Ora nel dopo Marchionne tocca a John Elkann riscrivere il futuro

La storia racconta che Giovanni Agnelli si insediò alla Fiat dopo le dimissioni dell’ultraottantenne Vittorio Valletta all’età di 45 anni, alle spalle di una lunghissima e scapestrata giovinezza.

John Elkann, 42 anni, primogenito di Margherita Agnelli e del suo primo marito lo scrittore Alain Elkann, non ha avuto una giovinezza dorata e un po’ dissoluta come quella del nonno playboy. Giovanissimo è diventato il capofamiglia e il timoniere di una famiglia non poco incasinata e litigiosa, entrando in numerosi consigli di amministrazione delle società del gruppo Agnelli fino al 2010 da quando è diventato presidente di Fiat e poi di Exor, la holding quotata della famiglia.

L’improvvisa e tragica uscita di scena di Sergio Marchionne per gravissimi motivi di salute (in condizioni irreversibili e ricoverato all’ospedale universitario di Zurigo) ovvero del top manager di casa Agnelli che ha trasformato una zucca in una carrozza d’oro più che decuplicandone il valore, non è un colpo facile da sopportare.
Quando era stato nominato Marchionne proveniva da una società svizzera del gruppo Agnelli (SGS) e aveva il curriculum di un bravissimo e geniale controller. Il New York Times disse all’epoca che quella nomina era quella di «un leader improbabile per il comparto».

Nonostante non fosse un “car guy” Marchionne ha compiuto il miracolo non solo di salvare Fiat, ma di farla diventare una società redditizia e senza debiti e con una capitalizzazione borsistica più che decuplicata e alcuni marchi come Jeep che sono fra i più forti ora di tutto il settore mondiale.

Nel 2009 il marchio Jeep valeva poco più di 300.000 auto all’anno e il presidente Obama lo metteva in mano insieme alla Chrysler alla Fiat di Marchionne per evitare che l’industria Usa vedesse collassare un marchio storico tentando la strada della riconversione su motori più “puliti” come quelli della Fiat 500; oggi solo Jeep vale più di 2 milioni di auto all’anno e i motori “ecologici” sotto il cofano dei Suv e delle berline Chrysler sembrano, visti col senno del poi, una totale supercazzola.

La nomina ad amministratore delegato di Fiat Chrysler di Mike Manley, il manager a capo proprio di Jeep, è quindi più che giusta anche perché Exor sotto la guida di John Elkann ha da tempo tracciato la rotta. Se una volta il gruppo Agnelli significava Fiat, automobili e Italia ( “Ciò che va bene alla Fiat va bene all’Italia” era uno dei motti dell’Avvocato) con John Elkann i confini sono saltati nel segno della diversificazione geopolitica e del business.

Troppo rischioso essere solo concentrati solo sull’auto e sull’Italia e Exor, la cassaforte degli Agnelli, è oggi un cocktail basato su 34% automobili (Fiat Chrysler), 26% settore assicurativo e riassicurativo (Partner Re), 20% lusso con Ferrari, 15% camion e trattori con CNH e una spruzzata di editoria e calcio (The Economist e Juventus F.C.).

Il peso dell’Italia nel portafoglio investimenti è stato ultra ridotto e nell’era della concorrenza globale non è stato certo solo John Elkann a seguire questa strada quasi obbligata e certe polemiche su Sergio Marchionne colpevole secondo alcuni di aver contribuito allo smantellamento industriale del Paese e della “classe operaia” sono fuori luogo. Basti ricordare che ancora negli anni ’80 il 60% delle auto vendute in Italia erano fabbricate da produttori italiani (Fiat, Lancia, Alfa Romeo) mentre dal 2000 siamo passati alla metà come quota di mercato.

Prendere il posto di Sergio Marchionne non sarà semplice, perché “il manager con il maglione scuro” era un fenomeno nelle relazioni e nelle trattative come nei conti e nella finanza e ha saputo servire gli Agnelli in modo eccezionale riuscendo nel miracolo di fare le nozze con i fichi secchi grazie alla creatività, alla dedizione e alla fortuna che aiuta sempre.

Il nuovo sostituto di Marchionne, l’inglese Mike Manley, è uomo di automobili ed è questo sicuramente il campo dove inizia ora la vera sfida e dove FCA è particolarmente indietro visto che a esclusione di Jeep che sembra avere una rotta ben tracciata, programmi di investimento e un “family feeling” su tutti gli altri brand (da Fiat ad Alfa Romeo, da Chrysler a Maserati) la strada appare in salita considerate anche le sfide impegnative del settore (dall’auto elettrica a quella a guida assistita).

Sergio Marchionne è riuscito in questi anni grazie ai numeri impressionanti di Jeep e del mercato nord americano a coprire i buchi di tutti i piani industriali annunciati ma il futuro non è detto che sarà sempre così benigno soprattutto ora che sul mondo dell’automobile la guerra dei dazi rischia di creare casini e blocchi degli investimenti.

L’ipotesi di accordi e aggregazioni di FCA (che nel futuro sarà forse meglio chiamare Jeep) ritorna quindi di attualità se il disegno di John Elkann sarà quello di diversificare ulteriormente il portafoglio investimenti di Exor e ridurre il rischio e il suo ruolo sembra destinato ad aumentare significativamente di peso nella finanza europea e mondiale come avvenne nel dopo Valletta per il nonno Gianni. Ai manager nominati questo fine settimana non gli si può chiedere di essere dei “fenomeni” come Sergio Marchionne e senza questa figura nel consiglio di amministrazione (che sarebbe stata certamente “ingombrante” per i nuovi manager che fossero stati nominati al suo posto se questa disgrazia non fosse accaduta) il destino del gruppo FCA diventa di nuovo una sfida seppure non del genere “vivi o morti” come nel 2004 quando Marchionne venne chiamato a fare l’ad di Fiat.

C’è il mercato asiatico e soprattutto quello cinese dove bisogna puntare magari con aggregazioni, ci sono sfide tecnologiche importanti da superare con investimenti significativi e ci sono forse scelte anche dolorose da fare.

Il gruppo FCA come Ferrari (che resterà al centro della galassia Exor) presenteranno in questi giorni i conti e tutti i riflettori saranno puntati sui nuovi ad come Mike Manley, il successore di Sergio Marchionne, Suzanne Heywood in CNH e Louis Camilleri in Ferrari.
Ma il ruolo di John Elkann, azionista di maggioranza del gruppo, non è mai stato così importante per il futuro del gruppo e le scelte strategiche da compiere.

Anche di questo ho parlato questa mattina durante il collegamento con la trasmissione “Caffè Affari” su Class CNBC (canale Sky 507) condotta da Ludovica Brignola insieme alle semestrali in uscita di Luxottica, Saipem e Telecom Italia.

Clicca sull’immagine sotto per il video della trasmissione di oggi.

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