MARCHIONNE SCORPORA LA FERRARI DALLA FCA, RENZI INVECE CHE CONIGLIO TIRERA’ FUORI DAL CILINDRO?

 

Ho appreso la settimana scorsa della notizia dello scorporo della Ferrari dalla vecchia Fiat, ora FCA, con un misto di sentimenti contrastanti.

Stupore per i tempi dell’annuncio, ma allo stesso tempo una notizia quasi scontata e che prevedevo nella logica delle cose visto che questo evento lo avevo messo in conto e in un report dedicato proprio alla Fiat (vedi qui il collegamento allo Special Report che avevamo pubblicato oltre 1 anno fa) avevo consigliato oltre un anno fa questo titolo (quando valeva poco sopra di 5,5 euro) e i suoi bond proprio perchè consideravo questa ipotesi non peregrina.

Confesso che non giocherei mai con Marchionne al tavolo di poker: in fatto di bluff è un campione.

Solo qualche settimana fa ai giornalisti che gli chiedevano, in un’occasione ufficiale dopo l’ultima assemblea della Fiat e la defenestrazione di “bellicapelli” Luca Cordero di Montezemolo, se era all’ordine del giorno la quotazione della Ferrari o un aumento di capitale del gruppo ex torinese, l’uomo col maglioncino (nei casino’  dei vecchi tempi gli avrebbero però imposto di indossare la cravatta) aveva smentito decisamente (quasi offeso) tutte queste ipotesi.

Poi avevamo appreso che il giorno della prima quotazione a Wall Street Sergio aveva acquistato un bel pacco di azioni. Mossa propagandistica avevamo pensato in tanti. Con tutte le azioni che ha già più le stock option dal valore di centinaia di milioni di euro, che cribbio di bisogno c’era che si comprasse altre azioni di FCA, ex Fiat?
Sergio aveva questa volta invece veramente la dritta. E ha fatto fessi tutti o quasi.

E fra i fessi mi ci metto anch’io che avevo capito che la quotazione di Ferrari era nell’ordine delle cose ma pensavo che sarebbe arrivata almeno il prossimo anno.

ferrari

Sergio e il bimboagnellinolupo John Elkann hanno invece deciso di giocare il fil rouge (come ai tempi di Giochi senza Frontiere) in occasione della prima presentazione dei conti della nuova FCA.
Conti in verità deludenti e che mostrano soprattutto di preoccupante un incremento dell’indebitamento superiore alle attese e di quasi 1 miliardo di euro.

11 miliardi di debito è tanta roba per una società che ne capitalizzava prima dell’annuncio poco di più e ha una redditività non esaltante, condizionata soprattutto dall’andamento in frenata in Sudamerica e bruttarello in Europa.

Se avesse comunicato solo questi dati il mercato avrebbe punito pesantemente il gruppo FCA, ma Sergio aveva preparato da tempo la contromossa per stupire tutti e ribaltare il tavolo: la quotazione della Ferrari.

Un marchio numero 1 al mondo di una società mito che può valere dai 5 miliardi di euro (c’è chi persino dice 10) in su visto che non ha praticamente confronti. Per il secondo anno consecutivo Brand Finance ha eletto Ferrari il marchio più potente del mondo. Come brand Ferrari vale più di Google, più di Apple, più di Coca Cola. Se riescono a vendere come merchandising un portachiavi a 20 euro solo perché c’è il cavallino rampante ufficiale chissà le azioni come le possono valutare.

 

Viviamo tempi straordinari

Ferrari è il vero e grande tesoro custodito dagli Agnelli in Fiat da diversi lustri, ma da usare all’uopo solo in caso di emergenza o per ragioni straordinarie. Evidentemente Marchionne ha convinto i giovani Agnelli che il momento è arrivato e li ha persuasi a schiacciare il bottone rosso.

Ne ha certo tutta la convenienza visto che fra qualche anno, quando uscirà dal gruppo, ha tutto l’interesse che il suo pacchetto azionario abbia il massimo valore per poterlo liquidare in tutto o in parte.

 

Marchionne? Tante chiacchiere e…finanza

Ho sempre letto con grande attenzione e passione le analisi di Riccardo Ruggeri, ex operaio e top manager Fiat arrivato ai vertici della New Holland e nelle stanze dei bottoni degli Agnelli senior, che ha sempre ben inquadrato il personaggio Sergio Marchione- Che per dirla con Ruggeri non è “un car guy” ma un uomo abilissimo nella finanza e questo è probabilmente il suo ultimo “capolavoro”.

I piani industriali presentati uno dietro l’altro in questi anni senza che siano stati rispettati, il progetto di Fabbrica Italia e i tanti annunci non seguiti da fatti, fanno comprendere il “giocatore” Marchionne.

