mi raccontò diventare loro cliente e il gettone che gli chiesero per partecipare fu molto elevato. Dopo alcuni anni chiuse la gestione patrimoniale perché i risultati erano veramente deludenti  (anche in confronto all’andamento dei mercati) nonostante questa banca d’affari mietesse a livello societario profitti su profitti.  Magari fu solo sfortunato ma comunque decise di metterci una pietra sopra su questa esperienza.  In compenso mi raccontò che di quel periodo la cosa che ricorda con più angoscia fu l’enorme quantità di posta che riceveva nella casa all’estero della quale aveva fornito l’indirizzo per l’invio della corrispondenza. Un fiume in piena di bilanci di società quotate in tutto il mondo, prospetti, relazioni e report di analisti tanto che il custode un giorno gli domandò seccato se non era il caso di dotarsi di un cassetta delle lettere a parte solo per lui molto più grande o di affidarsi a un servizio di fermoposta.

La Goldman Sachs è la più importante banca d’affari americana. Per questa banca hanno lavorato diversi ministri del Tesoro americano, l’attuale Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi e il nostro premier uscente il Professor Mario Monti. Al pari ultimamente della mia laurea all’Università Bocconi (che ha laureato anche Sara Tommasi che mi dicono è diventata una delle pornostar più popolari in Italia) non è proprio ultimamente un fiore all’occhiello.

E c’è da sapere molto di più su questa banca  vedendo per esempio “Capitalism: A Love Story” un film documentario del 2009 scritto, prodotto e diretto da Michael Moore. E non solo…

Registrati gratuitamente (se non l’hai già fatto) per continuare a leggere tutto l’articolo….

 

“Mi è semblato di vedere un glillo..”

La Goldman Sachs è recentemente balzata agli onori delle cronache italiane per aver manifestato pubblicamente il proprio entusiasmo per l’affermazione alle ultime consultazioni elettorali del Movimento5Stelle. Secondo Jim O’Neill, presidente della Goldman Sachs, «il particolare fascino di massa del Movimento 5 Stelle potrebbe essere il segnale dell’inizio di qualcosa di nuovo» che sta per accadere in Italia. Come è possibile che uno come Grillo, contrario allo strapotere delle banche, che vuole rinegoziare il debito pubblico italiano lasciando a bocca asciutta molti creditori (presumo pensi a quelli stranieri sul modello di quanto fatto in passato dall’Irlanda con il conto Icesave a spese dei contribuenti inglesi), colui che vuole porre un tetto alle remunerazioni dei manager delle banche, venga elogiato dalla banca che in questi anni ha promosso maggiormente la deregolamentazione del sistema finanziario?

Ma la Goldman ci è o ci fa?

Non si capisce da che parte veramente stia la banca. E non è la prima volta. In un articolo recentemente pubblicato dal settimanale IL del Sole24Ore il grande scrittore americano Tom Wolfe ricorda come venivano disprezzati dalla banca i propri clienti chiamati «muppets», come i pupazzi della tv”.

La Goldman era in buona compagnia. Altre banche d’investimento chiamavano i clienti «pesci piccoli», «coglioni», «bersagli», «pecore», «tonti», «agnelli», «cuccioli di foca» e dov’è che vanno gli agnelli si chiedeva Wolfe? Al mattatoio.

Lo conferma anche un libro uscito negli Stati Uniti qualche mese fa scritto da un ex banchiere della Goldman Sachs. In “Why I left Goldman Sachs” Smith scrive di essersene andato dopo dodici anni perché non sopportava più di «vedere gente senza scrupoli che imbroglia i propri clienti». La fibra morale dell’azienda si è persa da un pezzo e la banca d’affari è interessata esclusivamente a fare profitti. E per raggiungere questo scopo la banca secondo Smith rifila ai propri clienti i titoli che nell’ambito del “proprietary trading” ovvero della negoziazione di titoli in conto proprio sta vendendo. La seconda fonte di business secondo le accuse di Smith è piazzare ai propri clienti i prodotti su cui la Goldman ha i margini maggiori. L’obiettivo della banca non è secondo l’ex banchiere far guadagnare i clienti ma come spillargli più soldi possibili.