Che ha sicuramente diversi meriti (soprattutto per la famiglia Agnelli) considerato che ha preso in mano una società in stato quasi pre-fallimentare e con 2 o 3 colpi da maestro stile Gordon Gekko e tanta fortuna (come portarsi a casa Chrysler a zero cent poco prima che ripartisse alla grande il mercato automobilistico Usa con i soldi dei contribuenti Usa) ha fatto il “big business”. E vi è certo in tutto questo anche bravura perchè la fortuna, dicevano i latini, aiuta gli audaci.
Chapeau. Dal punto di vista finanziario. Ha sfilato la Ferrari dalla Fiat per darla direttamente agli Agnelli tramite Exor ed è nell’ordine delle cose che fra qualche tempo in FCA entri qualche azionista a prendere il testimone dagli Agnelli come azionisti di maggioranza che potranno così diluire la quota.

Pensieri paralleli. E se Matteo Renzi…

matteo-renzi

Ma confesso che quando ho appreso della notizia della quotazione di Ferrari da parte di Marchionne ho avuto un pensiero parallelo che è scattato naturale. E riguarda l’Italia e il nostro giovane premier Matteo Renzi che ha alcuni punti in comune con l’uomo col maglioncino come la capacità di stupire con continui annunci in una sarabanda crescente, quasi ipnotica dove fra essere e parere il confine è sempre più labile. E tutto sembra essere sotto controllo e andare sempre meglio a sentire guru alla Matteo o Sergio. Che naturalmente si pigliano come tutti quelli che si assomigliano.

Camminiamo su un ghiaccio sottilissimo

Commentando la lettera della Bce all’Italia Antonio Polito rammentava al Premier che scalpita per avere maggiori spazi di manovra e briglie più sciolte sui conti pubblici per rilanciare la crescita anche aumentando il debito pubblico che “basta un colpo di vento delle Borse, un’entrata che non entra (tipo la lotta all’evasione), o un altro tuffo del Pil, e una scommessa politica può trasformarsi in un azzardo”. Che l’Italia non può permettersi di correre. Perché chiosava Polito nell’articolo “Renzi sta provando a scavare una galleria sotto una montagna di più di duemila miliardi di debiti, per vedere la luce. Ma basta una mossa falsa, e la montagna viene giu’. “

MarchioRenzi

Ecco mi è venuto in automatico pensare a Matteo Renzi e all’Italia dopo la mossa di Sergio Marchionne. Qual è il piano B del nostro premier mi sono chiesto?

Marchionne ha tirato fuori il suo coniglio dal cilindro. Il numero 1 di Fca ha portato la Fiat all’estero e fatto la mossa da 100 punti: quotare la Ferrari. Per far emergere il valore nascosto del suo gruppo, mettere a posto i conti e farne schizzare all’insù il prezzo in Borsa.

E Renzi che farà? Ha anche lui una mossa alla “Ferrari” in serbo per uscire dal pantano nel caso che la situazione dell’Italia dovesse degenerare e non bastasse più la politica degli annunci o questi tramutati in realtà non dovessero bastare a far ripartire il Belpaese?

E qual è la ricchezza “nascosta” degli italiani e dell’Italia? Qual è il tesoro a cui attingere in caso di bisogno estremo per far quadrare i conti costi quel che costi?

Un brivido mi è corso lungo la schiena. E ho pensato alle statistiche internazionali che ci vedono come fra i Paesi dove nonostante tutto la ricchezza privata è fra le più alte al mondo. Ricchezza mobile e immobile.

Nonostante la recessione che morde da cinque anni, l’Italia si conferma, infatti,  sul podio mondiale delle economie più ricche al mondo secondo la classifica dal Credit Suisse nella quinta edizione del Global Wealth Report diffusa qualche settimana fa..

Lo studio mostra che la ricchezza mediana di ogni adulto in Italia si attesta a 142mila dollari a metà dell’anno in corso con un aumento del 9,6% rispetto ai dodici mesi precedenti.

Al primo posto l’Australia con 225mila dollari, poi il Belgio con 173, poi l’Italia con 142 milia dollari.  Altre due paesi europei al quarto e quinto posto, Francia e Gran Bretagna, rispettivamente con 141mila e 131mila dollari.
Tema caro quella della ricchezza privata italiana a chi propone periodicamente l’idea di una “bella” patrimoniale per risolvere i problemi del debito pubblico italiano e (come si dice oggi in modo un po’ paraculo) “redistribuire la ricchezza”.

E che ha spinto anche diversi politici ed economisti tedeschi nel recente passato ad osservare che non c’è bisogno molto di aiutare l’Italia con aiuti, deficit, incrementi del debito o altro. “Gli italiani sono molto più ricchi dei tedeschi: ci pensano da soli a risolvere il problema del debito e della crescita” è la tesi fatta propria anche dalla Bundesbank qualche mese fa che consigliava come prima di fornire aiuti ulteriori a Paesi dell’Unione Europea in caso di gravi difficoltà finanziarie sia necessario prima che questi cerchino di risolvere all’interno i loro problemi con una bella patrimoniale.

bundesbank

Spero che sia stato solo un mio cattivo pensiero. E che nonostante il feeling che corre fra Sergio e Matteo, quest’ultimo non arrivi anche lui alla “mandrakata” finale.

Gli effetti potrebbero essere letali per l’Italia in questo caso. E non solo per le classi medie o agiate. Ma per tutti. Perchè sarebbe una misura straordinaria che varrà solo per qualche tempo mentre il problema dell’Italia è risolvere l’ordinario. Molto più complicato, evidentemente.

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