A queste accuse la banca ha risposto che Smith era solo un impiegato di secondo livello che non è riuscito a ottenere una promozione. Non siamo lupi insomma ha risposto la Goldman. Certo né lupi ma sicuramente non agnelli. C’è una storiella che circola a Wall Street. Due lupi e un agnello stanno decidendo cosa mangeranno per cena. Secondo voi come finisce?

Mettetevi comodi il film sta per iniziare…

Sediamoci e guardiamoci un bel film che ci racconta chi è la Goldman Sachs. Nel 2009 a un anno dalla più grande crisi finanziaria mondiale dai tempi del ‘29, esce il film di Michael Moore “Capitalism: a love story”. Un film che parla della finanza degli ultimi trent’anni con il ritmo di un film d’azione e un linguaggio comprensibile a tutti.

Tra i protagonisti del film Henry Paulson, Ministro del Tesoro del Governo americano dal 2006 al 2009. Lo stesso uomo che da Presidente e Amministratore Delegato della Goldman Sachs dal 1999 al 2006 ha visto la visto la banca d’affari strutturare diversi prodotti derivati aventi come sottostante i mutui subprime, viene chiamato dal Presidente Bush a occuparsi delle finanze del paese.

La casa è la vostra banca

La Goldman Sachs nel 2012 ha patteggiato con la Sec una multa di 550 milioni di dollari per aver creato e venduto prodotti che puntavano sul crollo dei mutui subprime. Questi mutui hanno contribuito a far perdere la casa a milioni di americani che possedevano la propria abitazione da generazioni. Tutto è iniziato quando l’allora Presidente della Banca centrale americana, Alan Greenspan nel 2011 ha iniziato a invitare gli americani che possedevano una casa a rifinanziarsi, quindi a indebitarsi dando la casa in garanzia. Molte agenzie specializzate nell’erogazione di mutui, come la Countrywide, di cui il film di Moore fa vedere una pubblicità emblematica, invitavano americani con basso merito di credito a chiedere un prestito dando in garanzia la propria casa.

Allettati da tassi di interesse bassissimi (all’inizio) molti cittadini aderirono anche a causa di salari stagnanti e di lavori sempre più precari. Le rate iniziali di questi mutui erano davvero basse ma poi iniziavano a crescere. Erano prestiti a tasso variabile: nel contratto di mutuo era tutto scritto ma a caratteri piccolissimi. Così da una rata iniziale di 1700 dollari al mese una famiglia poteva ritrovarsi a pagare 2700 dollari finendo in bancarotta. E vedendosi pignorare la casa che era posta a garanzia del prestito. A quel punto la casa diventava della banca. E molte case a causa dei rifinanziamenti passarono di mano da cittadini a basso reddito agli istituti di credito.

Arrivano gli avvoltoi?

Su questi pignoramenti immobiliari speculavano agenzie immobiliari specializzate nell’accaparrarsi più case possibili a prezzi stracciati. Uno dei loro agenti (che lavorava per l’omonima agenzia “Condo Vultures”) si definiva proprio un avvoltoio che si gettava sulla carcassa (la casa) per spolpare quello che era rimasto (dopo che ci aveva mangiato sopra il predatore più forte ovvero la banca). Così a furia di pignoramenti e acquisti di case per quattro soldi il mercato immobiliare Usa è crollato, altri americani sono finiti in bancarotta perché la loro casa che garantiva il prestito non valeva più come prima e la miriade di prodotti finanziari derivati aventi come sottostante le case sono crollati in Borsa.

Come ti impacchetto gli scarti con un bel fiocco

A impacchettare questi crediti sempre più scadenti ma etichettati come affidabilissimi dalle agenzie di rating erano le stesse merchant bank di Wall Street capitanate dalla Goldman Sachs che è stata attivissima in questo settore per tutto il periodo in cui Henry Paulson, futuro Ministro del Tesoro Usa, ne è stato l’Amministratore Delegato.

Il business (del resto è o non è una “banca d’affari”) era molto lucroso: debiti sempre più scadenti venivano messi insieme e trasformati in obbligazioni tripla A (grazie al sigillo delle agenzie di rating) e rivendute sul mercato a un prezzo molto più alto del loro valore intrinseco. Tra il 2001 e il 2007 la Goldman ha venduto sul mercato 135 miliardi di dollari di titoli garantiti da mutui. Finchè nel 2007 la Goldman Sachs ha iniziato a scommettere contro lo stesso business che aveva creato attraverso dei prodotti derivati, come Abacus 2007-AC1 che hanno permesso alla banca e ad alcuni selezionati clienti, come il gestore di hedge Fund John Paulson, di guadagnare sul crollo del mercato immobiliare. I profitti per i clienti più fortunati della banca e per l’istituto stesso non sono mai stati così alti. Per altri clienti mai così bassi perché sul mercato immobiliare grazie agli stessi prodotti vendutagli da Goldman Sachs erano al rialzo.

Non il gestore dell’hedge fund John Paulson che invece puntava nel 2007 insieme alla Banca sul crollo del settore e ha guadagnato circa 3,7 miliardi di dollari grazie a questo prodotto mentre la Goldman ha avuto sia nel 2006 (9,5 miliardi di dollari) sia nel 2007 utili record.

La “Government Sachs”

Nel film Moore spiega come l’impresa più profittevole di Wall Street ha condizionato pesantemente a partire dalla Presidenza Clinton tutta la politica americana piazzando i suoi uomini al governo. Come Robert Rubin che nel 2004 ha fatto varare una normativa che consentisse alle banche di prendersi enormemente più rischi eliminando il tetto (12 a 1) che ci doveva essere tra gli impieghi e il capitale proprio e dando alle stesse banche la possibilità di calcolare con i propri modelli il rischio che potevano assumersi. Questo ha reso le merchant bank americane estremamente profittevoli (Goldman Sachs, Bear Stearns, Merrill Lynch, Lehman Brothers e Morgan Stanley) ma dei giganti con i piedi di argilla. Rischi enormi (anche 40 volte il capitale proprio e non che le banche europee siano messe meglio) ma pochi mezzi da utilizzare in caso di perdite.

Perdite? Ci pensa lo zio Hank

Tanto che quando la crisi finanziaria ha travolto Wall Street nel 2007-2008 e provocato il fallimento di una di loro (Lehman Brothers) il Ministro del Tesoro, Hank Paulson, ex Amministratore Delegato della Goldman Sachs, ha messo spalle al muro il Congresso degli Stati Uniti D’America per un piano di salvataggio delle banche Usa da 700 milioni di dollari (poi lievitati a cifre oltre 10 volte superiori). Tutti soldi che sono stati sottratti ai cittadini americani, già depredati della casa, dei propri risparmi, del lavoro e delle pensioni. Illuminanti nel film di Moore gli interventi al Congresso americano di molti deputati assolutamente contrari a salvare il sistema e “il colpo di stato” che secondo alcuni politici americani è stato fatto in barba ai desideri dei contribuenti.

Da vedere più volte nel film anche la scena del discorso del Presidente Bush alla nazione per far approvare questo piano “Senza un intervento immediato potrebbe scatenarsi il panico. Le banche anche della vostra comunità potrebbero fallire. Il valore della vostra casa potrebbe crollare. I pignoramenti aumenterebbero vertiginosamente. E se avete un’attività commerciale o un’azienda agricola anche se siete ottimi pagatori avreste più difficoltà a ottenere credito. Altre attività finirebbero col chiudere e milioni di americani si troverebbero senza lavoro”.

Il piano per salvare le banche fu approvato grazie all’appoggio dei deputati democratici che hanno sostenuto un presidente repubblicano “per il bene della causa”. Ma nel frattempo come spiega molto bene nel film tra i contenuti Extra l’intervista a Elisabeth Warren, docente di diritto commerciale a Harvard, niente ci assicura che una nuova crisi finanziaria mondiale non possa accadere. Né che le banche si continuino a prendere molti più rischi di quelli che dovrebbero. Come accaduto in Italia con il caso Mps pagato con soldi pubblici. Per questo il film di Moore è ancora molto attuale. E merita di essere visto. Per farsi un’idea, condividerne le idee e l’analisi ma anche contestarlo.

 

 

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI